Il coraggio dei propri pensieri vs leoni da tastiera

C’è una cosa che mi colpisce moltissimo, in questi ultimi anni. Si tratta di due categorie apparentemente opposte ma non so fino a che punto lo siano: coloro che non hanno il coraggio dei propri pensieri (ed eventualmente azioni) e i leoni da tastiera (che sicuramente non hanno il coraggio delle proprie azioni).

Partiamo dai leoni da tastiera, ché è più facile: essi sono coloro che si vantano di potersi esprimere liberamente sempre e comunque, perché siamo in libertà di opinione, e quindi pensano di essere autorizzati ed intoccabili. Magari insultando a destra e a manca, dando della troia ad un personaggio pubblico o ad una persona X qualsiasi. Però poi, se vai a chiedere lumi, diventano piccoli piccoli soprattutto se minacci querele. Poi ci sono quelli che per difendere una vittima, diventano a loro volta leoni da tastiera e vanno a bulleggiare i primi leoni da tastiera. Insomma, è chiaro che i secondi non si curino del fatto che siano beceri esattamente quanto i primi. Se non si fosse capito: odio le gogne pubbliche e il bullismo mediatico cui stiamo assistendo e partecipando sempre più spesso.

Arriviamo alle pecorelle senza il coraggio dei propri pensieri, quelli che conosci e poi spariscono senza motivo o, per lo meno, senza dirtelo. Oppure non dicono le cose, tu non cogli o non ti capaciti e si innescano dei meccanismi di incomprensione. Al di là delle incomprensioni, se poi chiedi lumi rischi di fare la figura della patetica ossessiva o maniaca. In realtà ti piace semplicemente avere chiara la situazione ed eventualmente far arrivare il messaggio “cicci*, abbi il coraggio di dirmi le cose che pensi e eventualmente incassare la mia reazione, di forza o di sofferenza che sia”.

I primi meritano querele. Gli altri meritano di essere costretti ad affacciarsi alla loro vigliaccheria e/o codardia.
I primi li reputo cretini e basta, non mi ci incazzo nemmeno. Li segnalo e via. Gli altri mi fanno arrabbiare, più che deludermi.
Credo nella correttezza e preferirei sempre una verità nuda e cruda ad una bella bugia infiocchettata. Un po’ come strappare il cerotto…

Non mi riferisco solo al virtuale, parlo anche del reale anche se, a volte, pare meno lampante. Pare.

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I baci si rubano, non si chiedono.

Ormai è raro che parli di cose molto personali, nel blog. Tuttavia vorrei condividere una mia recente esperienza e vorrei avere una vostra opinione.
Su Facebook mi trovo, dal nulla, una richiesta di amicizia di un ragazzo con cui ho solo un’amicizia in comune: uno dei gelatai più famosi di Mari&Monti, ergo è facile desumere che questo gelataio non conosca né me né l’altro ragazzo. Lascio la richiesta lì per qualche giorno, poi decido di non cancellare e scrivere direttamente al ragazzo. Alla fine risulta simpatico e ci esco, decidiamo di rivederci. E’ una persona carina, propositiva, simpatica, comunicativa ed esplicita.
Io, per motivi vari, sono un po’ nervosa e ahimé tratto di conseguenza. Anche per il fatto di non essere sicura, di sentirmi pressione addosso, richieste continue di feedback che, dopo poco tempo, mi pare presto. Di mio sembro un po’ freddina perché ho bisogno di tempo per lasciarmi andare e soprattutto se una persona mi fa dei complimenti, nella migliore delle ipotesi ringrazio abbassando lo sguardo imbarazzata. Ho provato a sforzarmi e a rispondere, mi pareva anche giusto.
Ma. Ma se dico, chiedo, cerco di far capire un solo ed unico concetto, ed esso non viene rispettato, inizio ad inalberarmi. Il punto è che sono timida in queste cose. Sono un pochino tra il leggermente diffidente e il facilmente imbarazzabile. Dichiaro sempre esplicitamente la mia difficoltà, il mio apparire fredda, quando in realtà non lo sono. O, almeno, così mi dicono varie persone che mi conoscono. E la risposta comune è spesso “i tuoi occhi parlano”. Chiedo tempo e spazio. Segnalo di sentirmi in forte difficoltà e messa al muro. Non funziona così.
E infine mi vengono chieste cose per cui si stava creando il momento, andava sfruttato serenamente, non richiesto. E lì basta. No. Mi sono tirata definitivamente indietro. Se un uomo (o donna, sia chiaro), perché a 30 anni e oltre siamo uomo e donna, anzi. Ricomincio. Trovo prezioso il fatto che una persona sia schietta e che ti faccia complimenti anche se non esplicitamente, che te li faccia diretti, che sia affettuosa e attenta. Tuttavia se quella stessa persona si aspetta sempre feedback più o meno immediati e non sa gestire la sua stessa delusione, c’è un problema di insicurezza che appare profonda, se di fronte alla richiesta di tregua, non capisce.
Mi è dispiaciuto, ho reagito male ma ci sono rimasta di sale.
Tutto questo per dire che ho bisogno dei miei tempi, non sono lunghi, ma non posso essere messa al muro quando sono schietta, a volte fin troppo. Ma soprattutto:

I baci si rubano, non si chiedono.

SI STA, PERENNEMENTE, DIVERTITI COME GLI SLOGGATI

Qui vi avevo riassunto le ultime sfighe.
Sono andata dal mio amato dottore in Birkenstock che mi ha prescritto altra roba e invitata a tornare dopo una settimana.
Il 4 avrei avuto una visita specialistica, ma mi chiama la segretaria del distretto ASL dove avevo prenotato per chiedermi di anticipare a martedì 2. Ottimo, penso, così poi la sera vado dal dottore.
Bene, quando è il mio turno, si apre la porta dell’ambulatorio dello specialista e chi mi trovo davanti? Una youtuber locale!! Mi fa entrare, le chiedo se è NOME DI BATTESIMO e sorpresa annuisce. Le rivelo che ogni tanto vedo qualche suo video e sorride imbarazzata. Come si dice qui, è “coccola” e preparata. Mi fa una visita accurata, mi spiega per bene, la saluto e vado.
(Meno male che in un mondo terrificante come quello degli youtuber, c’è ancora qualcuno coi piedi per terra e con competenza e passione per il proprio lavoro)
Ho appuntamento per pranzo con le Sartine, le compagne del corso di cucito, la maestra, la figlia e la neoarrivata nipotina. Per perdere un po’ di tempo, vado in farmacia davanti al medico a prendere quanto prescritto. Mi accorgerò solo a casa che mi hanno dato metà dosaggio. Non ho voglia di tornare a cambiare, per cui assumerò due pastiglie e pace per il costo.
Pranzo in simpatia con le Sartine, poi la bimbetta frignotta e zia Slog la prende in braccio ed eccola che, sulle mie morbide nonché generose argomentazioni anteriori, si addormenta placida. Saranno il battito cardiaco e la voce regolari a farle da ninna nanna? Gongolavo come pochi… Peccato che poi dovessi tornare in ufficio.
Finito di lavorare: medico. Una mia amica mi teneva il posto ma visto il sole di ieri, c’era ben poco da attendere. Insomma, alla fine ho vinto un altro fastidio ma tanto sono già sotto cura, per cui…

Insomma, dovrò comprare su Amazon qualche portapillole settimanale con scatoline amovibili perché per ora sto viaggiando con mini contenitori Tupperware (e per mini intendo diametro un pollice e alti due dita) che però mi sono comunque troppo grandi.
A me non serve il Sudoku per tener allenata la mente, mi basta ricordare quando prendere cosa, pastiglie, sciroppi, spray; per quanto tempo, quando sospendere, quando riprendere, ecc.

Ok, ho bisogno di un segretario. Cercasi di arguta presenza. No perditempo. Pagamento in sloggaggini.

L’amica ritrovata

Non è che sia comparabile come storia, però è una scusa per buttarvi là due letture che io ho molto amato grazie alla professoressa di inglese del liceo. Una donna particolarissima, introversa, ma dalla cultura immensa. Odiava insegnare grammatica ma le lezioni di letteratura, qualsiasi letteratura, erano cose epiche. Io non avrei cavato un ragno dal buco ma lei, come sviscerava lei i poemi di Wordsworth, Coleridge, i romanzi di Virginia Woolfe, D.H.Lawrence, E.M.Forster… parliamone.
E infine Fred Uhlman con “Reunion”, ovvero “L’amico ritrovato“. E infine Giorgio Bassani con “Il giardino dei Finzi-Contini“. Due romanzi diversi sull’amicizia e sui rapporti giovanili ai tempi delle leggi razziali, in Germania e in Italia a Ferrara, tra ebrei e non ebrei. La riscoperta dell’antica amicizia, dopo decenni di distacco.
Per certi versi, anche in “Camera con vista” (A room with a view) di E.M.Forster ci vedo delle scoperte dell’altro e delle riscoperte di sé interessanti, anche se i temi tracciati dall’autore sono preferibilmente altri.
Prendeteli in considerazione, leggeteli, perché sono scorrevoli, non sono nemmeno “grossi”.

Credo di averne parlato, negli anni, di questa mia SorellAmica. E’ stata una delle primissime persone che ho conosciuto il 3 novembre 1999, quando sono arrivata a Mari&Monti. Le mie coinquiline avevano organizzato una cena con tanti amici e compagni di università (si trattatava, di fatto, di  gruppo cattointegralista noto, ma tralasciamo: c’erano anche altre persone) e fatalità sono arrivata quel giorno. SorellAmica me la sono trovata seduta accanto ed è stata amicizia immediata. E’ stato uno dei rapporti più veri che ho avuto. Di quelli per cui non senti la necessità di nasconderti, ti mostri nuda come sei, senza bisogno di veli. Solo che poi, 12 anni fa (quasi precisi, mese più – mese meno) è successo un patatrac colossale, con un bruttissimo distacco e un mai più vedersi. Ricordo vividamente quelle giornate, il caldo, l’eLicranie, la delusione, l’incredulità, certe frasi… Fu una delle mie più grandi delusioni, orribile.
Dopo anni si rifece viva col cuore in mano, immaginando che non avrei risposto, nemmeno se a distanza. Invece risposi, serenamente, ma assolutamente non pronta a farla rientrare nella mia vita. E’ stata dura, mi è sempre mancata particolarmente, ma certe cose ti segnano nel profondo anche quando hai perdonato, ammesso che ci fosse ancora qualcosa da perdonare, anche quando le riconosci esplicitamente tutto l’affetto che sentivi da lei per te e viceversa. Lei capì.
Un mese fa sono incappata in una sua traccia e le ho lasciato un commentino. Mi ha riconosciuta subito. Ci siamo annusate poco, ci siamo riabbracciate presto. Non sembra nemmeno che siano passati 12 anni. E’ successo di tutto in questi 12 anni, da ambo le parti, ma… non sembra cambiato nulla.
Ho commentato mettendo inconsciamente in conto il fatto che avrebbe potuto non rispondermi. Ma l’ha fatto.
Mamma ha commentato solo con un “era ora” e con un commento che lasciava intuire che le piaceva la nostra amicizia. Mi ha sorpresa, per quel poco che può ricordare di quella persona e di quei tempi e di quella amicizia.

Avevo messo in conto che avrebbe potuto non rispondermi, ma in fondo la medaglietta con la citazione che avevo scelto, me l’avevano regalata lei e la sua mamma. Quella citazione per cui la reciprocità c’è.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amore non permette a chi è veramente amato di non ricambiare.
E’ stato una riscoperta, un ritrovare uno degli abbracci più avvolgenti e semplici che posso avere.
Un cammino da riprendere insieme e costruire insieme. Emozionate, impaurite, desiderose.

Quindi studi là?

Per le mie compagne sartine del corso di cucito, ho ordinato alcune cose in un negozio di artigianato a Supeimonti, così venerdì santo sono arrivata quasi sgommando a ritirarle. Gentilissime le proprietarie che mi hanno aspettato nonostante l’orario di chiusura e mentre la figlia recuperava e sistemava parte delle cose, ho avuto un dialogo con la madre.
Tenete conto che a Supeimonti io sono stata solo 3+1 anni di superiori (il 4° l’ho fatto in Baviera) e poi d’estate a lavorare ma non sempre, per i successivi anni universitari. Per cui diciamo che non sono molto nota. Anzi. In genere i dialoghi, in presenza di mia madre, sono sulla falsariga di “ah, ma ha DUE figlie? Non sapevo! / Non ti si vede mai in giro / Sei ancora a M&M? / ecc.”
Per cui, in genere, mi presento come “Figlia di Mamma, LA fisioterapista” oppure “Sorella di Sister” (la quale, avendo un nome particolare, è piuttosto nota già solo per quello). Un’altra associazione è dovuta al cognome, decisamente poco autoctono.
Questa volta:

* Ah, ma davvero sei la sorella di Sister? Non sapevo… Non ti si vede mai in giro
– Eh, lo so, non sono mai stata qui molto
* Ma quindi tu studi a Mari&Monti?
– Ehm, veramente sono un po’ fuori target per lo studio, ormai lavoro
* Ma no, dai, davvero? Sei giovanissima
– La ringrazio, ma sono davvero ben oltre, manca poco ai 36…
* Non si direbbe

Ecco. Come non amare la gente?