Hai cercato su internet, vero?

Come dicevo ieri, vista la situazione e i giri previsti, ho messo il tutore alla caviglia e ho usato le stampelle. La giornata si è rivelata piuttosto caruccia e anche, per certi versi, divertente:

  • Notte quasi insonne, forse per la posizione: dormivo col cuscino sotto al piede (una delle cose che più danno sollievo, è tenere l’arto alzato – un anno fa ci ho dormito a lungo così) o forse per l’idea di alzarmi presto per andare a rifare alcune analisi;
  • Analisi del sangue fatte velocemente: “buongiorno infermiera, guardi, le porgo direttamente il braccio destro perché in quello sinistro in genere nessuno sente la vena, arteria, quel che è”. “Ah, basta saperlo. Quanti emocromo devi fare?” “In che senso?” “Eh, vedo le stampelle, per l’eparina” “Ah, no, guardi, è un caso, devo rifare le analisi per questo motivo” “Capito, allora basta una”;
  • Bus piccolo pieno. Salgo, chiedo gentilmente ad un ragazzo di cedermi il posto, gentilissimo;
  • Al lavoro, colleghi preoccupati (dicevo giusto l’altro ieri che sono carini, vero?)
  • Pranzo oggi in compagnia di altre persone, ma ripeto la disponibilità dei colleghi al “vuoi che ti prendo il pranzo al supermercato di fronte?”. Adoro;
  • Tralasciamo un gestionale (lavoro) che non funzionava e per il quale ho perso il bus e sono arrivata tardi alla visita dall’ortopedico;
  • Poliambulatori convenzionati, signore che provano a fare le furbe per passarti davanti (“devo solo chiedere una cosa”) e altre signore che col sorriso ma decise insistono sul fatto di rispettare la fila come tutti; pazienti in attesa con cui ti scambi opinioni sugli ortopedici locali (dicevano, comunemente, che a Mari&Monti l’ortopedia fosse sinonimo di macelleria, anche se negli ultimissimi anni starebbe iniziando a mettersi su binari più ortodossi grazie al nuovo giovane primario. Speriamo, perché continuo a non capacitarmi di una situazione simile;
  • La visita ortopedica in realtà era per la mano, quando mi sono stirata un dito scaricando la pressa, attrezzo da palestra che molti frequentatori caricano con 8 dischi da 25 kg l’uno e poi non li ripongono. Così l’imbecille pappamolla di turno (la sottoscritta) si fa pure male;
  • Dicevamo: visita per la mano ma l’ortopedico mi guarda con un sopracciglio alzato, vedendo le stampelle; e al che mi visita pure le caviglie, approva la scelta del tutore e delle stampelle, per non andare a caricare troppo gli arti: si necessita di risonanza magnetica ad entrambe così vediamo quanto e come sono provati legamenti e tendini;
  • Bus piccolo, vedo un posto comodo vuoto ma dietro di me c’è una signora anziana con una stampella: le lascio il posto. Che ci fosse stato qualcun altro che si alzasse! Una signora col figlio mi chiede se preferisco appoggiarmi nello spazio riservato alle carrozzine, cosicché io possa tenermi meglio. Che ci fosse stato qualcuno che, di fronte a questa disanima, si alzasse. Nulla. Vabbé, due fermate potevo tollerarle. Di più, avrei chiesto a qualcuno di alzarsi;
  • Di strada verso il dottore, lo vedo al bar a prendersi un caffè. Meritatissimo, sicuramente. “Dottore, la trovo su, dopo?” “Certo!” “Ah, ok, a dopo!”
  • Nuovi pazienti in attesa, tra una chiacchiera e l’altra istruiamo sugli usi e consuetudini giusti e sbagliati con il dottore e gli altri pazienti; ovviamente non manchiamo di dispensare elogi al mio amato dottore e consigli per la sopravvivenza in sala d’aspetto;
  • “Sloggata (ora ha definitivamente imparato nome e cognome), che ci fai con quelle cose? (Le stampelle, ndPS)” “Eh, dottore, si ricorda, l’anno scorso, ecco ieri è successo… poi allora oggi, vista la visita ortopedica… quindi lo specialista, gentilissimo… quindi ha scritto questo per lei… ho pensato al tutore (glielo mostro) e alle stampelle e…” “Oh, finalmente una che ragiona! Hai fatto benissimo, certo. Ma riesci ad andare al lavoro?” “Oh, beh, con qualche bus… se non trovo da sedere, chiedo gentilmente di cedermi il posto” “Ma grandissima!!” “Eh, però mica sempre si alzano, anzi si girano a guardar fuori dal finestrino” “gente di m…a, che gente di m…a!
  • “Dottore, sappia che torno martedì con i risultati delle altre analisi. Però volevo chiederle, no, per fegato, milza, razzi e mazzi, se potevamo…” “Guarda che abbiamo appena fatto: tiroide a posto, fegato a posto, diabete non c’è, valori ok, solo quella_cosa_lì ma… avrai cercato su internet, e trovato le peggio cose, non è vero?” “No, dottore, assolutamente no. Non ho voluto cercare nulla: perché spaventarmi inutilmente? In più, con tanti anni di studio, laurea, specializzazione, esperienza sul campo, ne sa più lei di Wikipedia, no?” “Beh, non è detto” “Mah, non le credo, magari anche sì, però non ci penso nemmeno a guardare online”. (Gongola) “Comunque, piccola (sarei io, eh!), intanto vediamo queste analisi e poi ci muoviamo, inutile spender soldi subito a caso. (Sottinteso il repetita “magari è davvero un errore di laboratorio” – secondo me no, ndPS)”
  • Altre battute col dottore – adoVo.
  • L’ho già detto, in questo post, quanto io ami il mio dottore?
  • Fermata del bus, una ragazza mi cede il posto per sedermi alla banchina. Adorabile;
  • Cambio del bus, quello davanti (il mio per casa) parte. L’autista intravede la signora davanti a me (e scesa con me dal bus dietro) e probabilmente anche me. Si ferma, riapre le porte e mi aspetta. Adorabile.

Come direbbe CollegaPreferito, Slog sei proprio un catorcio.
I cicli di sfiga ecc, durano 7 anni completi o come funziona? Sai mai che col 2016 magari io mi sistemi una volta per tutte…

Piccole banali inutili riflessioni su Roma

Mentre ero a Roma, mi sono lasciata andare ad alcune riflessioni.
Spero che nessuno se ne abbia a male, ma non ho avuto un’impressione così positiva, per quel poco tempo che ho avuto modo di vedere un poco di città.
A dirla tutta, ho vissuto più dal lato della mia amica che si muove per il suo quartiere con una bambina, che non quello turistico.
Ribadisco, sono solo opinioni personali e legate ad una minimissima esperienza di pochi giorni, per cui direi proprio inficiate da scarsa conoscenza e dalla mia cultura un po’ più austroungarica, se vogliamo.

Stimo le mamme a Roma che devono gestire un passeggino in mezzo al traffico, marciapiedi stretti o inesistenti facendo slalom tra alberi le cui radici dissestano la pavimentazione, motorini bruciati e fermi lì da settimane, parcheggi irregolari, sporcizia in giro. Magari in salita, obbligata a camminare sul bordo della strada.

Però la rete per cellulari&co. prende bene dentro tutta la linea A della metro. Non serve ricordare che la linea A è la linea turistica e se si prende la B, il telefonino non serve e i treni sono di ben diversa qualità. Non discuto nemmeno le scale mobili o gli ascensori che non funzionano, alla faccia dell’attenzione alle persone disabili. Né alla lungimiranza nell’interrompere una linea metro in un quartiere senza parcheggi, quando la fermata successiva potrebbe averli ed essere affianco ad una stazione ferroviaria semi-deserta ma con un certo potenziale.

Un’altra cosa che mi ha colpita è la flemma di qualche commessa in qualche supermercato, soprattutto davanti ad una madre con una bimba da gestire.
Infine, mi ha molto colpita il fatto che non ci siamo drogherie tipo Tigotà, Acqua&Sapone, Cad, e che se ti serve del materiale femminile, qualsiasi negozietto tu abbia la fortuna di trovare, ti vende 8 pezzi a “solo 2,49 euro”. Peccato che con quella cifra, in qualsiasi negozio a M&M, hai almeno 12 pezzi (magari con 2 in omaggio). Però i grandi supermercati hanno offerte molto interessanti che, a parte in un centro commerciale in culo al mondo ed irraggiungibile per una de-macchinizzata come me, a M&M non capitano spesso.
Però! Però all’angolo tra Via del Corso e Piazza di Spagna si trova l’omino delle caldarroste. A metà maggio.

Però si trovano tanti negozi e negozietti interessanti e per vestirsi c’è decisamente più scelta (anche per taglie e prezzi, oltre che per campionario) che a M&M.

A livello artistico ho visto poco, ma come inclinazione personale preferisco altri periodi rispetto a quelli dell’antica Roma. Ma trovo assolutamente affascinante le innovazioni tecniche che hanno portato in giro per l’Impero.
Per fare un paragone, ho trovato più a misura di persona Bologna&dintorni (che però non è una megalopoli come Roma) e più bella artisticamente Firenze (che però la conosco anche di più, ma non ci vivrei nemmeno sotto tortura: troppo incasinata e troppi turisti, ma credo di essere demofobica).

Tuttavia mi chiedo come una città che ha civilizzato tutto il mondo antico possa essere manifestazione di tanto degrado e di scarsi senso civico e lungimiranza: dove sono andati persi i geni degli antichi latini? Per lo meno, mi riferisco alla gestione dell’Urbe.

Però. Però i romani sono cordiali ed ospitali, chiacchieroni e disponibili, simpatici davvero, caciaroni ed aperti.
Per esempio uno dei guardiani nel Museo dei Tesori Vaticani s’è interessato all’ammirazione che la mia amica ed io nutrivamo per una statua e ci ha intrattenute anche su altre opere dello stesso artista. La commessa flemmatica però era generosa.

A me, onestamente, di Roma è piaciuta la gente, più della città.

conversazioni rubate…

scena in farmacia:
* vorrei un fondotinta AziendaCosmetica
– guardi, purtroppo non lo teniamo più perché l’azienda è fallita
* ma le arriveranno?
– purtroppo no, è fallita
* ah, e lo trovo in qualche altra farmacia?
– …
cambiano i posti ma gli utOnti restan sempre quelli.
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sul bus:
che bello, stai a trieste, in triestino alto adige

Carinerie di callcenter

M&M Trasporti, mi dica
Sì buongiorno, volevo chiedere un paio di informazioni per l’abbonamento annuale: così e cosà?
Blablabla.
Perfetto, capito.
Ma lei è la prima volta che lo fa?

Allora, le consiglio di farlo partire da febbraio così evita tutte le file di fine anno. In questo periodo viene sempre tantissima gente, le conviene fare ancora un mensile e poi venire con calma.
Grazie per la dritta!

stavolta ero io che chiamavo e l’operatore era un uomo.

Se il vaffa si vede dal mattino…

Oggi sono in modalità Rottweiler.
Bus strapieno, ero in fondo con una collega. Lei seduta sul posto vicino alla porta posteriore ed io sullo scalino del suo posto rialzato. Alla fermata prima della nostra ci rendiamo conto che non è proprio possibile andare alle porte centrali, per cui decidiamo a voce chiara di scendere da dietro. Un signore sorride commentando che non c’è altra soluzione.
Si ferma il bus, scendo giù dallo scalino e scendo e, mentre passo, un signore grosso si incazza che non è il modo. Al di là del fatto che erano un po’ di minuti che stavamo cercando di capire come muoverci e ci hanno sentite, mi sono scusata. Questo insisteva e al che mi sono girata con uno scocciatissimo “Mi sono scusata, l’autobus è strapieno, vediamo di finirla!”.
Scendendo costringiamo i passeggeri alla fermata a non salire e una signora impellicciata si gira scocciata con un “eh, fare un passo in più è un problema”. Al che ringhio un feroce “mi faccia il piacere di star zitta, signora, ché  se non scendevo io, lei non poteva salire!”

Ma andate a fanculo, pensionati rompicoglioni di merda! Ché le vostre pensioni le sto pagando io e se siamo in un’Italia simile è in gran parte colpa vostra!

(per la cronaca, ho intimato ad una utente di calmarsi. Aggressiva lei, reazione infastidita io)