Si sta, perennemente, come gli sloggati

E’ un periodo fortemente nervoso, in cui mi stanno tornando vecchie reazioni come nausee ed eLicranie piuttosto feroci. Alla caviglia destra, quella slogata 2 anni fa, a tratti mi pareva che si strappasse qualche legamento o tendine (me ignorante, lo sapete) per settimane. A mettere la cavigliera, con ‘ste temperature, nemmeno ci penso.
Passata quella, entro in ferie: i primi giorni sono quelli da “emicrania da week-end” dove hai lo stomaco sottosopra che ti crea nausee e ti batte in testa. Quando finalmente passa, è ora di partire: una settimana in riva al mare, con la sabbia, sole ma senza Nipotins. Bellissimo, rilassantissimo, dormitissimo, nessuna insolazione ma un po’ di venticello e… BUM! Otite. Doppia otite!
E poi… ooooooo crush! Telefono ko. Portato in assistenza e… scheda madre fottuta. Non si accende nemmeno per l’ultimo backup, minimo ma indispensabile. Decido di dare la mia batteria del telefono, non originale ma potenziata e con 2 mesi di vita, a Colleghina: apro il telefono e… sorpresa! Batteria originale!! Controllo l’imei del telefono e per fortuna è lui. Ma la sensazione che abbiano guardato lì per lì il telefono ma non davvero…
Nel frattempo avevo altre cose, tra cui le figure di merLa per le quali quando pago con la nuova carta esce (di venerdì sera, ovviamente) “transazione negata”. E l’assistenza clienti “guardi, non è stata attivata dalla banca e queste nuove carte sono talmente sicure per phishing ecc che noi non possiamo fare nulla perché lo fa solo la sua banca” (seguono sequele di parolacce da sbiancare anche uno scaricatore di porto).
E infine un addio al nubilato, 2 mojito e un po’ di whisky ah no, scusate, c’è il collega che canticchia Renato Zero. Dicevo, 2 mojito e uno spritz bianco, o un colpo di freddo o un’influenza virale, o entrambe… Insomma VOGLIO TORNARE IN FERIE!!

Né le acque né le cole sono tutte uguali

“E poi una non si dovrebbe arrabbiare”, disse Io a Me Stessa, “come può una per cui esiste solo la Coca-Cola originaria anche solo lontanamente pensare di prendere e assaggiare la Coca-Cola Life?? Come??”
Me Stessa, mortificata, non poté che annuire e mettersi in un angolino a finire, schifata, quella cosa oscena che aveva osato comprare perché non le si dicesse più che “l’acqua non ha sapore, è uguale” o “le cola sono tutte uguali, come fai a distinguerle anche da Paese a Paese?”
“BALLE!”, continuò ad inveire Io, “non osare MAI PIÙ, ci siamo intese??”.
Io uscì furente dalla stanza, lasciando la povera Me Stessa con gli occhi umidi.

Quindi studi là?

Per le mie compagne sartine del corso di cucito, ho ordinato alcune cose in un negozio di artigianato a Supeimonti, così venerdì santo sono arrivata quasi sgommando a ritirarle. Gentilissime le proprietarie che mi hanno aspettato nonostante l’orario di chiusura e mentre la figlia recuperava e sistemava parte delle cose, ho avuto un dialogo con la madre.
Tenete conto che a Supeimonti io sono stata solo 3+1 anni di superiori (il 4° l’ho fatto in Baviera) e poi d’estate a lavorare ma non sempre, per i successivi anni universitari. Per cui diciamo che non sono molto nota. Anzi. In genere i dialoghi, in presenza di mia madre, sono sulla falsariga di “ah, ma ha DUE figlie? Non sapevo! / Non ti si vede mai in giro / Sei ancora a M&M? / ecc.”
Per cui, in genere, mi presento come “Figlia di Mamma, LA fisioterapista” oppure “Sorella di Sister” (la quale, avendo un nome particolare, è piuttosto nota già solo per quello). Un’altra associazione è dovuta al cognome, decisamente poco autoctono.
Questa volta:

* Ah, ma davvero sei la sorella di Sister? Non sapevo… Non ti si vede mai in giro
– Eh, lo so, non sono mai stata qui molto
* Ma quindi tu studi a Mari&Monti?
– Ehm, veramente sono un po’ fuori target per lo studio, ormai lavoro
* Ma no, dai, davvero? Sei giovanissima
– La ringrazio, ma sono davvero ben oltre, manca poco ai 36…
* Non si direbbe

Ecco. Come non amare la gente?

Fanno piacere #1

Chiacchieravo con un collega, parlando dell’avventura con Azzurra e mi ha colpita per il suo attestato di stima. Sarà che mia madre si faceva viaggi notturni anche sotto la neve, in caso di corsi o necessità, e quindi sono più o meno vaccinata a certe cose, però in effetti forse forse un “pat-pat” sulla spalla me lo posso fare.
Seguendo il ragionamento del collega, posso riassumere così:

  • non guido quasi mai (non perché non mi piaccia, anzi! Ma senza un mezzo…)
  • l’ultima volta che ho guidato io per un viaggio “lungo”, è stato a maggio, facendo un giorno Supeimonti – PerlaTermale (86 km circa ) e un altro Supeimonti – Mari&Monti (280 km circa, di cui metà montani) con auto non mia
  • le poche volte che guidavo, erano auto non mie e che conosco poco (tranne l’auto di mamma)
  • ho preso in mano un’auto per me completamente nuova, collaudata in montagna, e l’ho trascinata in autostrada.
  • ho preso un’auto “nuova”, l’ho guidata sopra la neve mentre ancora nevicava, ho fatto un passo dolomitico sotto la neve
  • ho fatto sotto la pioggia l’autostrada
  • ho cercato pure parcheggio.

A me non pare chissà cosa, eccezion fatta per la neve, se vogliamo, però… comunque, brava!

“When you touch someone with respect… something happens” (Pierre Dulaine)

“Quando ci si tocca con rispetto… qualcosa cambia” – Pierre Dulaine

Ovvero: il “circolo virtuoso” della vita.

Stavo guardando, qualche giorno fa per la prima volta, il film “Ti va di ballare?” con un sempre affascinante Antonio Banderas e mi sono chiesta chi fosse il maestro di ballo che lui interpreta, Pierre Dulaine.

Riassumendo all’osso, se ricordo bene: padre irlandese protestante, madre franco-palestinese cattolica, nato e cresciuto in medio-oriente, si trasferisce in Gran Bretagna e America. 4 volte campione del mondo di balli da sala con la sua compagna di ballo Yvonne Marceau, fonda una sua scuola e inizia ad insegnare col suo metodo Dancing Classroom ad allievi disagiati di scuole di New York, e prosegue con bambini autistici, ed altre realtà.

Negli anni sono rimasta affascinata dal trasporto della cortesia, è una cosa che mi appartiene e che, per quanto mi è possibile, cerco di attuarlo sempre, anche quando non mi esce naturale.
La frase che riassume tutta la filosofia di Dulaine è pregnante e verissima: avete mai provato ad entrare in un negozio, salutare e poi condurre la conversazione con il personale in maniera preventivamente cortese, finanche gentile? Magari non sempre funziona, all’inizio, ma quando iniziano a vedervi più volte, sono già predisposti nei vostri confronti in maniera positiva. Magari non potranno aiutarvi, ma saranno anche sinceramente dispiaciuti di non poterlo fare. Oppure troveranno un modo per accontentarvi o darvi un’alternativa. Uscite ringraziando, salutando ed augurando una buona giornata, serata o quello che è. Farete contenti loro e sarete più leggeri voi.
Chiaro, non funziona sempre e nemmeno con tutti, ma a lungo andare vi torna indietro in maniera costante e decisa.
Non ho mai amato molto la visione del trovare il buono in tutte le cose, à la Pollyanna. Davvero no. Eppure alla fine mi ci ritrovo nel mezzo: è il modo più semplice (che non significa affatto più facile!) per sopravvivere alla quotidianità e darle una svolta più decisa e più viva. Non amo il gioco al “meno peggio”, anche se in qualche modo c’è il rischio che passi questo messaggio.
Non è facile, santa ciotola, non è per nulla facile, ma ti entra dentro prepotentemente.

Avrei alcune altre considerazioni da fare ma vi lascio con un bellissimo discorso di Pierre Dulaine, è in un inglese comprensibilissimo (e se ve lo dico io…) coi sottotitoli in italiano. Sono 14-15 minuti molto interessanti e coinvolgenti e meritano ogni secondo di attenzione: sono il mio augurio di buon inizio settimana, mentre preparo qualche nuovo post.