spheeghe e botte di qlo

Ieri sera avevo appuntamento con la mia amica ritrovata. Sarebbe stata in ritardo, per fortuna, ed io avevo necessità di passare per casa. Arrivo sotto casa e noto i cartelli vicino a dove parcheggiamo tutti: da ieri mattina per non ricordo quanti giorni, avrebbero fatto lavori. La slog-mobile era ancora lì e intatta, per cui decido di entrare in casa, fare quel che dovevo e intanto mi elaboro un piano di parcheggio: sotto casa, impossibile, appunto; nella mia via di “parcheggio di emergenza”, quella in salita e molto irta, potevo sperare di trovar posto; se anche la salitona fosse stata piena, l’unica soluzione sarebbe stata di portare l’auto vicino al lavoro e tornare in città in bus dalla mia sorellamica. La quale, peraltro, si era liberata molto prima del previsto.
Esco di casa, osservo in giro ma niente. Tiro fuori l’auto dal parcheggio, arrivo all’incrocio e mentre attraverso, noto che subito nella via che stavo prendendo c’era un posto. L’ultimo. Comodo. Cioè, parliamone.
Di sfighe, abbiamo visto, sono ben fornita. Ma botte di culo simili, in fondo, le ho anch’io. Una volta molto più spesso, ma anche ora inizio a difendermi nuovamente bene.

15 mesi di grazia

(Questo post è scritto a cavallo tra il 20 e il 21 luglio, in questo momento sto teoricamente ri-cominciando una vecchia ma nuova o nuova ma vecchia avventura)

Ad aprile del 2014, a me e CollegaPreferito, per tutta una serie di motivi, venne chiesto di andare in un altro ufficio. Per tutta un’altra serie di motivi, non volevo ma alla fine ho semplicemente detto al mio D(on)atore di lavoro di Migliore Srl che avrei fatto ciò che lui riteneva più opportuno e prendendola, alla fine, come sorta di pausa / stacco da una situazione particolare precedente.
Da allora ho conosciuto nuove persone, ho fatto ciò che avevo imparato all’inizio della mia avventura a Colosso Del Monte, mi sono divertita molto con questi nuovi colleghi così sagaci, anche fuori dall’ambiente di lavoro.
Poi, prima di quanto ci aspettassimo, ci è stato chiesto di tornare in uno degli uffici da cui provenivamo, per una serie di motivi affini all’anno scorso.
Ho accettato subito, stavolta, con l’amarezza di alcune dinamiche, del sapere che qualcuno gioirà nel vedermi andare ma altri saranno anche contenti di vedermi arrivare / tornare.
Ma, in tutta onestà, sono contenta. Perché ho sempre preferito fare ciò che facevo prima, per quanto mi divertissi anche a fare altro. Perché, se mi mancheranno i colleghi attuali, rivedrò più spesso altri vecchi colleghi e conoscerò altre persone. Perché…
Perché questi 15 mesi sono stati, per me, un’occasione continua ed irripetibile, come non mi succedeva più da anni. Davvero tanti anni: una volta mi capitavano tante di quelle piccole cose, piccoli segni, che mi stupivo da sola di quello che mi succedeva. Ed ora mi guardo indietro e posso tirare un po’ di somme positive, anche se tra alti e bassi. Questi 15 mesi sono stati, come dire, una sorta di pausa in cui ho avuto tante occasioni e le ho potute sfruttare tutte:
– staccare un po’ da un ambiente all’epoca particolare;
– grazie a caviglie ko passare tanto tempo con la mia mamma dopo tantissimi anni, con sorella, nipotino, cognato. E il fatto incredibile è che la frattura ad una delle due caviglie fosse solo una questione di tempo: sarebbe successa comunque, prima o poi, eppure è successa esattamente al momento giusto, né prima, né dopo;
– grazie a questo, è scattato un click in testa, impercettibile ma contemporaneamente chiaro, ho iniziato a sgonfiarmi e dimagrire un pochino per volta;
– conoscere nuove persone;
– riallacciare vecchi rapporti;
– sentire l’amicizia e l’affetto di chi mi sta vicino, non solo geograficamente;
– far palestra;
– far un corso di cucito come desideravo da 5 anni e divertirmi un sacco;
– varie ed eventuali che al momento non mi sono ancora chiare o di cui ancora preferisco non parlare.

Mi è stato donato qualcosa di immenso, per far scattare la mia testa totalmente bloccata, intasata.
Alcune cose non sono ancora risolte, la mia testa non è perfettamente in linea, ma va molto meglio.

E non potrei essere più grata di così.

“oggi anche il cielo sta cercando di non piangere.” (cit. Slog)

ci sono decisioni che sono difficili da prendere, che mettono in discussione tutto quello che è stato o, meglio, ti mettono brutalmente di fronte ad una parte di fallimenti anche se ci son state tante piccole vittorie. ti mettono di fronte al non saper o poter essere abbastanza, al non riuscire a gestire una situazione o…

e alla fine l’unica strada che pare più giusta, per lo meno meno sbagliata, più ragionevole, è anche la più dolorosa. è la scelta di affidare un pezzetto del proprio cuore ad una delle poche persone che possono prendersene cura anche meglio di te e della tua scalcagnata “famigliola”.

Corredino felino

Corredino felino

e così, con le lacrime agli occhi e il cuore in pezzi, cominci a preparare il corredino della cesta preferita con una o più magliette con il tuo odore, tiri giù dal mobile il set cuccetta&pappa tenuta da parte, decidi le ciotoline, vai a comprare il suo topolino preferito sperando che l’aiuti ad ambientarsi meglio nella migliore famiglia che possa trovare sul suo percorso.

sono scelte che ti ritrovi a dover affrontare quando vedi che in casa qualcosa non va. da tempo. non va e basta. quando realizzi che non hai un gattone bulletto, un gattino smart e una micetta buffa e diffidente, bensì hai un gatto e una gatta dominanti che entrano in conflitto e che, a modo loro, esprimono il loro disagio. come somatizzare e marcare il territorio. come scacciare l’altra dal letto e non permetterle di avvicinarsi alla bipede.
sono situazioni che non avresti mai creduto di dover affrontare, perché quando decidi di prenderti cura di un animale, è per sempre. perché non è possibile che la situazione diventi davvero insostenibile, in fondo son solo gatti. son solo gatti, un piffero.

e invece, alla fine, ti consulti con gente di esperienza, persone ragionevoli, umane ed empatiche. che, in maniera delicata, ti portano ad esprimere ciò che non avresti mai osato dire: separiamo i due dominanti, allontaniamo uno dei due.
e lì diventa dura perché hai il bulletto, talvolta aggressivo, che è il tuo primo gatto tutto tuo. è colui che ti tiene la zampa sulla mano o sulla testa, di notte, quando stai male. è colui che ti controlla a vista. colui che fa di te ciò che vuole.
poi hai la gattina diffidente, paurosa ma comunque socievole, tenera, buffissima e marcatrice. somatizzatrice. e per caso ti rendi conto che forse non è soltanto lui ad attaccare lei ma, subdolamente e quasi impercettibilmente, è probabile che sia anche lei a provocare lui: i gatti a volte si azzuffano ma tante volte si sfidano, si inibiscono, si attaccano, anche solo con lo sguardo.
e all’ennesima marcatura, scoppi.

solo che trovare una buona adozione per un gatto adulto, per di più problematico, non è facile. trovarla vicino, idem.
ma la fortuna spesso sorride a chi nemmeno osa interpellarla. o per lo meno, a me è successo più volte in passato.
e quindi hai un’amica che conosce la storia, l’ha seguita passo passo, se n’è appassionata come la sua mamma, che con tutta la naturalezza possibile ti dice “la prendiamo noi”.
voi immaginatevi, una persona che coi gatti ci sa fare, che coi gatti ha feeling, che i gatti li conosce, che i gatti li ama, che vi offre la miglior soluzione in poche parole.
in questi mesi ci sono stati vari contrattempi e non ho potuto trasferire la gatta. ma qualche settimana fa è stata fissata una data. con il magone in gola, con uno strappo nel cuore, con tanta paura che questa gatta facesse tanti passi indietro dopo tutte le piccole grandi conquiste per farla aprire, socializzare e coccolarla. a modo suo e secondo i suoi tempi. con il timore di non riuscire a fare un passo simile. di non riuscire a staccarsi dai suoi occhi buffi.

You and I

You and I

l’accompagni, un sabato mattina, presso la sua nuova reggia, con tanti posti da esplorare e in cui nascondersi, vari spazi dove accoccolarsi, due bipedi adulti da schiavizzare e due bipedini da edugattare a suo piacimento.
vederla sparire terrorizzata nell’angolo più nascosto di tutta la casa (certo che i gatti hanno un fiuto eccezionale per questo), ti manda in frantumi il cuore. trattieni le lacrime e, andando via dopo qualche ora, le nascondi dietro occhiali scuri.
sai che è la soluzione migliore, che è la famiglia migliore, che la gatta reagirà coi suoi tempi. ma il distacco è sempre uno strappo.

la signorina, nel frattempo, seppure non ha toccato sabbietta né ciotole, ha iniziato la sua esplorazione notturna della sua nuova reggia e poi si è lanciata all’esplorazione nascosta diurna, per lasciare il suo odore in giro e studiare questi nuovi bipedi che non attendono altro che poterla coccolare come a lei piace.

e così, sabato, con un cielo che sembrava prepararsi finalmente ad un temporale, ho affidato un pezzo del mio cuore a chi ne avrà cura come e meglio di me, sperando di rivederla presto ambientata come una vera regina.

intanto trattieni il ricordo delle ultime coccoline e speri che lei capisca che l’hai fatto solo per lei.

Le ultime coccoline, massaggiando i suoi gommini, a suon di fusa

Le ultime coccoline, massaggiando i suoi gommini, a suon di fusa

buona nuova vita, patatina mia.

rapporti difficili

da quando sono a mari&monti, il mio rapporto col genetliaco è piuttosto difficile: nei primi anni di festeggiamento qui, ho avuto feste poco felici. diciamo pure in lacrime o sgradite. in più, nemmeno a farlo apposta, ogni anno c’era qualcuno che riusciva a mettermi di pessimo umore nei giorni antecedenti (o il giorno stesso, ça va sans dire).

è successo talmente tante volte, che ormai parto prevenuta e basta poco per farmi litigare. preferirei che quel giorno passasse in sordina e che solo chi ha piacere, si faccia vivo. non importa se il giorno stesso o, come succede con alcune persone (come non capirle: anch’io mi sono fissata su alcuni compleanni, sbagliati, e non mi schiodo dalle date errate. per esempio quello di collegapreferito.), in ritardo.

a volte scappo da m&m per non farmi fare gli auguri di persona: non so stare sul palcoscenico, al centro dell’attenzione. preferisco starmene dietro le quinte, in realtà.

e quest’anno l’ho fatto: ho preso il treno e sono andata a trovare due amiche in un’altra città: tra involtini vietnamiti fritti, due passi sotto la pioggia, un po’ di shopping, una tazza di the ed un tartufone canino, ho passato una giornata serena. e la pioggia nemmeno si sentiva.

una sfacchinata, ma ne è valsa la pena.

tanto amavo il mio compleanno per come me lo faceva sentire speciale mamma, tanto lo detesto negli ultimi lustri.
ma anche quest’anno sono riuscita a raddrizzarmelo. nonostante qualche incrinatura, poi per fortuna debitamente raddrizzata.

e bon, per altri 36* giorni sono a posto. pfiuh, passata anche questa.

(nonostante qualcuno se ne sia ricordato anche qua… grazie ancora!)