Il 5 per mille ai bambini: il nostro futuro, ma anche il nostro passato

Mi allaccio a questo post di Una Rosa Verde (leggetelo, ve lo consiglio) per darvi un mio suggerimento per il 730.
Spesso ci ritroviamo alle soglie della dichiarazione dei redditi con un dubbio circa la donazione del 5*1000: a chi lo do?
Ognuno ha le sue motivazioni, le sue esperienze, la sua storia.
Chi lo devolve alla ricerca scientifica, chi ad un’associazione per la lotta contro il cancro, per la fibrosi cistica, per la sla, la sma, chi alle associazioni animaliste, canili, gattili, credo addirittura società sportive.
Ad ogni modo, se ancora non sapete a chi devolvere il vostro 5*1000, io vi voglio proporre l’Associazione Bambi

Associazione Bambino Malato - ONLUS - Codice Fiscale: 91013710222 (per il 5*1000)

che si occupa di sostenere i bambini malati e le loro famiglie (qui lo scopo dell’associazione). E’ un’associazione che è verificabile di prima mano, mamma come fisioterapista la segue. E, se vincessi il famoso concorso di cui sto aspettando i risultati ufficiali, devolverei il 10% dell’eventuale vincita.

Sono dell’idea che i bambini siano sì il nostro futuro ma che prim’ancora rappresentino il nostro passato, cui dovremmo voler bene e di cui dovremmo ricordarci. Per cui, il 5*1000 ad un’associazione per bambini vicina a noi è un investimento su noi stessi.

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Lunedì di ferie? Na! Di fuoco!

Venerdì pomeriggio tardi mi sono ricordata di prendere il lunedì di ferie per fare una serie di commissioni.
I piani originari erano diversi, cioè erano di alzarsi come al solito se non fosse che il cellulare non ha fatto partire la sveglia. Ma alla fine sono riuscita a fare tutto:

  • andare a stampare il mio 730 (non trovavo la mia copia, per fortuna chi me l’ha fatto mi ha mandato il file pdf);
  • andare al caf (“ha l’appuntamento?” è stata la domanda cui avrei risposto volentieri “ovviamente no, visto che ogni volta che chiamo mi dite che non serve, anzi, non li prendete”… Va precisato che non è il famoso caf di cui ho tanto sparlato. Ma è quello della minoranza locale, dove sono andata anche l’anno scorso.);
  • passare in posta a prendere una scatola per spedizioni;
  • passare dal veterinario per chiedergli un consiglio;
  • chiamare il numero verde per il trasporto animali: non ho l’auto, per cui si ringrazia chi si è pensato un servizio alternativo e col furgone passa a prenderti, ti porta dal veterinario, ti torna a prendere (certo, il costo è pari ad un rene, ma un taxi difficilmente accetta animali e ti costa poco meno);
  • fai un minimo di spesa, vai a ritirar soldi, mangia, scansiona i documenti del caf, accorgiti che devi stamparti un modulo ma la stampante non va (le odio. Potrei imparare ad utilizzare una centrale elettrica ma stampanti, fax, fotocopiatrici sono a me precluse);
  • infila i gatti (se devo spendere tanti soldi per portare una gatta, ci porto anche gli altri due) nel trasportino, ovvero Spuntì in quello rigido e da lui scelto, Tamino e LaRossa nell’altro (è stato meno difficile del previsto, ho solo dovuto stanare la micetta), e vai dal veterinario.
  • vai in farmacia per Tamino, dagli la pasta sulle gengive;
  • vai in assemblea condominiale. Per fortuna è semplice, lineare, veloce.
Dei gatti:
  • Spuntì: stranamente non voleva uscire dal trasportino e, dopo i dovuti palpeggiamenti subiti dal bel veterinario ispanico, se n’è tornato zitto zitto dentro. Responso: un “ragazzo perfetto”. Insomma, rinnovati complimenti per un esemplare felino degno di nota (modestamente).
  • Tamino: essendo, di fatto, un gatto di strada (anche se per poco), è incline a certe cose. Per cui, non è una sorpresa che sia saltata fuori una stomatite cronica anche se spiace perché tutto sommato il micio non ha ancora tre anni, e quindi, della serie “sappilo”, in futuro potrebbe iniziare a perdere i dentini davanti (è ovvio che lui prediliga i croccantini, no?). Per un mese gli devo spalmare una pasta sulle gengive e poi… navigazione a vista. Ecco, per me è un tuffo al cuore: con Tamino sono iperprotettiva. Non s’era capito?
  • LaRossa: tutto sommato sana, solo che dopo la sterilizzazione è diventata grossa. Un poggiapiedi, per dirla chiaramente, piccola e tozza. Per cui non riesce a girarsi e pulirsi dietro: le feci restano attaccate al pelo e, visto che le femmine hanno l’uretra più corta dei maschi, più inclini a infezioni alle parti intime. Per cui dovrò di tanto in tanto pulirle il suo regale didietro con le salviettine per bambini. Questo significa che mi odierà sempre di più, per le sevizie cui dovrò sottoporla (ma quanta forza c’hanno i gatti nella coda??? Alzargliela è stata un’impresa, oltre al tenerla ferma…).
    Ad ogni modo, è saltata giù dal tavolo del veterinario e ha tentato la fuga.
In tutto questo, non sono del tutto fuori dall’influenza fulminea di venerdì pomeriggio (ah, la stanchezza…), devo assolutamente riprendere i gastroprotettori e prossimamente rifare tutte le analisi per tornare dalla nutrizionista: ora che peso le pappe ai mici, sarà il caso che mi adegui anch’io.
Magari oggi pomeriggio vi racconto di sabato.

Non chiedermi se sono felice…

Son le quattro e mezza ormai, non ho voglia di dormir, accidenti che farò, quattro righe sfogherò…

Vabbè, buttiamola in musica perché se no mi metto a piangere davvero. Ma vi confermo che l’ora è quella (ok, sono le quattro e un quarto), sono al buio a digitare alla cieca e a buttar fuori in qualche modo la frustrazione, la rabbia, il senso di impotenza, per una situazione che, volente o nolente, mi sta sfibrando.

Ammetto di essere un po’ teatrale in certi momenti, buttando le cose sul ridere, solitamente con un pizzico di ironia, talvolta con sarcasmo o polemica, per fortuna non più con quel cinismo che subdolamente mi era stato insegnato dal mio ex TopManager (non mi pare di averne parlato finora su questo blog e non ho nemmeno l’intenzione di cominciare ora). Oh, considerazione volante: che stia davvero disimparando quel maledetto cinismo che, fino a quell’essere innominabile, non sapevo nemmeno cosa fosse? Sarebbe una gran conquista, voi non potete nemmeno immaginare.

Dicevo, sono teatrale a volte, ma non faccio scenate in giro per uffici. Non mi permetto scenate, piuttosto provo a ragionare e prima di mettermi a litigare, mi giro e me ne vado. Detesto le sceneggiate di tanti clienti/utenti che fanno solo figuracce e già solo per come si atteggiano, per cui piuttosto agisco in separata sede in un secondo momento. Anche perché finora non ho avuto grandissimi drammi. Basta non citare la questione delle mie dichiarazioni dei redditi degli ultimi anni fatti tramite un Caf Uil. Ovviamente, non serve specificarlo, quest’anno mi faccio fare la dichiarazione da una gentilissima e dolcissima conoscente che l’anno scorso mi ha controllato e corretto le suddette dichiarazioni.

E ripeto: nemmeno in quell’antipatica situazione avevo trasceso l’educazione, nonostante mi avessero trattata a pesci in faccia.

La prima vera scenata in cui sono stata davvero portata all’esasperazione, è stata l’estate scorsa con la direttrice di una filiale del centro. Roba che il promotore finanziario tramite cui ero approdata lì, era assolutamente sbigottito dal tono acceso e secco di due donne che si stavano… confrontando. Eh sì, perché finché non mi si fa passare per stupida e per quella che ha capito male (quando avevo fatto in ogni singola banca ad ogni singolo bancario le stesse precise domande usando parole specifiche e frasi tratte proprio dal loro linguaggio bancario), posso passare oltre. Quando ho la esplicita impressione di esser presa in giro, la reazione è garantita. Ovviamente difendo le mie posizioni senza offendere la persona che ho davanti.

Adesso cosa succede? [perdonate ma per ora questo lo ometto]

A me viene da piangere, non ci dormo, mi viene la nausea. Oggi rifarò il giro di chiamate:

Logistica, Callcenter Panmedia (e se solo osano, stavolta divento maleducata davvero), Negozio Aiazzone (sperando di riuscire a parlarci!), Associazione dei Consumatori, Fiditalia (ammesso di trovare un numero cui rivolgermi, altrimenti mail).

Come dire, non è tanto per i soldi (anche, certamente!), quanto per il senso di impotenza di fronte ad una situazione simile. Parliamoci chiaramente: siamo ormai nell’ambito truffa/raggiro.

E a me viene da piangere. Perché poi la gente non capisce perché non sei felice di aver “finalmente” casa “tua”.

Già, perché già all’epoca del rogito (30/09/10, fate voi il conto di quanto tempo sia passato…) quando la gente mi chiedeva “ma non sei eccitata e felice?”, mi guardava stranita perché rispondevo “no, non lo sono e non lo sarò fin quando non mi sarò definitivamente trasferita in casa”.

Ecco, ora ditemi se è davvero così incomprensibile la mia sensazione di voler bruciare tutto.
E mi struggo ancora al pensiero di mollare tutto e andare in Germania, in qualche cittadina di media grandezza.

Sono totalmente sfibrata. E inizio seriamente a vedere tutto nero, mettendo in discussione tutto. E tutti.

…nel frattempo si sono fatte le cinque e dieci…

Aggiornamento di questa tarda mattinata:

– il callcenter di Panmedia (operatrice fin troppo sbrigativa) mi conferma la consegna da febbraio in poi, nega il fallimento di Aiazzone e la liquidazione di Panmedia, dice che i negozi sono in fase di ristrutturazione;
– la logistica di Padova, ditta ovviamente separata da tutto il casino di Aiazzone, afferma di esser scollegata dai sistemi di Aiazzone da una decina di giorni e di non avere più rapporti con Aiazzone, di avere solo parte di alcuni ordini (“non starebbe in piedi nemmeno un mobiletto”), di capire la situazione e di sperare che sia davvero come dice il callcenter (“scusi, ma quando l’ha sentito?” “10 minuti fa” “colleeeega!! 10 minuti fa alla signora hanno detto questo, hahaha – risata amara della signorina- Signora, mi scusi, non sto ridendo per lei, solo che questi operatori sembra che vi stiano proprio prendendo in giro”).

Guardi sul web e vedi che il negozio è sicuramente in sciopero (“il numero da lei chiamato è inesistente o al momento non disponibile”) e sembra che non si possano sospendere i prestiti. In realtà, ad esser pignoli c’è della giurisprudenza di diverso avviso.

Resta il fatto che mi sta consumando questa cosa. E per favore non tiratemi pacche sulla spalla dicendo “dai, non la prendere così”, perché io tutto sopporto tranne quando -come ‘sti delinquenti della situazione Aiazzone – Panmedia – Fiditalia- prendono per scemi.

Isee e dintorni.

Non ho pace.

La raccomandata a/r al caf è stata spedita.

Ora però, per l’università, dovrò riuscire a recuperare l’Isee di uno dei nuclei genitoriali. E mi prende male, sapendo quale devo recuperare. Anzi, diciamo che mi viene da piangere proprio. Spero nell’intercessione di mia sorella.

Tutto perché sono residente fuori dal nucleo da meno di due anni, anche se sono redditualmente indipendente (secondo gli schemi del bando universitario devo avere un reddito annuale superiore a tot mila euro) da più tempo. Le condizioni devono essere presenti entrambe.

Inoltre, i bandi sono scritti in maniera a volte ambigua e la cosa mi infastidisce, visto che ormai le famiglie tradizionali non esistono più. Ma vabbè.

Insomma, non ne posso più della burocrazia. Dei mille pensieri di questo periodo. Di dover star dietro a tutto e tutti.

Non vedo l’ora che sia il primo dicembre, se Dio vuole sarà tutto a regime.

Il Caf? No grazie.

Ebbene, se sperate che vi dica che è uno scherzo, vi sbagliate.

La persona che in teoria avrebbe corretto tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate il mio Unico2009, mi ha comunicato che è il caso di non farlo e che il Caf si assuma le sue responsabilità perché ha inserito (ancora? Ma perché??) i dati relativi alle mie traduzioni per la Rep. San Marino nei campi sbagliati. Calcolando quindi la tassazione non in maniera corretta (ma non sono sicura di aver capito bene questo punto: ormai quando mi si cita “Caf” entro in pallone). Tranquilli, sempre la questione del “ho pagato più tasse del dovuto”, sempre quella. Magari l’Agenzia delle Entrate mi chiede spiegazioni per la forma errata, non credo contesti il fatto che ho pagato troppo.

A questo punto mi chiedo: ma com’è possibile sbagliare i campi per dei redditi provenienti dall’estero quando siamo in una città di confine, porcasabbietta! Ma dico io, tutti quelli che fanno la spola da qua a là, come cavolo fanno??

Il consiglio è di tornare al Caf per farmi correggere due campi e controllare che non modifichino un terzo, con in mano la dichiarazione preparata da questa persona di fiducia. Ora, a me sta risalendo la gastrite (e due notti fa non dormivo per altra gastrite in corso), e preferirei dare mandato a questa persona come studio commercialistico, pagare quel che è dovuto allo studio, e far sì che comunichino tra di loro. Perché io di rientrare in quel maledetto Caf, non ne voglio sapere.

Ho già troppi pensieri per la testa, mi manca solo il Caf.

(Sì, l’anno prossimo vado direttamente dal commercialista: con il mutuo in ballo, non voglio altre rogne. E sì, se per caso su qualche giornale trovate una letteraccia sull’argomento, potrei essere io.)