Mari&Monti, 17 anni di noi…

Oggi, 17 anni fa, mio padre mi accompagnò a Mari&Monti. Passeggiando con lui in pieno centro, con due distinte signore impellicciate davanti che chiacchieravano in dialetto, guardai papà e chiesi: “ma davvero io devo restare in questo posto dove parlano in questo modo??”

E comunque mai avrei pensato di restare qui. E invece.

Invece per quella stessa sera le mie nuove e sconosciute coinquiline avevano organizzato una cena con tante persone. E mi ritrovai seduta accanto una mia coetanea biondina e con gli occhi azzurri: fu amicizia sorellesca al primo sguardo.

Come sapete, dopo anni, le cose andarono male ma quest’anno è stato della riscoperta. Per cui stasera, tra poco, usciremo insieme a festeggiare il nostro anniversario.

Auguri Slog, in questo rapporto contraddittorio di amore e fastidio per Mari&Monti!

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spheeghe e botte di qlo

Ieri sera avevo appuntamento con la mia amica ritrovata. Sarebbe stata in ritardo, per fortuna, ed io avevo necessità di passare per casa. Arrivo sotto casa e noto i cartelli vicino a dove parcheggiamo tutti: da ieri mattina per non ricordo quanti giorni, avrebbero fatto lavori. La slog-mobile era ancora lì e intatta, per cui decido di entrare in casa, fare quel che dovevo e intanto mi elaboro un piano di parcheggio: sotto casa, impossibile, appunto; nella mia via di “parcheggio di emergenza”, quella in salita e molto irta, potevo sperare di trovar posto; se anche la salitona fosse stata piena, l’unica soluzione sarebbe stata di portare l’auto vicino al lavoro e tornare in città in bus dalla mia sorellamica. La quale, peraltro, si era liberata molto prima del previsto.
Esco di casa, osservo in giro ma niente. Tiro fuori l’auto dal parcheggio, arrivo all’incrocio e mentre attraverso, noto che subito nella via che stavo prendendo c’era un posto. L’ultimo. Comodo. Cioè, parliamone.
Di sfighe, abbiamo visto, sono ben fornita. Ma botte di culo simili, in fondo, le ho anch’io. Una volta molto più spesso, ma anche ora inizio a difendermi nuovamente bene.

L’amica ritrovata

Non è che sia comparabile come storia, però è una scusa per buttarvi là due letture che io ho molto amato grazie alla professoressa di inglese del liceo. Una donna particolarissima, introversa, ma dalla cultura immensa. Odiava insegnare grammatica ma le lezioni di letteratura, qualsiasi letteratura, erano cose epiche. Io non avrei cavato un ragno dal buco ma lei, come sviscerava lei i poemi di Wordsworth, Coleridge, i romanzi di Virginia Woolfe, D.H.Lawrence, E.M.Forster… parliamone.
E infine Fred Uhlman con “Reunion”, ovvero “L’amico ritrovato“. E infine Giorgio Bassani con “Il giardino dei Finzi-Contini“. Due romanzi diversi sull’amicizia e sui rapporti giovanili ai tempi delle leggi razziali, in Germania e in Italia a Ferrara, tra ebrei e non ebrei. La riscoperta dell’antica amicizia, dopo decenni di distacco.
Per certi versi, anche in “Camera con vista” (A room with a view) di E.M.Forster ci vedo delle scoperte dell’altro e delle riscoperte di sé interessanti, anche se i temi tracciati dall’autore sono preferibilmente altri.
Prendeteli in considerazione, leggeteli, perché sono scorrevoli, non sono nemmeno “grossi”.

Credo di averne parlato, negli anni, di questa mia SorellAmica. E’ stata una delle primissime persone che ho conosciuto il 3 novembre 1999, quando sono arrivata a Mari&Monti. Le mie coinquiline avevano organizzato una cena con tanti amici e compagni di università (si trattatava, di fatto, di  gruppo cattointegralista noto, ma tralasciamo: c’erano anche altre persone) e fatalità sono arrivata quel giorno. SorellAmica me la sono trovata seduta accanto ed è stata amicizia immediata. E’ stato uno dei rapporti più veri che ho avuto. Di quelli per cui non senti la necessità di nasconderti, ti mostri nuda come sei, senza bisogno di veli. Solo che poi, 12 anni fa (quasi precisi, mese più – mese meno) è successo un patatrac colossale, con un bruttissimo distacco e un mai più vedersi. Ricordo vividamente quelle giornate, il caldo, l’eLicranie, la delusione, l’incredulità, certe frasi… Fu una delle mie più grandi delusioni, orribile.
Dopo anni si rifece viva col cuore in mano, immaginando che non avrei risposto, nemmeno se a distanza. Invece risposi, serenamente, ma assolutamente non pronta a farla rientrare nella mia vita. E’ stata dura, mi è sempre mancata particolarmente, ma certe cose ti segnano nel profondo anche quando hai perdonato, ammesso che ci fosse ancora qualcosa da perdonare, anche quando le riconosci esplicitamente tutto l’affetto che sentivi da lei per te e viceversa. Lei capì.
Un mese fa sono incappata in una sua traccia e le ho lasciato un commentino. Mi ha riconosciuta subito. Ci siamo annusate poco, ci siamo riabbracciate presto. Non sembra nemmeno che siano passati 12 anni. E’ successo di tutto in questi 12 anni, da ambo le parti, ma… non sembra cambiato nulla.
Ho commentato mettendo inconsciamente in conto il fatto che avrebbe potuto non rispondermi. Ma l’ha fatto.
Mamma ha commentato solo con un “era ora” e con un commento che lasciava intuire che le piaceva la nostra amicizia. Mi ha sorpresa, per quel poco che può ricordare di quella persona e di quei tempi e di quella amicizia.

Avevo messo in conto che avrebbe potuto non rispondermi, ma in fondo la medaglietta con la citazione che avevo scelto, me l’avevano regalata lei e la sua mamma. Quella citazione per cui la reciprocità c’è.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amore non permette a chi è veramente amato di non ricambiare.
E’ stato una riscoperta, un ritrovare uno degli abbracci più avvolgenti e semplici che posso avere.
Un cammino da riprendere insieme e costruire insieme. Emozionate, impaurite, desiderose.

Un sabato in compagnia di un’amica e di Escher – a Treviso

Maurits Cornelis Escher Mani che disegnano / Drawing Hands, 1948 Litografia, 28,20×33,20 cm The M.C. Escher Holding b.V. All M.C. Escher works © 2015 The M.C. Escher Company. All rights reserved www.mcescher.com

Maurits Cornelis Escher
Mani che disegnano / Drawing Hands, 1948 Litografia, 28,20×33,20 cm
The M.C. Escher Holding b.V.
All M.C. Escher works © 2015 The M.C. Escher Company. All rights reserved http://www.mcescher.com

L’anno scorso, tramite i classici gruppi di gattari, ecc. ecc. ecc. blablabla – vi risparmio la “storia dell’orso”, ho conosciuto varie persone. Tra cui L. con cui c’è stato una sorta di interesse reciproco che è andato consolidandosi anche dopo la mia chiusura di Facebook. Una persona che mi piaceva molto virtualmente, piuttosto equilibrata ma non noiosa, comprensiva ma non giustificatrice. Piuttosto cristallina, non maliziosa. Per cui l’amicizia poi si è spostata sulla zappa (leggasi: WhatsApp).
A novembre scopro che a Treviso ci sarebbe stata una mostra di Escher al Museo di Santa Caterina. Eccovi Escher su Wikipedia e sul suo sito ufficiale.
Essendo a portata di mano di entrambe, le ho proposto di andare a vederla insieme e abbiamo valutato l’idea di andarci a dicembre. Purtroppo ci sono stati dei contrattempi per cui abbiamo rimandato a marzo, prima della chiusura della mostra al 3 aprile. Per cui, alla fine, e per previsioni meteo ecc. siamo riuscite finalmente ad organizzarci per sabato scorso.

Preso il treno molto presto, cambiato forzatamente a Portogruaro (ma che davvero Portogruaro ha anche binari est, ovest, metropolitani, tra cui spostare al volo i treni?? Pareva quasi di essere a Bologna, che ha l’intera rosa dei venti su 2 o 3 livelli sotterranei…), arrivata a Treviso ed abbracciato la mia amica finalmente dal vivo. Due passi, una sosta caffé, bagno, scambio di pensierini (eravamo commosse in due, ognuna aveva pensato ad una sorpresa) e via al Museo di Santa Caterina! (Si arriva comodamente a piedi dalla stazione dei treni: attraversi la strada e segui sempre il flusso di gente)

Ingresso del Museo di Santa Caterina a Treviso (immagine tratta dal sito http://www.mostraescher.it/ )

Ingresso del Museo di Santa Caterina a Treviso (immagine tratta dal sito http://www.mostraescher.it/ )

Allora, la mostra è bellissima ed curatissima: all’ingresso vi danno anche un’audioguida ciascuno (è compresa nei 13 euro di biglietto – francamente, sì, interessante ma non indispensabile), poi ci si avventura nei vari corridoi su vari livelli. Ci sono in esposizione molte opere di Escher, alcune a lui ispirate e/o dedicate, e anche alcune installazioni pratiche ed interattive ispirate agli studi dell’artista per mostrare cause ed effetti, illusioni ottici, funzionamenti di alcuni principi fisico-matematici. Impressionante davvero. Vengono inoltre proiettati alcuni filmati: il primo è introduttivo alla storia del genio e un altro è la resa animata di alcune opere. E quest’ultimo è stato creato in maniera fantastica da una società giapponese, se ho ben capito.

Insomma, hanno valorizzato il genio e lo studio profondo di Escher, delle forme, degli spazi, delle dimensioni, della natura, dell’impossibile.

Finito il percorso, si può accedere gratuitamente alla ex Chiesa di Santa Caterina che riporta gli affreschi recuperati della storia di Sant’Orsola, clavicembali antichi, un antico organo “trasportabile” ed un immenso organo a canne moderno. Ecco, io volevo sapere da dove arrivasse l’organo ma non c’erano targhe nemmeno sullo strumento. A spanne, mi è parso di intuire che potrebbe essere della più antica fabbrica di organi (ancora attiva) in Italia, gli Organi Zanin (“Premiata Fabbrica Organi Cav. Francesco Zanin Di Gustavo Zanin”).  So che non è l’unica fabbrica italiana, so che in Val di Fiemme (v. sito ufficiale e Wikipedia) ce ne sono 1 o 2 (Del Marco e Zeni, credo. Ciresa mi pare si occupi di pianoforti): ho trovato alcuni loro organi e pianoforti in giro per l’Italia (all’estero non ho notato, in effetti) ma d’altronde è noto che in Val di Fiemme oltre al turismo ci sono legni pregiati per la liuteria e dintorni. Il più famoso è l’abete rosso (La foresta dei violini), notoriamente usato da Antonio Stradivari ed altri liutai per le casse di risonanza.

Finito anche quel giro, siamo andate a pranzo, in una pizzeria ristorante in centro, buonissima la pizza ma un po’ costosa (solo il coperto era 2,50 €… ma presumo che fosse giustificato dalla posizione in piazza Signori, credo.
Poi ho avuto il privilegio di poter vedere la nuova casa della mia amica prima della ristrutturazione: molto carina e con ottime potenzialità, in una zona che mi è apparsa ben strategica. Ne uscirà un gioiellino, ne abbiamo parlato e vedevamo più o meno le stesse cose.
Poi, vabbè, a me Treviso come città piace molto.

Infine, perché ho scelto le due mani che si disegnano? Nel 2004 ho conosciuto una ragazza campana che se l’era tatuato sulla schiena, ad altezza reni. Un tatuaggio bellissimo e ben fatto. (Della ragazza non ho propriamente un buon ricordo, a dirla tutta) E quindi mi ha colpita.

E poi ti arrivano zappate simili…

Dicesi “zappata” il messaggio ricevuto tramite la “zappa” (WhatsApp, ndPS)…

Dicevo, ad un certo punto, così, all’improvviso, il tuo amico Rug no, aspetta che pseudonimo voleva per la sua privacy sul blog? Ah, sì, Gennaro!
Ricominciamo.

Dicevo, no, che ad un certo punto all’improvviso ti arriva una zappata dal tuo amico Gennaro, uno dei tuoi più cari, quello che quando lo chiami in lacrime “Gen, ti prego, dove sei? Ti prego, vieni!,  molla tutto lo studio matto e cattivissimo e viene a consolarti e ti porta a riprender fiato davanti al mare finché non ti calmi un pochino.
Colui con cui fare le migliori figure di merLa per strada, al supermercato, ovunque… beh, dicevo, merita qualche post a parte, perché di aneddoti di scene teatrali ne ricordo almeno un paio.
Ma dicevo: ho ricevuto questo messaggio e sto ancora ridendo!

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