Ma no, di nuovo voi, no!

Parlando con la mia socia di traduzioni, mi è venuta in mente una piccola perla del liceo.
Io ho frequentato un liceo sperimentale ad indirizzo linguistico, con alcune materie scientifiche solo al primo biennio.
Tra cui fisica.

Il primo anno, a settembre, entra una professoressa, inizia a spiegarci le esponenze o qualcosa del genere e ci dice che sarebbe rimasta un mese solo, poi sarebbe arrivat* il o la supplente annuale.

E così è stato: arriva un professore che non era bello ma a noi affascinava un sacco per come spiegava (sì, eravamo tutte ragazze). Cosa poi ci capissimo, è tutt’altra storia: nonostante tutto l’impegno che davvero ci mettevamo, non riuscivamo a cavare un ragno dal buco.
Tanto che il professore, nonostante tutta la sua pazienza e chiarezza, c’aveva quasi rinunciato.

Settembre del secondo anno, vediamo rientrare la stessa professoressa dell’anno prima che, davanti alle nostre facce deluse (speravamo sempre nell’altro prof), ci rincuora subito dicendo che sarebbe rimasta solo un mese e poi sarebbe arrivat* il o la supplente annuale.
Ovviamente iniziammo a pregare che arrivasse sempre il prof suddetto.

E così è stato (bis): un giorno si apre la porta della classe ed eccolo spuntare.
Con faccia funerea ci comunica qualcosa del tipo: “Io ho pregato tutta l’estate, ho cercato di corrompere la Sovrintendenza intera ma niente, anche quest’anno mi è ricapitata la vostra classe.”

L’abbiamo riamato subito. E pace se, di tutto il libro, siamo rimaste sempre ai calcoli esponenziali o poco oltre e se avremmo si è no sfogliato una 70ina di pagine in tutto.

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I carabinieri a scuola.

Nel precedente post, quello sulla Guardia di Finanza a casa, Mafalda Funambola mi ha fatta ricordare un episodio che risale ai primi mesi di liceo.

Durante l’estate tra terza media e primo anno di liceo (quasi metà anni ’90) la mia famiglia si è trasferita da una provincia ad un’altra, dalla cittadina di Perla Termale a Supeimonti. Ovvero dalla mia città natale al paese dei miei nonni materni.
Ho iniziato a frequentare il liceo della Vallata, dislocato all’epoca su più edifici all’interno del paese vicino a Supeimonti. La mia classe era nella sede distaccata (eravamo la prima classe entrando: un giro d’aria che non vi dico, un freddo cane, roba da tenersi su anche la giacca, in alcuni giorni invernali), mentre Segreteria e Presidenza (oltre ad altre classi) erano in un palazzo storico molto bello e dai soffitti bassi.

Capita che un giorno di -credo- ottobre arrivi un bidello dalla sede centrale a prelevarmi in classe: “Perennemente, il Preside vuole vederti. Vestiti ché andiamo.” Sguardo ad occhi e bocca spalancati di tutta la classe: avevamo appena cominciato l’anno scolastico, io ero nuova della Vallata, che mai poteva essere successo?
Arrivata davanti all’ufficio del preside, trovo Paolino, quello che è poi diventato il mio bidello preferito (era davvero carino, un signore di mezza età, con una disabilità motoria, ma di grande simpatia), che serioso mi fa: “Perennemente, si può sapere cos’hai combinato? Sono venuti due Carabinieri in divisa a cercarti”
Occielo! Vabbè che sono figlia di militare ma non dell’Arma dei Carabinieri!!
Al che mi sorride facendomi capire che stava scherzando e mi fa entrare.
Il Preside mi fa accomodare e poi mi fa un discorso che era contento e onorato di consegnarmi un premio.
Premio?? Che premio?? Ah, sì, in terza media le classi avevano partecipato ad un concorso sull’Arma dei Carabinieri ed il mio tema era risultato terzo a pari merito -fatalità- con un altro compagno di una classe parallela. Non abitando più a Perla Termale (peraltro non sapevo nemmeno di aver vinto qualcosa…), il presidio locale aveva spedito tutto alla caserma dei Carabinieri del paese del liceo e da lì sono venuti due Carabinieri in divisa a consegnare il premio e la lettera d’accompagnamento.

Da lì Paolino mi chiedeva sempre cosa combinassi e se dovesse aspettarsi di nuovo i Carabinieri, visto che ero piuttosto attiva nella vita extrascolastica: e per le gare sportive, tornei di calcio femminile, giornalino scolastico, rappresentanze studentesche… Insomma, era facile vedermi sfrecciare per i corridoi della scuola (soprattutto dall’anno dopo, quando ci hanno spostati tutti nel nuovo edificio – oh, c’avevamo i pulsanti elettrici per tirar su e giù le tapparelle!!).

La “nuova” maturità, alias l’esame di Stato

La cosiddettà “nuova” maturità nacque ufficialmente a fine anni ’90, con il suo primo vagito a giugno 1999, quando prese anche il nome di “esame di Stato”, se non ricordo male.
La mia esperienza fu particolare perché venne inaugurata proprio dal mio anno e leggendo questo articolo sul tgcom-ico, mi tornano alla mente alcune considerazioni sia di quel tempo, sia di quello che sta succedendo attualmente.
Preciso: io non so se fosse meglio la “vecchia” maturità, posso solo esprimere le mie riflessioni ed opinioni in merito a questa, e mi chiedo se non sia il caso di ripensarla e migliorarla. Certo, non è facile arrivare alla perfezione, ma di sicuro c’è da lavorarci su.

Partiamo dal presupposto che noi siamo stati giudicati solo sull’ultimo anno e quindi i punti di presentazione agli esami erano affidati calcolando i voti di quinta liceo e forse i prof avevano più margini di ‘manipolazione’, per così dire, delle scelte: infatti, per quello che riguarda la nostra classe, tennero in considerazione anche il percorso personale di ciascuna di noi (la classe era completamente femminile, per la parte di linguistico, mentre la parte dello scientifico era quasi metà/metà) e facendo le differenze. Infatti, con una mia compagna in particolare avevo voti affini, soprattutto lei aveva un percorso più coerente e meno discontinuo del mio e infatti ricevette 1 o 2 punti in più di presentazione. Per cui, per la parte di punti di accesso, i nostri prof sono stati piuttosto corretti, nulla da eccepire. Anzi.

La nostra commissione, c’è andata di lusso, era composta dai prof. interni di tedesco, inglese, francese (ergo le materie portanti per il nostro indirizzo) e educazione fisica. Come esterni avevamo italiano, matematica, storia&filosofia, più il presidente di commissione che era di fatto di italiano.
Per quanto riguarda le prove scritte:
La prima era di italiano, poco da dire. Gran parte della classe ha scelto quello di letteratura (I fiumi – by Giuseppe Ungaretti), per cui la prof di italiano era ben felice di leggere qualcosa di diverso con il mio tema e quello di un’altra compagna (vi pare che vado a fare un tema su Ungaretti?? Io?? Mappeffavoore.). La compagna è quella cui hanno dato qualche punto in più che a me pre-esami, solo che -visto che non avevamo fatto grandi prove di preparazione ai saggi, con la nostra prof di italiano- lei è andata fuori tema ed è stata penalizzata. Un vero peccato. A me invece è andata di stralusso, tanto che quando ho visto 14punti scritti sopra, ho restituito il tema segnalando che forse aveva sbagliato persona. E invece no, anzi. Avrei voluto portare quel tema alla prof di italiano di classe che si era rifiutata di farmi l’ultima interrogazione per farmi prendere un 7 pieno, invece mi ha voluta presentare col 6 alla maturità, solo perché il primo quadrimestre ero insufficiente: vorrei vedervi dopo un anno all’estero se qualche errore scritto e qualche difficoltà orale non vi scappa… Senza contare che nonostante io implorassi – dall’estero e fin da febbraio – i programmi di italiano da studiarmi per gli esami di recupero che mi avrebbero fatto a settembre, ogni volta mi rispondeva “ma sì, è presto”, per darmi il suo programma solo a fine luglio, rientrata in Italia e in partenza per la Francia per poter recuperare al volo un anno di francese. Quindi di fatto ho avuto un mese solo per recuperare un anno intero di tutte le materie che mi richiedevano (italiano ovviamente, matematica perché in Germania erano troppo avanti e non potevo seguire, filosofia, francese perché mi avevano inserita in una classe che studiava spagnolo. Latino no perché lo facevo in Germania).
La seconda prova era quella di indirizzo, nel nostro caso c’erano dei testi in varie lingue: noi dovevamo scegliere innanzitutto la lingua e solo dopo ci avrebbero dato i testi. Non serve dire che lingua ho scelto, ma è pittoresco segnalare che la prof. si è quasi offesa perché invece di un testo su o di Bertolt Brecht (onestamente, c’aveva fracassato le balle tutto l’anno con quell’autore, soprattutto una nostra compagna – senza contare che l’anno che ho frequentato in Germania era il centenario della nascita di BB proprio in quella città… Negli altoparlanti della scuola, in tutte le classi, lessero un brano di BB), ho preferito fare quello sulla storia dei fazzoletti Tempo e la Procter&Gamble… Morale della favola? Mi beccai 12 o 13 punti. Ci rimasi malissimo.
La terza prova invece raggruppava (mi pare) 3 domande aperte per ciascuna delle 4 materie ed io so per certo di averne sbagliata una e saltata un’altra. Eppure non sono stati severissimi. Non ricordo il punteggio, ma credo ricordo che fosse sufficiente (per fortuna).

Successe quindi che la mia compagna negli scritti prese un punteggio inferiore a me e ci presentammo agli orari con un punteggio complessivamente uguale. Successe che la compagna tartassata su Bertolt Brecht durante l’anno, diligente, preparata, studiosa per tutti e 5 gli anni, abbia incomprensibilmente sbagliato tutti gli scritti.
Gli orali li abbiamo fatti bene tutte, e nel caso mio e della mia compagna dal punteggio uguale, la commissione decise di sottolineare una piccola differenza, dandole un punteggio finale di maturità superiore al mio di due punti. Lo trovai corretto.
Invece l’altra compagna, quella di Bertolt Brecht per intenderci, è uscita col minimo sindacale. Nonostante avesse una media discreta, 7-8 per tutti e 5 gli anni di scuola.

Ma qui mi viene da fare un’altra considerazione: perché per noi in Italia una buona media scolastica è 7-8 mentre in Germania vedevo che i miei compagni ed io riuscivamo a prendere anche 2 o addirittura 1 (il massimo) con impegno e studio? Ho sempre notato come in Italia non siamo messi nella condizione di prendere voti ottimali perché “per un compito così, più di 8 non do”. Diamine, calibra il compito su ciò che è stato fatto, in modo tale che gli studenti possano prendere anche voti alti! Ma siamo il paese delle banane e delle cose approssimative in tutto, anche in questo.

La risposta, a mio avviso, è molto semplice: in Germania il sistema scolastico è (o perlomeno era) a ciclo unico e i programmi erano in divenire, con qualche approfondimento su temi specifici. Ma non si faceva tre volte ogni programma in fretta… Che necessità c’è di fare 3 volte in fretta la storia dei Greci e dei Romani? Facciamola una volta ma fatta bene.

Forse, così, la gente sarebbe un po’ più e meglio preparata, avrebbe meno pressione, studierebbe meglio ma avrebbe anche un po’ più di tempo libero.

Ma siamo in Italia.

Problemoni su Fb: siamo alla quinta elementare, non a teoremi di fisica quantistica

Leggete questo, io non ho la forza di commentare: è roba di QUINTA ELEMENTARE. E ci stupiamo che la gente non sa scrivere in italiano.
Cliccate l’immagine per arrivare al testo originale.

Il problema matematico che fa impazzire Facebook – di Marta Serafini (dal Corriere Online)

Io resto di sasso.
(e per quinta elementare, intendo proprio il programma di quinta elementare, primo quadrimestre)

La mia prof di inglese.

Come promesso, vi racconto della mia prof di inglese, donna coltissima ed introversissima, non severa né rigida ma stretta di voti e sprecata lì.
Il liceo che ho frequentato era un liceo con più indirizzi ed, in alcuni casi, a seconda delle annate e del numero degli studenti, anche con classi miste.
Io ho scelto l’indirizzo linguistico e il primo anno di inglese avevo un supplente giovane ed anche propositivo. Secondo me, con l’esperienza, potrebbe esser diventato un bravo professore.
Ad ogni modo, il secondo anno ci ritrovammo quella che sarebbe rimasta per gli altri quattro anni: LadyOxford.
Chiamiamola così, perché mi pare di ricordare che lei, dall’Emilia-Romagna, abbia iniziato l’università a Venezia e abbia continuato e forse pure terminato gli studi ad Oxford.
Questa informazione mi è stata data da una signora della Valle di Supeimonti che, fatalità, era sua compagna di corso. Presso questa signora ho fatto la baby-sitter ai figli per qualche estate di fila: gran bella esperienza, ma sto divagando.
Dicevamo, LadyOxford era giovane, presumo fosse sulla quarantina (appena superata, direi, ma non ne sono sicura) quando arrivò in classe da noi. E la sua fama la precedeva, un po’ per le voci che circolavano su di lei in giro per la scuola e un po’ per quello che mi raccontava una mia amica della classe parallela, lo scientifico. E infine, perché era la ex moglie del cugino del papà di una mia compagna di classe (oddio, mi sono persa ma dovrebbe essere così).
Ovvero, LadyOxford:
bionda dorata tinta, occhi chiari, vestita spesso di nero ed in maniera anonima (maglioncino e pantaloni), camminata pacata ma non lentissima e con le punte verso l’interno, sguardo spesso abbassato anche durante la lezione. Inoltre, parlava a bassa voce; se salutava entrando in classe, si percepiva a malapena; raramente salutava in giro per le scale, era un avvenimento raro.
I suoi voti erano tra i più bassi della scuola, infatti i ragazzi dell’altra classe un giorno andarono dal preside a chiedere spiegazioni sul come fosse possibile che su una classe intera, con molti ragazzi che si impegnavano seriamente nello studio, la sufficienza l’avessero in pochi.
Vi chiederete perché: semplicemente lei non amava fare grammatica, per lei era una sofferenza e i suoi compiti in classe erano piuttosto particolari, come le interrogazioni. Sappiate che nel mio vocabolario di inglese delle superiori dovrebbe ancora esserci un foglio scritto da lei a mano (no, il pc non esisteva per lei) con le frasi da tradurre dall’italiano verso l’inglese e che comprendevano tutta la grammatica fatta. Una delle frasi era qualcosa tipo: “il commissario di polizia non avrebbe affermato che l’arresto era avvenuto in quelle condizioni, se avesse saputo che in realtà il colpevole in realtà non avrebbe potuto essere presente sulla scenda del crimine, risultando presente invece dall’altra parte del globo a fare un’attività per la quale sarebbe servita la sua presenza blablabla”. Sostanzialmente, mi sono inventata una frase lunga e complessa ma pensatela in inglese, è un casino. Il succo era però una cosa simile su polizia, commissario, colpevole, con tante concatenazioni, future in the past, consecutio temporum, e quant’altro possiate immaginarvi.
Il tutto, scritto con una calligrafia inclinata (verso mi pare verso destra) e non sempre facilmente decifrabile.
Insomma, con questa prof, prendere 6 era un evento, 7 un miracolo, 8 ne abbiamo visti forse un paio in 4 anni (su tutta la classe, obviously). Ma, dopo l’intervento del preside, la prof probabilmente si mise un attimo in discussione e/o una mano sulla coscienza ed iniziò ad allargare un pochino (non troppo) la manica.
Infatti, io ricordo solo un mio 6/7 o un 7-, cosa per cui mi sorpresi molto. Ma soprattutto quando dicevi chi fosse la tua prof, tutti ti compativano, riconoscendo che i suoi voti bassi valessero almeno come i voti medi di altri prof. Sarà pure, ma in tutta onestà mi verrebbe da dire che i miei voti erano meritati. E forse era più onesta lei che non altri prof che comunque più di un tot non davano. Almeno lei ci faceva compiti difficili, tutto sommato. Gli altri si nascondevano dietro scuse.
Comunque fosse, quando finalmente ha potuto abbandonare l’insegnamento della grammatica, sono cominciate le lezioni in assoluto tra le più belle che io ricordi: quelle di letteratura. In realtà, il terzo anno abbiamo finito la grammatica e poi cominciato a leggere, mi pare, “Reunion” di Fred Uhlman (“L’amico ritrovato”) al quale abbiamo affiancato “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani, con tanto di visione dei film e analisi letteraria. Beh, mi sono rimasti nel cuore.
Purtroppo all’epoca non cavavo molti ragni dal buco, nel senso che per me metafore e simbologia erano arabo. Però ascoltare la prof era una delle cose più belle che si potessero fare.
Il quarto anno ero in Germania, per cui so che le mie compagne avevano studiato il Shakespeare (Antonio e Cleopatra, che hanno dovuto abbandonare perché *forse* effettivamente troppo difficile), Joyce (The Dubliners), e non so che altro. Lei in qualche modo affiancava i classici a qualcosa di più moderno, infatti abbiamo studiato, non so quando, pure la Ballata dell’antico marinaio, Ode alla bellezza, i classici Romantici, ma pure “Mrs. Dalloway” di V.Woolf e “Sons and Lovers” di D.H.Lawrence), sempre con la visione del relativo film.
Insomma, anche per “Camera con vista” (che ho tanto amato e tuttora amo) di Forster abbiamo visto il film.
Noi eravamo piuttosto coscienti del fatto che la prof fosse sprecata in un liceo e che avrebbe potuto fare dei corsi monografici di letteratura fantastici, in un’università.
Lei era preparatissima su qualsiasi, e ripeto qualsiasi, cosa: poteva improvvisare lezioni di fisica o di filosofia su due piedi. Unico difetto: lo sport. Forse a malapena sapeva come si diceva tuta in inglese (sto esagerando), ma sapeva qualsiasi altra cosa dello scibile umano.
Sono convinta che noi fossimo la prima classe con cui, nel tempo, abbia imparato a lasciarsi andare. Perché in fondo la accettavamo così com’era ed eravamo davvero interessate e non ostili, nonostante i picconi che tirava.
In più, come vi avevo raccontato nell’altro post, al terzo anno c’era questa sorta di triangolo tra lei e il prof di filosofia dell’altra parte di classe (lo scientifico) che però stava con la prof di italiano (comune ad entrambe le classi). E in quel frangente LadyOxford aveva iniziato a curarsi: erano apparsi dei fili di trucco (mal fatti ma era pur sempre un inizio), vestiario meno cupo e meno castigato (in modo discutibile, non troppo giovanile, ma apprezzavamo lo sforzo). In più, incrociandola per le scale, si percepiva addirittura il suo saluto!!
Infine, al quinto anno, aveva iniziato ad augurare a noi e alle nostre famiglie buon Natale, buone ferie ecc. e al ritorno ci chiedeva addirittura se avessimo passato delle buone vacanze.
Insomma, un cambiamento totale!
Certo, non è che alzasse sempre lo sguardo, ma decisamente molto più di prima.
La cosa che mi fece sorridere più di tutte, è stato al primo anno di università: la incrociai fuori dal vecchio liceo e mi chiese che scelte linguistiche avessi fatto a Scuola Interpreti e Traduttori. Ed io, imbarazzata, risposi che avevo scelto tedesco come prima lingua e francese come seconda, perché non mi sentivo all’altezza dei corsi di inglese (anche per i corsi di seconda lingua – comuni con quelli di prima lingua, mi pare – pretendevano una conoscenza pari a quella della prima lingua, ovvero molto ma davvero molto ottima). La sua risposta fu di meravigliata sorpresa e sorprendente perché secondo lei sarei stata in grado di seguire quei corsi.
Ora, chiariamo una cosa: mi ha presentata alla maturità con un 5. Scusate, si chiamava da poco “Esame di Stato” ma il 5 c’era comunque…

Insomma, alla fin fine cosa mi è rimasto? Molto più di quanto io creda. Sicuramente la mia conoscenza di inglese è superiore a quanto io sia disposta ad ammettere e sicuramente mi ha lasciato un background importante. Mi ricorderò poco dei testi studiati (non avevamo un manuale di letteratura con lei, ci portava i testi lei e poi erano tutti appunti nostro) ma se li riprendessi in mano, saprei come rileggerli.
Sarà stata particolare e dura, ma le sue lezioni di letteratura erano le migliori mai sentite. Avrei voluto averla anche per altre materie, ma ringrazio di averla avuta anche solo per una.

🙂