TAG: L’ AUTO CHE VORREI

Oggi voglio rispondere ad un tag di Viola del blog Opinionista per caso 2. Sono stata taggata da Francesca di Trucco Senza Inganno e mi fa simpatia!
Il tag è sulle auto che arriva proprio giusto giusto per iniziare a presentarvi Azzurra…
Le regole del tag sono semplici :
 1- Citare il blog che lo ha ideato che è Opinionista per caso 2 ( https://violetadyliopinionistapercaso2.wordpress.com/2016/03/28/lauto-che-vorrei-tag/ )
2- Ringraziare il blog che vi ha taggato
3- Rispondere a 10 domande e se volete potete illustrare foto di automobili
4- Avvisare con un commento il blog che avete taggato
5- Nominare da un minimo di 5 al massimo di  dieci blog.
Ed ecco le domande:
1 – A che età sei diventato proprietario/a di una auto ?
Tecnicamente non sono mai stata proprietaria di un’auto, anche se ne posseggo di fatto una.
2- Hai mai ricevuto in regalo un automobile?
Mai.
3- Ti è capitato di dormire in automobile oppure fare anche l’amore ?
No.
4- Quale è stata la destinazione più lontana che hai fatto in auto ?
Da sola Mari&Monti – Supeimonti (a/r). Coi miei, dal profondo Nord Italia all’estremo Sud Italia.
5- Di che modello era oppure è  la tua prima auto ?
E’ una Toyota Yaris azzurro metallizzata.
6- Qual è la tua radio preferita che ascolti quando sei alla guida ?
Quella che prende meglio…
7- Puoi dirci di quale casa automobilistica è l’auto dei tuoi sogni ?
Oddio, se è giusto un pour-parler, direi un vecchio Maggiolone decapottabile, oppure una Mini Cooper. Ma mi piace la risposta di Francy: “Non ho un auto dei sogni, in realtà si quella per cui non devo pagare per carburante, bollo, assicurazione.”
8- Quando vuoi acquistare o cambiare l’auto per te è più importante il prezzo , il colore o la marca ?
Sempre come pour-parler, immaginando che siano sicure tutte, valuterei attualmente il rapporto qualità-prezzo, probabilmente considerando un paio di marche di partenza.
9- Hai più  paura di metterti alla guida quando nevica e c’è il maltempo oppure quando c’è tanto traffico e sei in coda ?
Idem: “Non particolarmente, io ho paura degli altri.” Ho già ballato la samba sulla neve scendendo giù da qualche passo dolomitico.
10- Ti è mai capitato di trovarsi in strada con una gomma bucata oppure un altro imprevisto ? Se la risposta è si ci racconti come hai fatto a risolvere questo imprevisto .
Per ora no e spero continui così.
E ora passiamo ai tag:
Boh, sto maluccio, credo che chi si diverte a farlo, sia già stato nominato. Fate vobis, vi nomino tutti.

Slog a Ferrara

Lo scorso fine-settimana sono andata a Ferrara a trovare la mia amica Tigli, dopo che dovevamo ri-vederci già qualche anno fa. Insomma, ce l’abbiamo fatta!
Innanzitutto io amo Ferrara e se non fosse per il clima terribile soprattutto d’estate, penso che potrei trasferirmici (se decidessi di lasciare Mari&Monti). Inoltre Tigli è splendida: abbiamo fatto passeggiate sulle mura, in centro, ho conosciuto gli Orsi Spietati e Trudi, la gat ehm padrona di casa. Abbiamo chiacchierato all’infinito, ho mangiato cappellacci alla zucca col ragù fatto tutto in casa da Tigli e mi è piaciuto così tanto che praticamente ho mangiato solo quello! (e vabbè, dei dolcetti tipici di M&M che ho portato)
Mi è sembrato tutto bellissimo, è stato un week-end bellissimo, assolato e fin troppo caldo. Mi è spiaciuto molto dover ripartire, perché quando senti affinità con un’altra persona, è difficile staccarsi.

Ma sono felice 🙂

Disguidi al Cup

Come sapete, qualche mese fa il mio amatissimo medico mi ha fatto prendere un bell’infarto dopo aver visto le mie analisi sballate. Temendo in un errore di laboratorio, le ho rifatte in un altro centro. Ho fatto una visita dallo specialista che ha ribaltato causa-effetto e mi ha detto cosa prendere, fare, quando rifare le analisi e tornare.
Il mio beneamato si è rasserenato ed ho cominciato la cura, iniziato una dieta, ho iniziato a sentirmi meglio, quasi bene (le caviglie, ahimé… finché restano nel loro instabile equilibrio precario, è oro).
Una mattina, prescrizioni mediche alla mano e con l’esperienza dell’altra volta (prima puntata e seconda puntata), vado direttamente al Cup e prenoto in ordine e con le dovute tempistiche: la visita dall’ortopedico, le analisi del sangue qualche giorno dopo aver finito la cura, calcolando i tempi tecnici di ritiro, la visita dallo specialista. Parliamo ormai di 2 mesi fa.
Nel frattempo faccio un’altra visita con tutt’altro specialista (i casi della vita: si conosce con la nutrizionista, ecc. ecc. ecc. Insomma, il karma continua a chiamare e incrociare le persone con me) e lui mi suggerisce di far analizzare anche un’altra serie di parametri: lascio un messaggio in segreteria telefonica al dottore in Birkenstock e la settimana dopo vado nella farmacia di sua moglie, di fronte al suo ambulatorio e… sorpresa, non c’è nulla. Al che, il primo giorno disponibile torno dal mio medico che trovando la richiesta assolutamente sensata, è sicuro di aver lasciato in farmacia la prescrizione.
No, dottore, mi spiace, ma non c’era la settimana scorsa…
Che strano, picia, perché mai non te l’avrei lasciata là? Dobbiamo verificare, perché mi sembra un’ottima richiesta e non capisco come ho fatto a dimenticarmene. Perché?
Dottore, perché sicuramente sono una delle sue pazienti preferite e quindi voleva vedermi di persona!
Ottima risposta, picia!
Fatta anche questa, all’alba sucessiva vado al Cup e chiedo di poter aggiungere alla lista anche questi valori da analizzare nello stesso giorno del prelievo già prenotato, senza dover tornare un’altra mattina all’alba. Benissimo. Prendo in mano la prenotazione, leggo valori che non mi tornano ma penso “io non ho ereditato il lato medico da mia madre, ne saprà sicuro di più l’operatore di me”.
Vado a fare le analisi, consegno le due richieste, l’infermiera non nota nulla, chiacchieriamo, mi preleva un po’ di fialette, saluto e vado. Qualche giorno dopo torno a ritirare le analisi, molto migliorate, le fotografo e le inoltro al tutt’altro specialista via Whatsapp.
Risposta del tipo: “bene, mi fa piacere, però io avevo chiesto l’altro valore, non quello”. Sbianco. Avevo visto giusto. Al che mi armo di pazienza, dopo l’ennesima scocciatura, e decido di prendere permesso dal lavoro e andare dal medico a farmi rifare l’impegnativa giusta: mi servono tutti i risultati per la visita di controllo dal primo specialista. Salgo sul bus e mi dico: “eh, no, l’errore non è stato del medico, sono sicura di aver controllato. E’ un errore del Cup.”
Mi armo di un gran sorriso, arriva finalmente il mio turno e allungo all’operatrice il foglio del pagamento originario e gentilmente mi presento:
Buongiorno, sono Sloggata Perennemente e ho un problema: la richiesta delle analisi prevedeva altri valori, non questo. Sono piuttosto sicura che la prescrizione fosse corretta ma vorrei capire come muovermi ora e cosa fare.
Buongiorno. Oh, cielo, quando ha fatto le analisi?
Lunedì e le ho ritirate ieri, per questo sono venuta subito, per vedere se si possono recuperare le stesse analisi o meno, se devo proprio tornare dal medico a farmi rifare l’impegnativa o altro…
Capisco, attenda. – si mette al telefono: Sì, ciao, sono XYZ, volevo chiederti se hai ancora l’impegnativa num.1234 della signora Sloggata, sì, Perennemente, delle analisi fatte lunedì, sì, cosa c’è scritto? Eh, già, sì, mi puoi mandare via fax? Grazie” chiama un’altra collega che viene di persona: Senti, è successa questa cosa, blablabla, come facciamo? Annulliamo e rifacciamo? Per il pagamento? Eh, appunto blablabla e vorrei sapere chi è stato, com’è possibile, blablabla
Guardate, a me basta poterle rifare senza tornare dal medico, poi se devo pagare, le pago…
Eh, ma no, costano tanto… poi pagherebbe una seconda volta anche il prelievo e che strano che l’infermiera non si sia accorta quando le ha fatto il prelievo…
…Mi scusi… ma… tanto… quanto?? (pensavo ad altri esami fatti, 80 neuri…)
Eh… tanto… 22 euro circa…
Ah!! Temevo di più, come gli altri, francamente. Senza farvi ammattire, posso usare la stessa ricetta e rifarli il prima possibile? Mi servono entro quella visita là…
Guardi, l’errore è nostro, per cui (morale della favola) le emettiamo la ricevuta a zero e le rifa o domattina alla tal ora
Mmm… no, domattina… sabato… a quell’ora ho il corso di scrapbooking con le colleghe, non posso. Prima, tipo all’alba?
Purtroppo no. Facciamo lunedì alla tal altra ora?
Va bene, prendo permesso. Ma ce la facciamo coi risultati in tempo?
Purtroppo no, sono pronti sicuro 3 giorni dopo, però spesso sono pronti prima… Lo specialista dovrebbe vederli già a video, anche se lei non ha il cartaceo. Anche perché spostare lo specialista, il primo appuntamento è a fine gennaio.
Ok, facciamo lunedì allora.

Per cui, alla fine della fiera, sono tornata a rifare le analisi, ho trovato una ragazzona dall’accento a me noto come infermiera e ho scoperto che è originaria delle zone di Supeimonti, di madre autoctona e padre straniero. Altre due chiacchiere, altra tornata di prelievi e via.

Ne ho riso col mio medico, gli ho sottoposto altri miei dubbi ai quali lui ha risposto con la solita schiettezza cristallina, mi ha tranquillizzato (come anche mamma) sulla visita ortopedica (ho preso molto male quello che mi ha detto l’ortopedico, davvero male) ma mi ha di nuovo sbattuto in faccia la realtà e quindi… si continuano le cure per il sangue e per le caviglie. Le prime con ottime risposte finora, le seconde… se saranno stabili nel tempo, è quanto posso sperare. Ma sono in attesa di poter avere un altro parere fidato dalle parti di Perla Termale, anche se già mamma conferma la sensatezza delle parole dell’ortopedico attuale.

Vedremo. Come prosegue. Per ora sembra comunque meglio. Mi basta stabilizzare innanzitutto, e poi si ricomincia.

“When you touch someone with respect… something happens” (Pierre Dulaine)

“Quando ci si tocca con rispetto… qualcosa cambia” – Pierre Dulaine

Ovvero: il “circolo virtuoso” della vita.

Stavo guardando, qualche giorno fa per la prima volta, il film “Ti va di ballare?” con un sempre affascinante Antonio Banderas e mi sono chiesta chi fosse il maestro di ballo che lui interpreta, Pierre Dulaine.

Riassumendo all’osso, se ricordo bene: padre irlandese protestante, madre franco-palestinese cattolica, nato e cresciuto in medio-oriente, si trasferisce in Gran Bretagna e America. 4 volte campione del mondo di balli da sala con la sua compagna di ballo Yvonne Marceau, fonda una sua scuola e inizia ad insegnare col suo metodo Dancing Classroom ad allievi disagiati di scuole di New York, e prosegue con bambini autistici, ed altre realtà.

Negli anni sono rimasta affascinata dal trasporto della cortesia, è una cosa che mi appartiene e che, per quanto mi è possibile, cerco di attuarlo sempre, anche quando non mi esce naturale.
La frase che riassume tutta la filosofia di Dulaine è pregnante e verissima: avete mai provato ad entrare in un negozio, salutare e poi condurre la conversazione con il personale in maniera preventivamente cortese, finanche gentile? Magari non sempre funziona, all’inizio, ma quando iniziano a vedervi più volte, sono già predisposti nei vostri confronti in maniera positiva. Magari non potranno aiutarvi, ma saranno anche sinceramente dispiaciuti di non poterlo fare. Oppure troveranno un modo per accontentarvi o darvi un’alternativa. Uscite ringraziando, salutando ed augurando una buona giornata, serata o quello che è. Farete contenti loro e sarete più leggeri voi.
Chiaro, non funziona sempre e nemmeno con tutti, ma a lungo andare vi torna indietro in maniera costante e decisa.
Non ho mai amato molto la visione del trovare il buono in tutte le cose, à la Pollyanna. Davvero no. Eppure alla fine mi ci ritrovo nel mezzo: è il modo più semplice (che non significa affatto più facile!) per sopravvivere alla quotidianità e darle una svolta più decisa e più viva. Non amo il gioco al “meno peggio”, anche se in qualche modo c’è il rischio che passi questo messaggio.
Non è facile, santa ciotola, non è per nulla facile, ma ti entra dentro prepotentemente.

Avrei alcune altre considerazioni da fare ma vi lascio con un bellissimo discorso di Pierre Dulaine, è in un inglese comprensibilissimo (e se ve lo dico io…) coi sottotitoli in italiano. Sono 14-15 minuti molto interessanti e coinvolgenti e meritano ogni secondo di attenzione: sono il mio augurio di buon inizio settimana, mentre preparo qualche nuovo post.

Angelo Branduardi – Il Dono Del Cervo (Live @Antwerpen)

In assoluto tra le mie canzoni preferite, Il Dono Del Cervo di Angelo Branduardi. La imparai agli scout di PerlaTermale e non mi ha più abbandonata. E’ una di quelle che canti dall’inizio alla fine con un’emozione grandissima dentro. Il dono finale della vita di un corpo e di un’anima, mi pare un bellissimo “ultimo saluto”.
A voi il video preso dal canale YouTube ufficiale del cantautore

Ho trovato questo testo, preso dalla pagina ufficiale di Branduardi:

Spesso il significato che si cela dietro una canzone ha una densità emotiva sorprendente… Addirittura, in questo caso, evoca il dono della Resurrezione.
Ne “Il dono del cervo”, uno dei brani più toccanti e significativi della discografia branduardiana, un nobile signore, tornato da una battuta di caccia, racconta il sorprendente incontro avuto con un cervo. L’animale gli parla: presto dovrà morire, ma prima si donerà interamente al signore. La carne, allora, sarà cibo; la pelle, riscalderà; il fegato porterà coraggio… I doni del cervo sono sette e per sette volte rifioriranno rinnovandone la vita.
La figura del cervo è da sempre ricca di significati simbolici: le corna, messe in relazione al sole, per le loro ramificazioni, spesso venivano poste nelle tombe perchè si credeva avessero il potere della resurrezione. Rappresentava anche un dio dei boschi: il guerriero che avesse trovato la tomba di un cervo, avrebbe sempre avuto una guida per il suo cammino…
La magia di questa favola, in ogni caso, è legata in misura uguale alla musica che la racconta: la voce si fonde con gli strumenti che accrescono la loro intensità nel momento dell’incontro e nelle parole del cervo, per poi acquietarsi al termine della narrazione. E la malinconica dolcezza che rimane, non puo’ lasciare indifferenti.
Alessandra Mazzucco

NOTA:
Il quadro che rappresenta il video: Pisanello, Visione di Sant’Eustachio, 1450 ca., National Gallery, Londra
Sant’Eustachio era un cavaliere dell’esercito romano di nome Placido. Durante una caccia, fu attirato da un cervo al quale apparve con un crocefisso tra le corna. La miracolosa apparizione fu accompagnata dalla voce di Cristo che gli disse di essergli apparso per salvarlo. Placido si convertì e assunse il nome di Eustachio. Questa storia, riferita da Jacopo da Varazze nella sua «Legenda aurea» (una raccolta di vite di santi scritta nel XIII secolo) era molto popolare ai tempi, e fu il soggetto scelto da Pisanello per questa tavola.
(FONTE: francescomorante.it)
NDR: Se andate a Roma e visitate la Chiesa di Sant’Eustachio, noterete sul tetto la testa di un cervo che ha tra le corna un crocifisso…

Ed infine il testo completo:

Il Dono Del Cervo

Dimmi, buon signore
che siedi così quieto
la fine del tuo viaggio
che cosa ci portò?
Le teste maculate
di feroci tigri,
per fartene tappeto le loro pelli?
Sulle colline
tra il quarto e il quinto mese,
io per cacciare,
da solo me ne andai.
E fu così che col cuore in gola
un agguato al daino io tendevo,
ed invece venne il cervo
che davanti a me si fermò.
E fu così che col cuore in gola
un agguato al daino io tendevo,
ed invece venne il cervo
che davanti a me si fermò.
“Piango il mio destino,
io presto morirò
ed in dono allora
a te io offrirò
queste ampie corna,
mio buon signore,
dalle mie orecchie tu potrai bere.
Un chiaro specchio
sarà per te il mio occhio,
con il mio pelo
pennelli ti farai.
E se la mia carne cibo ti sarà,
la mia pelle ti riscalderà
e sarà il mio fegato
che coraggio ti darà.
E così sarà, buon signore,
che il corpo del tuo vecchio servo
sette volte darà frutto,
sette volte fiorirà.”
Dimmi, buon signore
che siedi così quieto
la fine del tuo viaggio
che cosa ci portò? …che cosa ci portò?

Buona FineSettimana!