Il coraggio dei propri pensieri vs leoni da tastiera

C’è una cosa che mi colpisce moltissimo, in questi ultimi anni. Si tratta di due categorie apparentemente opposte ma non so fino a che punto lo siano: coloro che non hanno il coraggio dei propri pensieri (ed eventualmente azioni) e i leoni da tastiera (che sicuramente non hanno il coraggio delle proprie azioni).

Partiamo dai leoni da tastiera, ché è più facile: essi sono coloro che si vantano di potersi esprimere liberamente sempre e comunque, perché siamo in libertà di opinione, e quindi pensano di essere autorizzati ed intoccabili. Magari insultando a destra e a manca, dando della troia ad un personaggio pubblico o ad una persona X qualsiasi. Però poi, se vai a chiedere lumi, diventano piccoli piccoli soprattutto se minacci querele. Poi ci sono quelli che per difendere una vittima, diventano a loro volta leoni da tastiera e vanno a bulleggiare i primi leoni da tastiera. Insomma, è chiaro che i secondi non si curino del fatto che siano beceri esattamente quanto i primi. Se non si fosse capito: odio le gogne pubbliche e il bullismo mediatico cui stiamo assistendo e partecipando sempre più spesso.

Arriviamo alle pecorelle senza il coraggio dei propri pensieri, quelli che conosci e poi spariscono senza motivo o, per lo meno, senza dirtelo. Oppure non dicono le cose, tu non cogli o non ti capaciti e si innescano dei meccanismi di incomprensione. Al di là delle incomprensioni, se poi chiedi lumi rischi di fare la figura della patetica ossessiva o maniaca. In realtà ti piace semplicemente avere chiara la situazione ed eventualmente far arrivare il messaggio “cicci*, abbi il coraggio di dirmi le cose che pensi e eventualmente incassare la mia reazione, di forza o di sofferenza che sia”.

I primi meritano querele. Gli altri meritano di essere costretti ad affacciarsi alla loro vigliaccheria e/o codardia.
I primi li reputo cretini e basta, non mi ci incazzo nemmeno. Li segnalo e via. Gli altri mi fanno arrabbiare, più che deludermi.
Credo nella correttezza e preferirei sempre una verità nuda e cruda ad una bella bugia infiocchettata. Un po’ come strappare il cerotto…

Non mi riferisco solo al virtuale, parlo anche del reale anche se, a volte, pare meno lampante. Pare.

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L’amica ritrovata

Non è che sia comparabile come storia, però è una scusa per buttarvi là due letture che io ho molto amato grazie alla professoressa di inglese del liceo. Una donna particolarissima, introversa, ma dalla cultura immensa. Odiava insegnare grammatica ma le lezioni di letteratura, qualsiasi letteratura, erano cose epiche. Io non avrei cavato un ragno dal buco ma lei, come sviscerava lei i poemi di Wordsworth, Coleridge, i romanzi di Virginia Woolfe, D.H.Lawrence, E.M.Forster… parliamone.
E infine Fred Uhlman con “Reunion”, ovvero “L’amico ritrovato“. E infine Giorgio Bassani con “Il giardino dei Finzi-Contini“. Due romanzi diversi sull’amicizia e sui rapporti giovanili ai tempi delle leggi razziali, in Germania e in Italia a Ferrara, tra ebrei e non ebrei. La riscoperta dell’antica amicizia, dopo decenni di distacco.
Per certi versi, anche in “Camera con vista” (A room with a view) di E.M.Forster ci vedo delle scoperte dell’altro e delle riscoperte di sé interessanti, anche se i temi tracciati dall’autore sono preferibilmente altri.
Prendeteli in considerazione, leggeteli, perché sono scorrevoli, non sono nemmeno “grossi”.

Credo di averne parlato, negli anni, di questa mia SorellAmica. E’ stata una delle primissime persone che ho conosciuto il 3 novembre 1999, quando sono arrivata a Mari&Monti. Le mie coinquiline avevano organizzato una cena con tanti amici e compagni di università (si trattatava, di fatto, di  gruppo cattointegralista noto, ma tralasciamo: c’erano anche altre persone) e fatalità sono arrivata quel giorno. SorellAmica me la sono trovata seduta accanto ed è stata amicizia immediata. E’ stato uno dei rapporti più veri che ho avuto. Di quelli per cui non senti la necessità di nasconderti, ti mostri nuda come sei, senza bisogno di veli. Solo che poi, 12 anni fa (quasi precisi, mese più – mese meno) è successo un patatrac colossale, con un bruttissimo distacco e un mai più vedersi. Ricordo vividamente quelle giornate, il caldo, l’eLicranie, la delusione, l’incredulità, certe frasi… Fu una delle mie più grandi delusioni, orribile.
Dopo anni si rifece viva col cuore in mano, immaginando che non avrei risposto, nemmeno se a distanza. Invece risposi, serenamente, ma assolutamente non pronta a farla rientrare nella mia vita. E’ stata dura, mi è sempre mancata particolarmente, ma certe cose ti segnano nel profondo anche quando hai perdonato, ammesso che ci fosse ancora qualcosa da perdonare, anche quando le riconosci esplicitamente tutto l’affetto che sentivi da lei per te e viceversa. Lei capì.
Un mese fa sono incappata in una sua traccia e le ho lasciato un commentino. Mi ha riconosciuta subito. Ci siamo annusate poco, ci siamo riabbracciate presto. Non sembra nemmeno che siano passati 12 anni. E’ successo di tutto in questi 12 anni, da ambo le parti, ma… non sembra cambiato nulla.
Ho commentato mettendo inconsciamente in conto il fatto che avrebbe potuto non rispondermi. Ma l’ha fatto.
Mamma ha commentato solo con un “era ora” e con un commento che lasciava intuire che le piaceva la nostra amicizia. Mi ha sorpresa, per quel poco che può ricordare di quella persona e di quei tempi e di quella amicizia.

Avevo messo in conto che avrebbe potuto non rispondermi, ma in fondo la medaglietta con la citazione che avevo scelto, me l’avevano regalata lei e la sua mamma. Quella citazione per cui la reciprocità c’è.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amore non permette a chi è veramente amato di non ricambiare.
E’ stato una riscoperta, un ritrovare uno degli abbracci più avvolgenti e semplici che posso avere.
Un cammino da riprendere insieme e costruire insieme. Emozionate, impaurite, desiderose.

Vi racconto una storia: 2 amiche di penna #3

Negli ultimi due post, le prime parti della storia: qui la prima e qui la seconda.

Dicevo, col passare del tempo, com’è, come non è, insomma, ci siamo perse di vista. Ci siamo perse.
Ho provato più volte a scrivere mail all’ultimo indirizzo che avevo ma nulla, non mi tornava indietro nemmeno una pernacchia dal server di posta. Ho provato a mandare biglietti di auguri a casa dei genitori, ma nulla. Ho provato a cercarli tutti sul web, ma non ho trovato alcuna traccia loro.
Col cellulare non aveva senso perché in Germania erano più convenienti gli abbonamenti (erano gestiti diversamente rispetto all’Italia) delle ricaricabili e quindi a scadenza dell’abbonamento, facilmente cambiava operatore e numero. (Voglio sperare che ora non sia più necessario e che abbiano anche loro la portabilità del numero)
In Germania capita frequentemente che le donne assumano il cognome del marito, per cui non avevo speranze, ricordando solo il nome del fidanzato dell’epoca (uguale o simile a suo fratello).

La settimana scorsa mi sono impuntata e ho trovato un sito di catering coi contatti dei dipendenti, tra cui un omonimo di suo fratello. Ci ho provato. Gli ho scritto: era il 14 Febbraio, compleanno della mia amica.

Ieri, 23 febbraio, durante la pausa pranzo vedo una bustina di gmail sul cellulare. Apro e… era lei!!
Mi sono commossa, ero felicissima!!
Sono così stranita: lei ora ha una sua famiglia, ha infatti preso il cognome del marito, vive in un altro quartiere della stessa cittadina e i suoi genitori si sono trasferiti praticamente di fronte a dove abitavo io con la famiglia alla pari.

Sono contenta, non mi par vero… Si risistema un altro pezzettino di me.
Con un po’ di amarezza penso ad un’altra amicizia importante che lei, peraltro, conobbe quando venne qui per il mio compleanno. Persona che mi manca molto ma che non riesco a ripensare nella mia vita completamente. Ma questa è un’altra storia.
Ora sono felice di questo. Tanto felice. Ed entrambe speriamo di restare ancora in contatto.

Vi racconto una storia: 2 amiche di penna #2

La prima puntata sulla mia amicizia di penna con S., potete leggerla nel post precedente.

Siamo a fine anni ’90, continuiamo a scriverci, io rientro in Italia, faccio la maturità, e parto per Mari&Monti all’università.
Subito dopo Pasqua, io rientro a Mari&Monti e S. mi raggiunge per una settimana qui a ridosso del mio compleanno, uno dei peggiori che io ricordi (e meno male che c’era lei con altre due amiche dell’epoca). E’ la primavera del 2000.
Un anno dopo mi informo per fare la ragazza alla pari in Germania: trovo un’agenzia di Duisburg, non lontano da Düsseldorf. La signora mi dice che mi manderà in una famiglia di Francoforte. Poco male: una città nuova da conoscere.
Mi ricontatta per dirmi che nel frattempo la famiglia di Francoforte ha deciso di accogliere come Au-pair la figlia di amici cechi (o slovacchi, o polacchi, non ricordo) ma lei ha già trovato una famiglia per me: nella cittadina in cui si è appena trasferita lei stessa. La stessa città della mia amica S.
Al che scrivo subito ad S. dandole il nome della famiglia e lei scopre che abitano in un altro quartiere della città, per cui sarebbe stato facile incontrarsi.
Nel frattempo S. va in vacanza col moroso ed io parto per la cittadina del Nordrhein-Westfalen (Renania Settentrionale-Vestfalia), la mamma alla pari viene a prendermi con la bimba e arriviamo a casa: io questa zona la conosco. Guardo la cartina e… sorpresa!! Sono a qualche centinaio di metri da dove abita la mia amica!! Allora, anche se lei è ancora in vacanza alle Canarie, io esco a fare un giretto, prendo un pensierino in un negozietto in zona e vado a suonare a casa sua: trovo la sua mamma sorpresa e tutta contenta, e le spiego che la famiglia si è trasferita lì da poco.
Quei 3 mesi li ho passati facendo la ragazza alla pari, chiaramente, al servizio di una famiglia tedesco-statunitense meravigliosa, frequentando un corso intensivo all’università di Düsseldorf mentre nel tempo libero uscivo con la mia amica e i suoi amici, il martedì sera andavo a fare il corso di ginnastica che la mamma teneva alle signore; ogni tanto partecipavo alle feste di compleanni e anniversari della famiglia di S.

Finiti i 3 mesi, con grande dispiacere mio, della famiglia Au-pair, di S. e della sua famiglia, sono rientrata in Italia.
Abbiamo continuato a sentirci via mail, visto che nel frattempo la tecnologia era evoluta, ma chissà come, chissà quando, chissà perché, abbiamo perso i contatti. E ci siamo perse.
Era circa il 2002-2003, suppongo.

Anche per questa puntata, è tutto. Alla prossima per la conclusione, forse…

Vi racconto una storia: 2 amiche di penna #1

Al liceo mi era stato dato, da un’insegnante di inglese in pensione, un volantino di un’associazione che metteva in contatto ragazzi da tutto il mondo. Il nome non lo ricordo più, ma il volantino lo ricordo piuttosto bene.
Io mandai la mia adesione specificando le lingue che parlavo: ricevetti il contatto di un’altra persona ma non ho ricordi in merito, nel frattempo mi arrivò una lettera da S., una mia coetanea di vicino Düsseldorf, che mi scriveva in tedesco qualcosa tipo “ho letto dalla tua scheda che parli tedesco, per cui provo a scriverti nella mia lingua, altrimenti passeremo volentieri all’inglese”.
Era più o meno il 1995-6.
Ci scrivevamo regolarmente, ed era una presenza costante.
Nella primavera del 1997 riuscii ad ottenere una borsa di studio della Regione per frequentare il mio 4° anno di liceo in Germania (Heidelberg o Augsburg) o Austria (Vienna). Non chiedetemi perché, forse per la vicinanza a casa (e dire che volevo andarmene da tempo!! Ah, l’adolescenza…), ma scelsi Augsburg. Augusta, tra Monaco di Baviera e Stoccarda.
Ma continuammo a restare in contatto e ci mettemmo d’accordo: durante le mie vacanze autunnali (lei le aveva ad ottobre, mentre io più o meno per i Santi) non sarei tornata a casa ma sarei andata a trovarla.
Il viaggio è stato divertente perché mi è partito l’intercity sotto al naso per cui ho provato ad avvertire sia da Augsburg sia da Mannheim (era il mio punto di cambio) tramite qualche cabina telefonica.
Ad ogni modo, S. aveva lezione quella settimana, ed io potei partecipare ma non solo: durante la lezione di geografia mi ritrovai a parlare della mia regione, turisticamente molto frequentata dai tedeschi. Il professore mi regalò anche un atlante che tuttora tengo a casa di mamma.
Il papà di S. un giorno prese ferie e mi portò a Düsseldorf, per mostrarmi la città e farmi salire sul Rheinturm (Torre del Reno) detto anche Fernsehturm (ovvero torre della televisione) alto 6-700 m, da cui si può osservare tutta la città a 360° e ha, sulla sua parete esterna, l’orologio digitale più grande al mondo.
Lei, invece, venne a Pasqua 1998, quando anch’io ero rientrata in Italia: in quei giorni c’era tanta neve e la portammo in giro per i passi dolomitici; la coinvolgemmo in appassionanti partite di Uno e simili con mia sorella ancora piccola, anche per farle sentire alcune paroline tedesche dal vivo e non solo studiate a scuola.
Continuavamo a sentirci via lettera, anche successivamente.

Ma il post è lungo e quindi termina qui la prima parte.