Il coraggio dei propri pensieri vs leoni da tastiera

C’è una cosa che mi colpisce moltissimo, in questi ultimi anni. Si tratta di due categorie apparentemente opposte ma non so fino a che punto lo siano: coloro che non hanno il coraggio dei propri pensieri (ed eventualmente azioni) e i leoni da tastiera (che sicuramente non hanno il coraggio delle proprie azioni).

Partiamo dai leoni da tastiera, ché è più facile: essi sono coloro che si vantano di potersi esprimere liberamente sempre e comunque, perché siamo in libertà di opinione, e quindi pensano di essere autorizzati ed intoccabili. Magari insultando a destra e a manca, dando della troia ad un personaggio pubblico o ad una persona X qualsiasi. Però poi, se vai a chiedere lumi, diventano piccoli piccoli soprattutto se minacci querele. Poi ci sono quelli che per difendere una vittima, diventano a loro volta leoni da tastiera e vanno a bulleggiare i primi leoni da tastiera. Insomma, è chiaro che i secondi non si curino del fatto che siano beceri esattamente quanto i primi. Se non si fosse capito: odio le gogne pubbliche e il bullismo mediatico cui stiamo assistendo e partecipando sempre più spesso.

Arriviamo alle pecorelle senza il coraggio dei propri pensieri, quelli che conosci e poi spariscono senza motivo o, per lo meno, senza dirtelo. Oppure non dicono le cose, tu non cogli o non ti capaciti e si innescano dei meccanismi di incomprensione. Al di là delle incomprensioni, se poi chiedi lumi rischi di fare la figura della patetica ossessiva o maniaca. In realtà ti piace semplicemente avere chiara la situazione ed eventualmente far arrivare il messaggio “cicci*, abbi il coraggio di dirmi le cose che pensi e eventualmente incassare la mia reazione, di forza o di sofferenza che sia”.

I primi meritano querele. Gli altri meritano di essere costretti ad affacciarsi alla loro vigliaccheria e/o codardia.
I primi li reputo cretini e basta, non mi ci incazzo nemmeno. Li segnalo e via. Gli altri mi fanno arrabbiare, più che deludermi.
Credo nella correttezza e preferirei sempre una verità nuda e cruda ad una bella bugia infiocchettata. Un po’ come strappare il cerotto…

Non mi riferisco solo al virtuale, parlo anche del reale anche se, a volte, pare meno lampante. Pare.

Cose da non credere.

Negli anni, a lavoro, ne ho sentite diverse. Che siano successe direttamente a me o che mi venissero riportate da colleghi del mio stesso servizio o di tutt’altra azienda, è quasi irrilevante. Questa merita.

Gli helpdesk ricevono chiamate e le censiscono su un programma di apertura e gestione ticket. Allo stesso modo gli utenti possono aprire ticket autonomamente e l’helpdesk se ne fa carico.
Anche solo l’apertura da parte di certi utOnti, meriterebbe un discorsone… Potrei scriverne un libro. Ad ogni modo, ci sono alcune agenzie che sono piuttosto note per simpatia, per “simpatia ed educazione”, per intelligenza, per “intelligenza oltre ogni logica”. Nell’ultimo caso, ci sono anche i vincitori assoluti per “umiltà ed intelligenza oltre ogni logica”.

All’ultimo caso appartengono due sorelle vincitri: Umiltà e Intelligenza, per l’appunto. Umiltà ascolta sempre quello che le si dice per rispondere alle sue richieste e domande, Intelligenza attua sempre subito e con estrema chiarezza le indicazioni complicatissime che le si danno. Arriviamo al giorno in questione, quando inoltrano due pratiche, compilate perfettamente, senza fastidiosisssssimi punti di domanda, firmandosi in entrambi i casi in modo tale che io sappia subito con chi parlare e non perdere tempo.
Giorno 1: tentativi di chiamata – infiniti. Riuscite – nessuna: o risulta occupato o cade la linea.
Invio mail segnalando la difficoltà di contatto e chiedendo un recapito alternativo. Risposta: nessuna.
Giorno 2: risposte alle mail – nessuna. Riuscita di ricontatto telefonico – nessuna. Inoltro il ticket al livello superiore.
Sempre Giorno 2, poche ore dopo: ticket aperto di nuovo, ovviamente firmata e ovviamente senza fastidiosi punti interrogativi ecc e riferita ad uno dei due precedenti, chiusa con comunicazione all’utOnta di contattare l’ufficio preposto.
Provo a chiamare l’agenzia, e stranamente stavolta riesco a prendere la linea. (Godetevela)

Slog: Buongiorno, sono Sloggata del vostro helpdesk. Cerco chi ha aperto il ticket su cliente XYZ.
Collaboratrice: Ah, sì, è stata Intelligenza, gliela passo.
Intelligenza: sì, sono Intelligenza, ho aperto io il ticket.
S: immaginavo… La chiamo per ricordarle di inoltrarlo all’ufficio preposto, come indicatole dal collega poco fa.
I: certo, l’ho appena aperto.
S: no, l’ha aperto all’helpdesk e non all’ufficio preposto.
I: sì, l’ho mandato poco fa.
S: certo, ma deve mandarlo all’ufficio preposto.
I: l’ho mandato all’ufficio preposto.
S: no, all’helpdesk, infatti la chiamo come sempre da qua.Se vuole, lo facciamo insieme.
I: va bene.
S: mi dia il codice per la teleassistenza, per favore.
I: ecco qwerty.
S: non funziona.
I: ma non riesco per i ticket.
S: scusi?
I: eh!! Non riesco ad entrare nel programma dei ticket.
S: ok, allora esca dal programma, lo chiuda del tutto e rientri.
I: non riesco ad entrare nel programma!!
S: certo, esca dal programma, lo chiuda e lo riapra.
… vuoto … silenzio … quindi non ha appoggiato la cornetta. Chiudo la comunicazione e richiamo.
S: buongiorno, sono sempre Sloggata e cerco Intelligenza.
C: ah, sì, Intelligenza è andata un attimo a mettere i soldi nel parchimetro perché stanno passando i vigili.
S: …
C: Diceva “pronto pronto” e non sentiva risposte.
S: … nemmeno io ma pensavo che avesse appoggiato la cornetta per…
C: può attendere un attimo che torni?
S: … se è veloce sì, se no richiamo.
C: un secondo.
I: sì, eccomi. Non la sentivo
S: Intelligenza, allora, ha chiuso il programma ed è riuscita a riaprirlo?
I: guardi che ho capito come devo fare, eh!
S: … benissimo, allora buona giornata.
Intelligenza chiude la comunicazione.

Seguono atroci urla sloggate per disperazione. Segue abbraccione di conforto da CollegaPreferito. (Così gli ho scrocchiato la schiena ed eravamo felici in due)

Li calamito tutti io?

Vediamo un po’… poco meno di due anni fa ci fu la conoscenza del Truce con cui, attualmente, c’è un tacito accordo di far finta di non vedersi o di salutarsi proprio se non è possibile altrimenti.

Poi, recentemente, c’è stato Mr. Milledomande che, per motivi futili, si è rifatto vivo ma ho dovuto ribadire il concetto.

Infine, Mr. Bidone. Colui che risulta irrintracciabile fino a poco prima dell’appuntamento, comunica via un paio di vigliacchissimi sms che ti pongono una domanda sola e torna irrintracciabile e/o non comunicativo. E tu resti con la domanda “ci sei o ci fai?” che sarebbe la versione gentile di un ben più realistico “ma sei un emerito c……e o proprio un grandissimo s…..o??”

E poi sono io la diffidente.

I baci si rubano, non si chiedono.

Ormai è raro che parli di cose molto personali, nel blog. Tuttavia vorrei condividere una mia recente esperienza e vorrei avere una vostra opinione.
Su Facebook mi trovo, dal nulla, una richiesta di amicizia di un ragazzo con cui ho solo un’amicizia in comune: uno dei gelatai più famosi di Mari&Monti, ergo è facile desumere che questo gelataio non conosca né me né l’altro ragazzo. Lascio la richiesta lì per qualche giorno, poi decido di non cancellare e scrivere direttamente al ragazzo. Alla fine risulta simpatico e ci esco, decidiamo di rivederci. E’ una persona carina, propositiva, simpatica, comunicativa ed esplicita.
Io, per motivi vari, sono un po’ nervosa e ahimé tratto di conseguenza. Anche per il fatto di non essere sicura, di sentirmi pressione addosso, richieste continue di feedback che, dopo poco tempo, mi pare presto. Di mio sembro un po’ freddina perché ho bisogno di tempo per lasciarmi andare e soprattutto se una persona mi fa dei complimenti, nella migliore delle ipotesi ringrazio abbassando lo sguardo imbarazzata. Ho provato a sforzarmi e a rispondere, mi pareva anche giusto.
Ma. Ma se dico, chiedo, cerco di far capire un solo ed unico concetto, ed esso non viene rispettato, inizio ad inalberarmi. Il punto è che sono timida in queste cose. Sono un pochino tra il leggermente diffidente e il facilmente imbarazzabile. Dichiaro sempre esplicitamente la mia difficoltà, il mio apparire fredda, quando in realtà non lo sono. O, almeno, così mi dicono varie persone che mi conoscono. E la risposta comune è spesso “i tuoi occhi parlano”. Chiedo tempo e spazio. Segnalo di sentirmi in forte difficoltà e messa al muro. Non funziona così.
E infine mi vengono chieste cose per cui si stava creando il momento, andava sfruttato serenamente, non richiesto. E lì basta. No. Mi sono tirata definitivamente indietro. Se un uomo (o donna, sia chiaro), perché a 30 anni e oltre siamo uomo e donna, anzi. Ricomincio. Trovo prezioso il fatto che una persona sia schietta e che ti faccia complimenti anche se non esplicitamente, che te li faccia diretti, che sia affettuosa e attenta. Tuttavia se quella stessa persona si aspetta sempre feedback più o meno immediati e non sa gestire la sua stessa delusione, c’è un problema di insicurezza che appare profonda, se di fronte alla richiesta di tregua, non capisce.
Mi è dispiaciuto, ho reagito male ma ci sono rimasta di sale.
Tutto questo per dire che ho bisogno dei miei tempi, non sono lunghi, ma non posso essere messa al muro quando sono schietta, a volte fin troppo. Ma soprattutto:

I baci si rubano, non si chiedono.

SI STA, PERENNEMENTE, DIVERTITI COME GLI SLOGGATI

Qui vi avevo riassunto le ultime sfighe.
Sono andata dal mio amato dottore in Birkenstock che mi ha prescritto altra roba e invitata a tornare dopo una settimana.
Il 4 avrei avuto una visita specialistica, ma mi chiama la segretaria del distretto ASL dove avevo prenotato per chiedermi di anticipare a martedì 2. Ottimo, penso, così poi la sera vado dal dottore.
Bene, quando è il mio turno, si apre la porta dell’ambulatorio dello specialista e chi mi trovo davanti? Una youtuber locale!! Mi fa entrare, le chiedo se è NOME DI BATTESIMO e sorpresa annuisce. Le rivelo che ogni tanto vedo qualche suo video e sorride imbarazzata. Come si dice qui, è “coccola” e preparata. Mi fa una visita accurata, mi spiega per bene, la saluto e vado.
(Meno male che in un mondo terrificante come quello degli youtuber, c’è ancora qualcuno coi piedi per terra e con competenza e passione per il proprio lavoro)
Ho appuntamento per pranzo con le Sartine, le compagne del corso di cucito, la maestra, la figlia e la neoarrivata nipotina. Per perdere un po’ di tempo, vado in farmacia davanti al medico a prendere quanto prescritto. Mi accorgerò solo a casa che mi hanno dato metà dosaggio. Non ho voglia di tornare a cambiare, per cui assumerò due pastiglie e pace per il costo.
Pranzo in simpatia con le Sartine, poi la bimbetta frignotta e zia Slog la prende in braccio ed eccola che, sulle mie morbide nonché generose argomentazioni anteriori, si addormenta placida. Saranno il battito cardiaco e la voce regolari a farle da ninna nanna? Gongolavo come pochi… Peccato che poi dovessi tornare in ufficio.
Finito di lavorare: medico. Una mia amica mi teneva il posto ma visto il sole di ieri, c’era ben poco da attendere. Insomma, alla fine ho vinto un altro fastidio ma tanto sono già sotto cura, per cui…

Insomma, dovrò comprare su Amazon qualche portapillole settimanale con scatoline amovibili perché per ora sto viaggiando con mini contenitori Tupperware (e per mini intendo diametro un pollice e alti due dita) che però mi sono comunque troppo grandi.
A me non serve il Sudoku per tener allenata la mente, mi basta ricordare quando prendere cosa, pastiglie, sciroppi, spray; per quanto tempo, quando sospendere, quando riprendere, ecc.

Ok, ho bisogno di un segretario. Cercasi di arguta presenza. No perditempo. Pagamento in sloggaggini.