Il coraggio dei propri pensieri vs leoni da tastiera

C’è una cosa che mi colpisce moltissimo, in questi ultimi anni. Si tratta di due categorie apparentemente opposte ma non so fino a che punto lo siano: coloro che non hanno il coraggio dei propri pensieri (ed eventualmente azioni) e i leoni da tastiera (che sicuramente non hanno il coraggio delle proprie azioni).

Partiamo dai leoni da tastiera, ché è più facile: essi sono coloro che si vantano di potersi esprimere liberamente sempre e comunque, perché siamo in libertà di opinione, e quindi pensano di essere autorizzati ed intoccabili. Magari insultando a destra e a manca, dando della troia ad un personaggio pubblico o ad una persona X qualsiasi. Però poi, se vai a chiedere lumi, diventano piccoli piccoli soprattutto se minacci querele. Poi ci sono quelli che per difendere una vittima, diventano a loro volta leoni da tastiera e vanno a bulleggiare i primi leoni da tastiera. Insomma, è chiaro che i secondi non si curino del fatto che siano beceri esattamente quanto i primi. Se non si fosse capito: odio le gogne pubbliche e il bullismo mediatico cui stiamo assistendo e partecipando sempre più spesso.

Arriviamo alle pecorelle senza il coraggio dei propri pensieri, quelli che conosci e poi spariscono senza motivo o, per lo meno, senza dirtelo. Oppure non dicono le cose, tu non cogli o non ti capaciti e si innescano dei meccanismi di incomprensione. Al di là delle incomprensioni, se poi chiedi lumi rischi di fare la figura della patetica ossessiva o maniaca. In realtà ti piace semplicemente avere chiara la situazione ed eventualmente far arrivare il messaggio “cicci*, abbi il coraggio di dirmi le cose che pensi e eventualmente incassare la mia reazione, di forza o di sofferenza che sia”.

I primi meritano querele. Gli altri meritano di essere costretti ad affacciarsi alla loro vigliaccheria e/o codardia.
I primi li reputo cretini e basta, non mi ci incazzo nemmeno. Li segnalo e via. Gli altri mi fanno arrabbiare, più che deludermi.
Credo nella correttezza e preferirei sempre una verità nuda e cruda ad una bella bugia infiocchettata. Un po’ come strappare il cerotto…

Non mi riferisco solo al virtuale, parlo anche del reale anche se, a volte, pare meno lampante. Pare.

I baci si rubano, non si chiedono.

Ormai è raro che parli di cose molto personali, nel blog. Tuttavia vorrei condividere una mia recente esperienza e vorrei avere una vostra opinione.
Su Facebook mi trovo, dal nulla, una richiesta di amicizia di un ragazzo con cui ho solo un’amicizia in comune: uno dei gelatai più famosi di Mari&Monti, ergo è facile desumere che questo gelataio non conosca né me né l’altro ragazzo. Lascio la richiesta lì per qualche giorno, poi decido di non cancellare e scrivere direttamente al ragazzo. Alla fine risulta simpatico e ci esco, decidiamo di rivederci. E’ una persona carina, propositiva, simpatica, comunicativa ed esplicita.
Io, per motivi vari, sono un po’ nervosa e ahimé tratto di conseguenza. Anche per il fatto di non essere sicura, di sentirmi pressione addosso, richieste continue di feedback che, dopo poco tempo, mi pare presto. Di mio sembro un po’ freddina perché ho bisogno di tempo per lasciarmi andare e soprattutto se una persona mi fa dei complimenti, nella migliore delle ipotesi ringrazio abbassando lo sguardo imbarazzata. Ho provato a sforzarmi e a rispondere, mi pareva anche giusto.
Ma. Ma se dico, chiedo, cerco di far capire un solo ed unico concetto, ed esso non viene rispettato, inizio ad inalberarmi. Il punto è che sono timida in queste cose. Sono un pochino tra il leggermente diffidente e il facilmente imbarazzabile. Dichiaro sempre esplicitamente la mia difficoltà, il mio apparire fredda, quando in realtà non lo sono. O, almeno, così mi dicono varie persone che mi conoscono. E la risposta comune è spesso “i tuoi occhi parlano”. Chiedo tempo e spazio. Segnalo di sentirmi in forte difficoltà e messa al muro. Non funziona così.
E infine mi vengono chieste cose per cui si stava creando il momento, andava sfruttato serenamente, non richiesto. E lì basta. No. Mi sono tirata definitivamente indietro. Se un uomo (o donna, sia chiaro), perché a 30 anni e oltre siamo uomo e donna, anzi. Ricomincio. Trovo prezioso il fatto che una persona sia schietta e che ti faccia complimenti anche se non esplicitamente, che te li faccia diretti, che sia affettuosa e attenta. Tuttavia se quella stessa persona si aspetta sempre feedback più o meno immediati e non sa gestire la sua stessa delusione, c’è un problema di insicurezza che appare profonda, se di fronte alla richiesta di tregua, non capisce.
Mi è dispiaciuto, ho reagito male ma ci sono rimasta di sale.
Tutto questo per dire che ho bisogno dei miei tempi, non sono lunghi, ma non posso essere messa al muro quando sono schietta, a volte fin troppo. Ma soprattutto:

I baci si rubano, non si chiedono.

L’amica ritrovata

Non è che sia comparabile come storia, però è una scusa per buttarvi là due letture che io ho molto amato grazie alla professoressa di inglese del liceo. Una donna particolarissima, introversa, ma dalla cultura immensa. Odiava insegnare grammatica ma le lezioni di letteratura, qualsiasi letteratura, erano cose epiche. Io non avrei cavato un ragno dal buco ma lei, come sviscerava lei i poemi di Wordsworth, Coleridge, i romanzi di Virginia Woolfe, D.H.Lawrence, E.M.Forster… parliamone.
E infine Fred Uhlman con “Reunion”, ovvero “L’amico ritrovato“. E infine Giorgio Bassani con “Il giardino dei Finzi-Contini“. Due romanzi diversi sull’amicizia e sui rapporti giovanili ai tempi delle leggi razziali, in Germania e in Italia a Ferrara, tra ebrei e non ebrei. La riscoperta dell’antica amicizia, dopo decenni di distacco.
Per certi versi, anche in “Camera con vista” (A room with a view) di E.M.Forster ci vedo delle scoperte dell’altro e delle riscoperte di sé interessanti, anche se i temi tracciati dall’autore sono preferibilmente altri.
Prendeteli in considerazione, leggeteli, perché sono scorrevoli, non sono nemmeno “grossi”.

Credo di averne parlato, negli anni, di questa mia SorellAmica. E’ stata una delle primissime persone che ho conosciuto il 3 novembre 1999, quando sono arrivata a Mari&Monti. Le mie coinquiline avevano organizzato una cena con tanti amici e compagni di università (si trattatava, di fatto, di  gruppo cattointegralista noto, ma tralasciamo: c’erano anche altre persone) e fatalità sono arrivata quel giorno. SorellAmica me la sono trovata seduta accanto ed è stata amicizia immediata. E’ stato uno dei rapporti più veri che ho avuto. Di quelli per cui non senti la necessità di nasconderti, ti mostri nuda come sei, senza bisogno di veli. Solo che poi, 12 anni fa (quasi precisi, mese più – mese meno) è successo un patatrac colossale, con un bruttissimo distacco e un mai più vedersi. Ricordo vividamente quelle giornate, il caldo, l’eLicranie, la delusione, l’incredulità, certe frasi… Fu una delle mie più grandi delusioni, orribile.
Dopo anni si rifece viva col cuore in mano, immaginando che non avrei risposto, nemmeno se a distanza. Invece risposi, serenamente, ma assolutamente non pronta a farla rientrare nella mia vita. E’ stata dura, mi è sempre mancata particolarmente, ma certe cose ti segnano nel profondo anche quando hai perdonato, ammesso che ci fosse ancora qualcosa da perdonare, anche quando le riconosci esplicitamente tutto l’affetto che sentivi da lei per te e viceversa. Lei capì.
Un mese fa sono incappata in una sua traccia e le ho lasciato un commentino. Mi ha riconosciuta subito. Ci siamo annusate poco, ci siamo riabbracciate presto. Non sembra nemmeno che siano passati 12 anni. E’ successo di tutto in questi 12 anni, da ambo le parti, ma… non sembra cambiato nulla.
Ho commentato mettendo inconsciamente in conto il fatto che avrebbe potuto non rispondermi. Ma l’ha fatto.
Mamma ha commentato solo con un “era ora” e con un commento che lasciava intuire che le piaceva la nostra amicizia. Mi ha sorpresa, per quel poco che può ricordare di quella persona e di quei tempi e di quella amicizia.

Avevo messo in conto che avrebbe potuto non rispondermi, ma in fondo la medaglietta con la citazione che avevo scelto, me l’avevano regalata lei e la sua mamma. Quella citazione per cui la reciprocità c’è.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amore non permette a chi è veramente amato di non ricambiare.
E’ stato una riscoperta, un ritrovare uno degli abbracci più avvolgenti e semplici che posso avere.
Un cammino da riprendere insieme e costruire insieme. Emozionate, impaurite, desiderose.

30 Beauty Questions Tag

Ok, lo so, a periodi non mi faccio viva e poi torno con millemila post…

Mi sono fatta praticamente taggare da Franci di Trucco… senza inganno, uno dei miei blog makeupposi preferiti (in realtà è il mio preferito: scrive cose interessanti, circostanziate, motivate e in ottimo italiano – basta solo questo per farmi restare o scappare, già lo sapete) e ho anche lasciato alcune delle sue risposte.
I pochi prodotti specifici che cito, li vedrete in fondo al post. Più avanti li recensirò.
Cominciamo:

  1. Qual è stato il tuo primo prodotto make-up?
Ombretto bianco e rossetto tortora argentato

Ombretto bianco e rossetto tortora argentato

Che mi sono comprata da sola? Credo una crema colorata curativa consigliata dalla dermatologa, ma era orribile nei miei ricordi. Altrimenti giocavo con i pochi trucchi di mamma. Aveva, tra le altre cose, una confezione grande bianca con tantissimi mini rossetti di tutti i colori (il mio preferito era il viola) che poi è stata adibita a portascarpe delle Barbie (ce l’abbiamo ancora nella ex stanza di mia sorella). Credo fosse di Avon, ma potrei sbagliarmi. Devo guardare, la prossima volta che torno a casa. Uno dei miei primi acquisti, credo fosse il 1997 ad Augsburg, una matita bianca, un mascara nero, un ombretto bianco ed un rossetto color boh… taupe (o tortora) shimmer o come si chiama. (qualcuno può spiegarmi i vari modi di dire? Shimmer, glitter, glow, ecc., per favore?) Questi prodotti erano della Nivea e me ne sono rimasti solo 2, di cui vi ho parlato in un post di dicembre 2012 (cavolo, ma davvero ne ho parlato già/ben 3 anni fa??)

 

  1. Qual è il tuo mascara ideale? Ne hai trovato uno che soddisfa le tue aspettative?

Uno che dia valore alle mie già belle ciglia. Scusate l’immodestia ma fin da sempre mi dicono che ho belle ciglia lunghe (anche se una delle mie colleghe le ha più lunghe) e discretamente folte. Per cui direi che i miei mascara (ho in canna un post di aggiornamento da mesi, sui miei mascara) hanno, in genere, lo scovolino cicciottoso oppure, raramente in elastomero (si dice elastomero? Lo sento spesso da Giulia Cova, peraltro lei è una vera makeup artist di professione).

  1. Il tuo fondotinta che tipo di coprenza deve avere?

Copio direttamente da Francesca di Trucco senza inganno: “Direi una coprenza media, non amo l’ effetto cerone anche perché mi sembra invecchi.” Anche qui, ho un post in canna da tempo ma poi guardo lo schermo e… “mo’ che scrivo??”

  1. Brand High End preferito?

Oddio, considerando che non ho molti prodotti di fascia alta… Potrei dire Estée Lauder. O Lancôme.

  1. Qual è il brand cosmetico che hai sempre voluto provare e non hai ancora provato?

Chanel e Dior.

  1. Brand Low cost preferito?

Essence. Ho un pregiudizio infinito per Bottega Verde come marca, per Yves Rocher per i cosmetici (gli altri prodotti li trovo interessanti), per Kiko (e non so dire perché).

  1. Indossi le ciglia finte?

No, non le indosserei nemmeno. 1. Perché sono già belle le mie, 2. Perché non avrei occasione di usarle, 3. Perché credo che mi darebbero fastidio e non le sopporterei.

  1. Qual è il prodotto cosmetico/beauty con il quale non esci mai di casa senza averlo indossato?

Oddio… Fondotinta o BB Cream, e forse mascara.

  1. Qual è il prodotto beauty che ami di più?

Mascara tutta la vita.

  1. Quanto spesso acquisti prodotti il make-up? Acquisti un po’ alla volta o tutto insieme?

In genere quando finisco i prodotti. Poche volte l’anno ma… in genere Sephora mi vuole bene.

  1. Hai un budget o spendi in libertà?

Non ho un budget anche se è chiaro che non spenderei 15 euro per un ombretto, anche se per un buon mascara… Diciamo che, come ogni acquisto, se la qualità merita quel prezzo, se me lo posso permettere, lo prendo. Ovvio, 50 euro per un mascara no, 30 solo se è in cofanetto con altri prodotti, 20 da solo… ci penso, ma si può fare.

  1. Utilizzi i buoni sconto o i coupon quanto acquisti il make-up?

Io vado da Sephora sempre quando ho sconti. E mi vogliono comunque bene.

  1. Qual è il tipo di prodotto che acquisti maggiormente? 

Ciglia finte, ovviamente! Scheeerzavo! Mascara, che dite? (oltre a correttore e fondotinta, per ovvii motivi)

  1. C’è un brand che proprio non sopporti?

Ho un pregiudizio contro Kiko. E non capisco perché. Non mi piace granché BottegaVerde. Tuttavia mi stanno infastidendo quelle aziende che mandano pacchi interi di roba a presunte beauty-guru che 1. Non sanno nemmeno da che parte sono voltate, 2. Non fanno recensioni (e se le fanno, non oneste intellettualmente), e 3. Fatemi stare zitta che mi ci arrabbio, eh! (non volevo dire che mi ci incatso proprio, scusate)

  1. Cerchi di evitare prodotti che contengono parabeni e solfati?

Cerco di stare attenta ma senza che ne diventi un’ossessione. Tipo l’ortoressia (cibo).

  1. Qual è il tuo posto preferito per acquistare il make-up?

Sephora del centro commerciale: ci ho lavorato qualche mese e ho un ottimo rapporto con la responsabile che sa consigliarmi sempre al meglio.

  1. Ami provare nuovi prodotti skincare o ti affidi alla solita routine?

Condivido abbastanza Francesca, anche se non mi faccio tirare troppo: “Mi piace cambiare, sono curiosa e mi faccio tirare.”

  1. Marca preferita per i prodotti corpo?

Non amo i prodotti corpo. Posso dire che li detesto? Al massimo uso le creme mani, ma devo trovarne una decente.

  1. Se potessi acquistare da un unico brand, quale sarebbe?

Credo che potrebbe essere Lancôme (high cost). O Essence (slow cost).

  1. Qual è secondo te il brand che ha il packaging migliore?

Mi piacciono Benefit per originalità, Dior / Lancôme per eleganza.

  1. Qual è la celebrity che secondo te ha il make-up più curato?

Stavo per dirlo io ma anche qui Franci mi ha preceduta: “Emma Stone, mi piace tantissimo e trovo sia sempre ben truccata.” Aggiungerei anche Monica Bellucci.

  1. Fai parte di qualche community online?

No, non amo le community di beauty. Preferisco seguire qualche blog (v. soprattutto Franci – ovviamente – e Jesslan, menzionerei anche Cookie Beauty) e qualche youtuber (v. soprattutto Selvaggia, Giulia Cova e ClioMakeUp e il suo canale di recensioni) per le recensioni dei prodotti.

  1. Beauty Gurus preferite?

In effetti nemmeno io, come Franci: “Non ne ho una preferita in particolare, prendo spunto un po’ qua e un po’ là.” Ma in effetti quelle che seguo di più sono quelle citate sopra.

  1. Ti piacciono i prodotti versatili come ad esempio le tinte adatte alle labbra e alle guance?

No, nemmeno un po’.

  1. Come te la cavi con l’applicazione del make-up?

So come fare cose accettabili. Infatti uso più che altro colori neutri o non troppo carichi. Le matite occhi e labbra… mmm… no, non fanno per me. Preferisco usare un pennello sottile e usare un ombretto per farmi la riga. I rossetti carichi come i rossi… pasticcio. Smoky eye, lasciamo stare. Forse perché non mi ci vedo? In genere faccio trucchi carichi per sperimentare, quando faccio pulizie: tanto poi mi strucco per bene e vado in doccia.

  1. Usi il primer per il trucco occhi?

Non sopporto il primer: secondo me unge prima del tempo. Anche se non ne ho provati tanti, gradivo il troppo sottostimato LemonAid di Benefit. Ecco, lui andava bene soprattutto come correttore, più che come primer occhi.

  1. Quanti sono i prodotti per capelli che usi giornalmente?

Spazzola Tangle Teezer e elastico Invisibobble trasparente, entrambi meravigliosi nel non spezzare i capelli. Oppure, al massimo, un “ciappino” a forma di farfalla.

  1. Cosa applichi prima il correttore o il fondotinta?

Correttore, sempre.

  1. Hai mai preso in considerazione il fatto di frequentare un corso make-up?

Fatto, uno personalizzato. Anzi, uno anche da adolescente: regalo di mamma.

  1. Cosa ami del make-up?

Copre le imperfezioni e valorizza i pregi, senza snaturarmi.

Ecco i prodotti specifici cui mi riferivo:

Elastici Invisibobble: io ho uno viola e gli altri trasparenti. Fighissimi. (immagine presa dal web)

Elastici Invisibobble: io ho uno viola e gli altri trasparenti. Fighissimi. (immagine presa dal web)

LemonAid di Benefit

Lemon Aid – Benefit. Si tratta di un primer occhi, lo preferisco come correttore. Troppo sottovalutato (immagine presa dal web)

TangleTeezer classica

Tangle Teezer classica – districa delicatamente i capelli senza spezzarli, va bene anche coi capelli bagnati. Comoda impugnatura. (immagine presa dal web)

TangleTeezer Compact

Tangle Teezer Compact – io ho questa. Per il prezzo che ha, meglio la grande classica, se la usi a casa. Questa in borsetta, a mio avviso, è comunque ingombrante. (immagine presa dal web)

Disguidi al Cup

Come sapete, qualche mese fa il mio amatissimo medico mi ha fatto prendere un bell’infarto dopo aver visto le mie analisi sballate. Temendo in un errore di laboratorio, le ho rifatte in un altro centro. Ho fatto una visita dallo specialista che ha ribaltato causa-effetto e mi ha detto cosa prendere, fare, quando rifare le analisi e tornare.
Il mio beneamato si è rasserenato ed ho cominciato la cura, iniziato una dieta, ho iniziato a sentirmi meglio, quasi bene (le caviglie, ahimé… finché restano nel loro instabile equilibrio precario, è oro).
Una mattina, prescrizioni mediche alla mano e con l’esperienza dell’altra volta (prima puntata e seconda puntata), vado direttamente al Cup e prenoto in ordine e con le dovute tempistiche: la visita dall’ortopedico, le analisi del sangue qualche giorno dopo aver finito la cura, calcolando i tempi tecnici di ritiro, la visita dallo specialista. Parliamo ormai di 2 mesi fa.
Nel frattempo faccio un’altra visita con tutt’altro specialista (i casi della vita: si conosce con la nutrizionista, ecc. ecc. ecc. Insomma, il karma continua a chiamare e incrociare le persone con me) e lui mi suggerisce di far analizzare anche un’altra serie di parametri: lascio un messaggio in segreteria telefonica al dottore in Birkenstock e la settimana dopo vado nella farmacia di sua moglie, di fronte al suo ambulatorio e… sorpresa, non c’è nulla. Al che, il primo giorno disponibile torno dal mio medico che trovando la richiesta assolutamente sensata, è sicuro di aver lasciato in farmacia la prescrizione.
No, dottore, mi spiace, ma non c’era la settimana scorsa…
Che strano, picia, perché mai non te l’avrei lasciata là? Dobbiamo verificare, perché mi sembra un’ottima richiesta e non capisco come ho fatto a dimenticarmene. Perché?
Dottore, perché sicuramente sono una delle sue pazienti preferite e quindi voleva vedermi di persona!
Ottima risposta, picia!
Fatta anche questa, all’alba sucessiva vado al Cup e chiedo di poter aggiungere alla lista anche questi valori da analizzare nello stesso giorno del prelievo già prenotato, senza dover tornare un’altra mattina all’alba. Benissimo. Prendo in mano la prenotazione, leggo valori che non mi tornano ma penso “io non ho ereditato il lato medico da mia madre, ne saprà sicuro di più l’operatore di me”.
Vado a fare le analisi, consegno le due richieste, l’infermiera non nota nulla, chiacchieriamo, mi preleva un po’ di fialette, saluto e vado. Qualche giorno dopo torno a ritirare le analisi, molto migliorate, le fotografo e le inoltro al tutt’altro specialista via Whatsapp.
Risposta del tipo: “bene, mi fa piacere, però io avevo chiesto l’altro valore, non quello”. Sbianco. Avevo visto giusto. Al che mi armo di pazienza, dopo l’ennesima scocciatura, e decido di prendere permesso dal lavoro e andare dal medico a farmi rifare l’impegnativa giusta: mi servono tutti i risultati per la visita di controllo dal primo specialista. Salgo sul bus e mi dico: “eh, no, l’errore non è stato del medico, sono sicura di aver controllato. E’ un errore del Cup.”
Mi armo di un gran sorriso, arriva finalmente il mio turno e allungo all’operatrice il foglio del pagamento originario e gentilmente mi presento:
Buongiorno, sono Sloggata Perennemente e ho un problema: la richiesta delle analisi prevedeva altri valori, non questo. Sono piuttosto sicura che la prescrizione fosse corretta ma vorrei capire come muovermi ora e cosa fare.
Buongiorno. Oh, cielo, quando ha fatto le analisi?
Lunedì e le ho ritirate ieri, per questo sono venuta subito, per vedere se si possono recuperare le stesse analisi o meno, se devo proprio tornare dal medico a farmi rifare l’impegnativa o altro…
Capisco, attenda. – si mette al telefono: Sì, ciao, sono XYZ, volevo chiederti se hai ancora l’impegnativa num.1234 della signora Sloggata, sì, Perennemente, delle analisi fatte lunedì, sì, cosa c’è scritto? Eh, già, sì, mi puoi mandare via fax? Grazie” chiama un’altra collega che viene di persona: Senti, è successa questa cosa, blablabla, come facciamo? Annulliamo e rifacciamo? Per il pagamento? Eh, appunto blablabla e vorrei sapere chi è stato, com’è possibile, blablabla
Guardate, a me basta poterle rifare senza tornare dal medico, poi se devo pagare, le pago…
Eh, ma no, costano tanto… poi pagherebbe una seconda volta anche il prelievo e che strano che l’infermiera non si sia accorta quando le ha fatto il prelievo…
…Mi scusi… ma… tanto… quanto?? (pensavo ad altri esami fatti, 80 neuri…)
Eh… tanto… 22 euro circa…
Ah!! Temevo di più, come gli altri, francamente. Senza farvi ammattire, posso usare la stessa ricetta e rifarli il prima possibile? Mi servono entro quella visita là…
Guardi, l’errore è nostro, per cui (morale della favola) le emettiamo la ricevuta a zero e le rifa o domattina alla tal ora
Mmm… no, domattina… sabato… a quell’ora ho il corso di scrapbooking con le colleghe, non posso. Prima, tipo all’alba?
Purtroppo no. Facciamo lunedì alla tal altra ora?
Va bene, prendo permesso. Ma ce la facciamo coi risultati in tempo?
Purtroppo no, sono pronti sicuro 3 giorni dopo, però spesso sono pronti prima… Lo specialista dovrebbe vederli già a video, anche se lei non ha il cartaceo. Anche perché spostare lo specialista, il primo appuntamento è a fine gennaio.
Ok, facciamo lunedì allora.

Per cui, alla fine della fiera, sono tornata a rifare le analisi, ho trovato una ragazzona dall’accento a me noto come infermiera e ho scoperto che è originaria delle zone di Supeimonti, di madre autoctona e padre straniero. Altre due chiacchiere, altra tornata di prelievi e via.

Ne ho riso col mio medico, gli ho sottoposto altri miei dubbi ai quali lui ha risposto con la solita schiettezza cristallina, mi ha tranquillizzato (come anche mamma) sulla visita ortopedica (ho preso molto male quello che mi ha detto l’ortopedico, davvero male) ma mi ha di nuovo sbattuto in faccia la realtà e quindi… si continuano le cure per il sangue e per le caviglie. Le prime con ottime risposte finora, le seconde… se saranno stabili nel tempo, è quanto posso sperare. Ma sono in attesa di poter avere un altro parere fidato dalle parti di Perla Termale, anche se già mamma conferma la sensatezza delle parole dell’ortopedico attuale.

Vedremo. Come prosegue. Per ora sembra comunque meglio. Mi basta stabilizzare innanzitutto, e poi si ricomincia.