Non mettere le nuvole di oggi davanti al sole di domani

Non mettere le nuvole di oggi Davanti al sole di domani (Papa Giovanni XXIII)

Non mettere le nuvole di oggi
Davanti al sole di domani
(Papa Giovanni XXIII)

Mai più di oggi mi sto aggrappando a questa frase che ho incollato sulla tastiera del pc del lavoro e mi sono fatta ricamare sulla borsa/zainetto che mi ha fatto Antonella di Made in Bottega (e di cui vergognosamente non vi ho ancora parlato) e che attira sempre qualche sguardo incuriosito quando sono in bus o in giro per città.

Qualcuno, recentemente, parlava di cicli di 7 anni di sfiga. Bene, io li avrei anche passati ma evidentemente non è finita: in un momento di cambiamenti e apparente serenità, continuano ad arrivare notizie ed aggiornamenti per niente piacevoli, per nessuna delle persone colpite, a me vicine o a me direttamente.

Non si fa in tempo a masticarne una, al massimo ad iniziarne la digestione, che ne arriva un’altra. E’ pesante, è sfibrante, è logorante.

Però, il lavoro su me stessa è talmente forte, che alla fine, in qualche modo, riesco talvolta anche a dormire.

In questi giorni va così, quando avrò altre risposte, magari ci riderò pure su. Anzi, ho già in mente un post.

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15 mesi di grazia

(Questo post è scritto a cavallo tra il 20 e il 21 luglio, in questo momento sto teoricamente ri-cominciando una vecchia ma nuova o nuova ma vecchia avventura)

Ad aprile del 2014, a me e CollegaPreferito, per tutta una serie di motivi, venne chiesto di andare in un altro ufficio. Per tutta un’altra serie di motivi, non volevo ma alla fine ho semplicemente detto al mio D(on)atore di lavoro di Migliore Srl che avrei fatto ciò che lui riteneva più opportuno e prendendola, alla fine, come sorta di pausa / stacco da una situazione particolare precedente.
Da allora ho conosciuto nuove persone, ho fatto ciò che avevo imparato all’inizio della mia avventura a Colosso Del Monte, mi sono divertita molto con questi nuovi colleghi così sagaci, anche fuori dall’ambiente di lavoro.
Poi, prima di quanto ci aspettassimo, ci è stato chiesto di tornare in uno degli uffici da cui provenivamo, per una serie di motivi affini all’anno scorso.
Ho accettato subito, stavolta, con l’amarezza di alcune dinamiche, del sapere che qualcuno gioirà nel vedermi andare ma altri saranno anche contenti di vedermi arrivare / tornare.
Ma, in tutta onestà, sono contenta. Perché ho sempre preferito fare ciò che facevo prima, per quanto mi divertissi anche a fare altro. Perché, se mi mancheranno i colleghi attuali, rivedrò più spesso altri vecchi colleghi e conoscerò altre persone. Perché…
Perché questi 15 mesi sono stati, per me, un’occasione continua ed irripetibile, come non mi succedeva più da anni. Davvero tanti anni: una volta mi capitavano tante di quelle piccole cose, piccoli segni, che mi stupivo da sola di quello che mi succedeva. Ed ora mi guardo indietro e posso tirare un po’ di somme positive, anche se tra alti e bassi. Questi 15 mesi sono stati, come dire, una sorta di pausa in cui ho avuto tante occasioni e le ho potute sfruttare tutte:
– staccare un po’ da un ambiente all’epoca particolare;
– grazie a caviglie ko passare tanto tempo con la mia mamma dopo tantissimi anni, con sorella, nipotino, cognato. E il fatto incredibile è che la frattura ad una delle due caviglie fosse solo una questione di tempo: sarebbe successa comunque, prima o poi, eppure è successa esattamente al momento giusto, né prima, né dopo;
– grazie a questo, è scattato un click in testa, impercettibile ma contemporaneamente chiaro, ho iniziato a sgonfiarmi e dimagrire un pochino per volta;
– conoscere nuove persone;
– riallacciare vecchi rapporti;
– sentire l’amicizia e l’affetto di chi mi sta vicino, non solo geograficamente;
– far palestra;
– far un corso di cucito come desideravo da 5 anni e divertirmi un sacco;
– varie ed eventuali che al momento non mi sono ancora chiare o di cui ancora preferisco non parlare.

Mi è stato donato qualcosa di immenso, per far scattare la mia testa totalmente bloccata, intasata.
Alcune cose non sono ancora risolte, la mia testa non è perfettamente in linea, ma va molto meglio.

E non potrei essere più grata di così.

“oggi anche il cielo sta cercando di non piangere.” (cit. Slog)

ci sono decisioni che sono difficili da prendere, che mettono in discussione tutto quello che è stato o, meglio, ti mettono brutalmente di fronte ad una parte di fallimenti anche se ci son state tante piccole vittorie. ti mettono di fronte al non saper o poter essere abbastanza, al non riuscire a gestire una situazione o…

e alla fine l’unica strada che pare più giusta, per lo meno meno sbagliata, più ragionevole, è anche la più dolorosa. è la scelta di affidare un pezzetto del proprio cuore ad una delle poche persone che possono prendersene cura anche meglio di te e della tua scalcagnata “famigliola”.

Corredino felino

Corredino felino

e così, con le lacrime agli occhi e il cuore in pezzi, cominci a preparare il corredino della cesta preferita con una o più magliette con il tuo odore, tiri giù dal mobile il set cuccetta&pappa tenuta da parte, decidi le ciotoline, vai a comprare il suo topolino preferito sperando che l’aiuti ad ambientarsi meglio nella migliore famiglia che possa trovare sul suo percorso.

sono scelte che ti ritrovi a dover affrontare quando vedi che in casa qualcosa non va. da tempo. non va e basta. quando realizzi che non hai un gattone bulletto, un gattino smart e una micetta buffa e diffidente, bensì hai un gatto e una gatta dominanti che entrano in conflitto e che, a modo loro, esprimono il loro disagio. come somatizzare e marcare il territorio. come scacciare l’altra dal letto e non permetterle di avvicinarsi alla bipede.
sono situazioni che non avresti mai creduto di dover affrontare, perché quando decidi di prenderti cura di un animale, è per sempre. perché non è possibile che la situazione diventi davvero insostenibile, in fondo son solo gatti. son solo gatti, un piffero.

e invece, alla fine, ti consulti con gente di esperienza, persone ragionevoli, umane ed empatiche. che, in maniera delicata, ti portano ad esprimere ciò che non avresti mai osato dire: separiamo i due dominanti, allontaniamo uno dei due.
e lì diventa dura perché hai il bulletto, talvolta aggressivo, che è il tuo primo gatto tutto tuo. è colui che ti tiene la zampa sulla mano o sulla testa, di notte, quando stai male. è colui che ti controlla a vista. colui che fa di te ciò che vuole.
poi hai la gattina diffidente, paurosa ma comunque socievole, tenera, buffissima e marcatrice. somatizzatrice. e per caso ti rendi conto che forse non è soltanto lui ad attaccare lei ma, subdolamente e quasi impercettibilmente, è probabile che sia anche lei a provocare lui: i gatti a volte si azzuffano ma tante volte si sfidano, si inibiscono, si attaccano, anche solo con lo sguardo.
e all’ennesima marcatura, scoppi.

solo che trovare una buona adozione per un gatto adulto, per di più problematico, non è facile. trovarla vicino, idem.
ma la fortuna spesso sorride a chi nemmeno osa interpellarla. o per lo meno, a me è successo più volte in passato.
e quindi hai un’amica che conosce la storia, l’ha seguita passo passo, se n’è appassionata come la sua mamma, che con tutta la naturalezza possibile ti dice “la prendiamo noi”.
voi immaginatevi, una persona che coi gatti ci sa fare, che coi gatti ha feeling, che i gatti li conosce, che i gatti li ama, che vi offre la miglior soluzione in poche parole.
in questi mesi ci sono stati vari contrattempi e non ho potuto trasferire la gatta. ma qualche settimana fa è stata fissata una data. con il magone in gola, con uno strappo nel cuore, con tanta paura che questa gatta facesse tanti passi indietro dopo tutte le piccole grandi conquiste per farla aprire, socializzare e coccolarla. a modo suo e secondo i suoi tempi. con il timore di non riuscire a fare un passo simile. di non riuscire a staccarsi dai suoi occhi buffi.

You and I

You and I

l’accompagni, un sabato mattina, presso la sua nuova reggia, con tanti posti da esplorare e in cui nascondersi, vari spazi dove accoccolarsi, due bipedi adulti da schiavizzare e due bipedini da edugattare a suo piacimento.
vederla sparire terrorizzata nell’angolo più nascosto di tutta la casa (certo che i gatti hanno un fiuto eccezionale per questo), ti manda in frantumi il cuore. trattieni le lacrime e, andando via dopo qualche ora, le nascondi dietro occhiali scuri.
sai che è la soluzione migliore, che è la famiglia migliore, che la gatta reagirà coi suoi tempi. ma il distacco è sempre uno strappo.

la signorina, nel frattempo, seppure non ha toccato sabbietta né ciotole, ha iniziato la sua esplorazione notturna della sua nuova reggia e poi si è lanciata all’esplorazione nascosta diurna, per lasciare il suo odore in giro e studiare questi nuovi bipedi che non attendono altro che poterla coccolare come a lei piace.

e così, sabato, con un cielo che sembrava prepararsi finalmente ad un temporale, ho affidato un pezzo del mio cuore a chi ne avrà cura come e meglio di me, sperando di rivederla presto ambientata come una vera regina.

intanto trattieni il ricordo delle ultime coccoline e speri che lei capisca che l’hai fatto solo per lei.

Le ultime coccoline, massaggiando i suoi gommini, a suon di fusa

Le ultime coccoline, massaggiando i suoi gommini, a suon di fusa

buona nuova vita, patatina mia.

Zia Slog va al mare! (in realtà è pure tornata)

Slog prontissima per il mare!

Slog prontissima per il mare!

Ciao a tutti!
Ogni estate, più o meno, ne capitava una per cui dovevo dirottare il tempo o i soldi delle ferie dal sogno-mare a qualche altra cosa. Tipo (in ordine sparso e casuale) sostituzione del mobile del lavello della cucina rotto, lavori dell’impianto gas del condominio (teoricamente a carico della municipalizzata, praticamente ce lo siamo pagati e senza sgravi fiscali… vi vada di traverso la cifra che abbiamo dovuto sborsare al posto vostro!), tumore della mamma, asportazione della cistifellea della mamma, separazione dal mio ex compagno, storta di una caviglia e frattura dell’altra, e chi più ne ricorda, più ne aggiunga.

Quest’anno, sono riuscita a realizzare un piccolo sogno: andare al mare con spiaggia con la sabbia. E, in più, sono riuscita a combinare anche con mia sorella: per cui ci siamo trovate direttamente in loco, in un posto che piace soprattutto a mio cognato e più o meno dove siamo andate da piccole più volte.

In spiaggia con Nipotins!

In spiaggia con Nipotins!

Questo si è tradotto nel poter stare con lei e Nipotins da sola i primi giorni e in seguito anche con mio cognato. Vista la presenza del piccolo, abbiamo trovato (cioè, mio cognato ha trovato, io mi sono aggregata) una struttura alberghiera che offrisse pensione completa: non pensavo ma non sono più tanti gli alberghi che offrono pensione completa. Per lo più si adeguano alle preferenze di tanti turisti, in gran parte stranieri ma non solo, e offrono la mezza pensione, con l’idea che tanti comprano qualcosa nei supermercati per il pranzo e escano a cena la sera. Alla fine si spende la stessa cosa, se non di più, ma avendo un bimbo piccolo, almeno si sente un po’ meno sballottato, si possono seguire i suoi ritmi più facilmente e scegliere un menù che si adatti anche a lui. Insomma, per quest’anno andava bene così.
Anche se nella sala da pranzo il mio artistico nipotino era ormai soprannominato “il pittore”, visto il sugo che riusciva a farsi arrivare fino ai capelli e le tavolozze di frutta e cibi vari che inevitabilmente cadevano sul tavolo.
L’albergo in sé era carino e pulito, il personale gentile e sorridente, sempre disponibile e l’atmosfera del loro gruppo era serena e distesa, cosa che mi fa pensare che i proprietari siano buoni gestori e che siano riusciti a creare e mantenere un clima di rispetto reciproco col personale: odio quando davanti ai clienti non viene mostrato rispetto tra le parti.  (Post scriptum: è ovvio e sottintesto che io abbia lasciato una splendida recensione all’Hotel sia su Tripadvisori sia sulla loro pagina Facebook sia su GooglePlus. L’unica recensione duramente negativa che io abbia lasciato in giro, è stata per un ristorante appena fuori Mari&Monti, non tanto per il rapporto qualità-prezzo non ragionevole, bensì per come la proprietaria – scortese con tutti – ha rimproverato inopportunamente il cameriere davanti a noi per un sorriso forzato che cercava di fare, con 40 gradi all’ombra, non un filo d’aria. Il cameriere era molto gentile, ho trovato insensato il rimprovero, oltre che maleducato e fuoriluogo)
La nostra settimana è stata piuttosto tranquilla, anche se a volte Nipotins era fuori di sé (ma a 18 mesi, col caldo, lontano dal suo ambiente, è anche comprensibile). I ritmi erano piuttosto semplici e ritmati, eravamo in spiaggia nelle ore non centrali, sempre spalmati di crema a protezioni alte (come la foto può testimoniare). La cosa incredibile è che dopopranzo tornavo in camera e mi appisolavo secca per un’oretta o poco più. Che relax, non potete capire!
Il fatto è che era tutto decontestualizzato: albergo, sorella&famiglia lontana da casa, io lontana da Mari&Monti e da Supeimonti, solo costumi e poco più. Ho mangiato non poco, a dirla tutta, ma ero talmente rilassata e tranquilla che credo di essermi addirittura sgonfiata un altro pochino…
Sono giorni che ho atteso a lungo, di cui ho goduto appieno, che ho apprezzato tantissimo: poter passare del tempo con mia sorella da sola, fare due chiacchiere in acqua giocando con la palla, poter scarrozzare in giro il patatone o poter stare con lui senza la presenza della sua amatissima nonna materna (vorremmo capire come diavolo fa mamma ad attirare così tanto quel bambino come nemmeno i suoi stessi genitori, quasi), guardarlo nel suo essere indipendente quando prende la macchinina e va al sentierino di accesso alla spiaggia per farla andare meglio, quando mangia facendoti le faccette buffe, quando urla ancora poco abituato allo sguazzare in acqua, quando ti si aggrappa strettissimo per paura, quando finalmente ti dà un bacino, quando non hai nemmeno potuto sentire che ti ha chiamata zia a modo suo, quando ti dice il suo grazie se gli dai qualcosa, quando gioca con un coetaneo vicino di ombrellone…
E la tua mamma, quando le dici che non vedi l’ora di poterti godere quelle creature, ti dice “eh, mi mancherà quel piccolo manigoldo, una settimana intera” ma sai che è felicissima che proprio quella settimana sarà soltanto tua, di tua sorella, del tuo nipotino e di tuo cognato.

E per una volta, davvero ho staccato completamente la spina.

Incursione Spuntìnica

Miao a tutti,

sono Ubaldo Spuntì, il Divo di casa Spuntìni. Macché casa Sloggata, è indubbiamente casa Spuntìni: sono io che porto le strisce ed i pois in casa e sono il più bello di tutti.

Siccome la Bipede trascura il blog, tocca a me prendere in zampa tutto e dare un colpo di coda per spolverare ‘sta cuccia virtuale!

Iniziamo con le presentazioni! Eccomi in tiro: sono o non sono un gran figattone?

Ubaldo Spuntì, il Divo

Ubaldo Spuntì, il Divo

So che nella categoria “gatti“, quellalà ha fatto già qualche nostra presentazione, mia e dei miei sottoposti, ma lasciatemi ripercorrere le nostre storie, viste dal nostro punto di vista. Ma anche la vita di casa con una bipede tanto squinternata come quella che abbiamo adottato. Che ci volete fare, ho sempre avuto l’indole del crocegattino, quando non picchio nessuno (sottinteso).

Se vi fa piacere, comincerei già con i prossimi giorni a miagolarvi di noi.

Spuntì & tribù Spuntìna.