Cose curiose e ritorni…

Instagram (o il fato) mi prende in giro: a marzo, dopo 10 anni di silenzio, mi notifica che lo stronzo mi segue. Bannato. Ora trovo la notifica del following della scuola di musica dove insegna una persona piuttosto particolare (traduciamo pure con “senza palle” con cui ebbi a che fare 9-10 mesi fa. Ora mi manca solo che si rifacciano vivi Mr. Milledomande (di nuovo) e l’ultima persona e faccio l’en plein.
La cosa divertente è che recentemente ho conosciuto un uomo che per passione pratica l’astrologia. Io che su tutto sono una che “ma nemmeno per idea” ma che prova lo stesso perché è curiosa come una scimmia… Bene: Paolo Fox non ne imbrocca una da… Boh… 8-10 anni con me… Insomma, arriva questo e “stai cercando lavoro? No? Beh, avrai novità. E poi stai tranquilla che quest’anno si sistema tutto o quasi. Salute e affetti.” questa persona NON sa dei tumorini né del lutto né della delusione. Eppure pare che stia andando nella direzione giusta davvero. Sai mai che sia il mio anno. Ah, Paolo Fox, mi stai simpatico lo stesso. Ma dimenticati del Toro, tanto non ci becchi mai.

E, come dice una mia carissima collega: “Ora manca solo che anche il tuo dottore ti segua sui social e poi il quadro è completo e la trama si infittisce”. Sarebbe un’idea mica male, eh!

Annunci

Ponte saltato e recuperato

Il ponte del 2 giugno, nei piani, l’avrei passato qui a Mari&Monti con quella persona. Invece c’è stato silenzio, una richiesta di chiarimenti e… tutto a donnine. Lo aspettavo da tanto e mi meritavo un bel week-end, finalmente. E invece nulla.
E allora che fai, quando chiudi i rapporti con quella persona, torni a casa dal lavoro, scoppi a piangere e ti assale l’angoscia da week-end lungo che sta per arrivare? Contatti le amiche e le precetti. Perché è quello di cui hai bisogno, che loro ti rimproverebbero se non facessi, che è la cosa più ragionevole da fare.
E così ti salvi in corner:

  • giovedì ti arriva un messaggio da Sorellamica “domani dove pranziamo insieme?” per cui venerdì pian pianino andiamo in caccia di un localino dove pranzare in semplicità e fare due chiacchiere.
  • venerdì pomeriggio gelato con una nuova e giovane conoscenza a cui affidi l’ingrato compito di gettare via una cosa che risale alla giornata passata con “quella” persona, che ti ha porto lui.
  • venerdì sera porti a Sorellamica un po’ di foglie di basilico dell’incredibile piantina che tuttora resiste da quando sono tornata a casa dall’ospedale.
  • dopodiché ti rechi all’appuntamento con la mia amica R che ti porta a mangiare pesce in un posto bello, curato, buono e con piante di tiglio delicatamente profumatissime.
  • siccome una delle amiche precettate è proprio R, per sabato è previsto il tour Outlet Village per la Lindt (per la quale non spassiono ma vende alcuni prodotti lussuriosi da super slurp) e poi Ikea.
  • per il sabato sera, ho un vuoto.
  • per la domenica sono stata bidonata più o meno da tutti, per cui relax.

E’ passato. Il ponte che avrei voluto fosse speciale, è passato. Non è stato facile, all’inizio, ma poi è andata.
“Non merita”, “meglio ora che poi” e quant’altro mi possiate dire, lo so. Ma la delusione, stavolta, è stata profonda per tutta una serie di motivi che fatico a condividere. Perché il mio cervello immagazzina tante informazioni nel tempo e le rielabora sia nel momento di crisi, seppure non chiaramente (e quindi mi impedisce di avere la chiarezza totale), sia soprattutto dopo. E lì i pezzi del puzzle si sistemano. E fa male.

TAG: 10X10tag

Oggi, per distrarmi un po’, voglio rispondere ad un tag ideato da Oriana del blog I discorsi dell’ ascensore; sono stata nominata da Franci che ringrazio tanto!!

Ecco qui di seguito le regole per partecipare:

  1. Citare il blogger che ha creato il tag taggando il suo 10×10 tag
  2. Citare il blogger che ti ha nominato linkando il 10×10 tag
  3. Semplificare la vita al successivo blogger, scrivendo il link del proprio 10×10 tag (io metto direttamente il link originale: https://oriana75.files.wordpress.com/2016/03/diem.jpg)
  4. Rispondere a LA DOMANDA
  5. Nominare da 0 a 100 blogger
  6. Usate l’immagine che volete

La domanda:

Esclusi i beni primari, quali sono le 10 cose di cui non potresti fare a meno? Perché?

In ordine sparso, per come mi vengono in mente.

  1. Essendo sola, il telefono perché mi tiene sempre in contatto con famiglia, amici, colleghi. Più per WhatsApp che per chiamate, in genere. E poi anche come lettore mp3
  2. Gli auricolari per il telefono
  3. Abbonamento del bus: ho l’auto e mi piace guidare ma mi sale l’ansia all’idea di cercare parcheggio. Senza contare che a Mari&Monti ci si muove bene anche senza
  4. Una maglietta tipo camicia da notte per coprirmi gli occhi quando dormo.
  5. L’agendina, perché mi segno tutto. Ho una memoria tendenzialmente ferrea ma visto il fardello che mi sto portando dietro, preferisco avere un riscontro cartaceo.
  6. Orecchini, senza mi sento persa.
  7. Portatessere fedeltà: al di là dei supermercati classici, ho quella del negozio per animali, dellE farmaciE, ecc.
  8. Un fazzoletto o un quadrato di cartacucina.
  9. Bancomat, perché ho un pessimo rapporto con i contanti.
  10. Un fermaglio per capelli, a molletta o elastico

Ed ecco la mie nominations:
Nessuno, penso che ormai tutti abbiano fatto. In caso, Shunrei 🙂

E per non farci mancare nulla…

Ovvero prosieguo di Lato emotivo. In ritardo.
Ho ricontattato, dopo l’operazione, la persona speciale per scusarmi. Ma si è scusato lui per una serie di motivi che, francamente, condivido. La conoscenza stava andando avanti ma… mettiamoci uno scazzo, mettiamoci sesto senso mio, mettiamoci successive concause, sta di fatto che alla fine pare che la cosa dovesse finire. Forse non doveva, ma ci sono cose soprattutto in questo momento non riesco a gestire, a capire, aspettare.
Per cui, al solito, mi è toccato tirar fuori io le palle. E fa male, perché ci tenevo, perché – come dicono tutti, sto passando un periodo di merLa, dove tutto quello che poteva succedere, in pochi mesi, è successo, sta succedendo. E su qualsiasi fronte.
Dove tutto attorno a te vacilla, in alcuni casi fino a crollare, lasciar andare una persona o, meglio, spingerla ad andare per la sua strada, è quanto di più duro che possa succedere.
E per quanto io stia affrontando tutto questo, a detta di tutti più che bene finanche fin troppo bene, sto iniziando davvero ad arrabbiarmi col mondo e a chiedere confronti diretti non mandandole a dire.
Sono emotivamente esausta. Ma avrei desiderato riposare in un abbraccio, quell’abbraccio.

Quando si chiude un ciclo

Come più volte avevo raccontato, il mio nonno materno è, anzi era un ultranovantenne ormai quasi completamente sordo e cieco. Intravedeva ombre e intuiva alcuni suoni, frasi brevi, con tono modulato e chiaro.
Nell’ultimo anno la sua situazione, chiaramente, ha iniziato a peggiorare più velocemente ma lui aveva una tempra incredibile: sangue sempre più acqua e con sempre meno difese immunitarie, situazione cardiaca tale da chiedersi come facesse ad essere ancora vivo.
Quando poi mamma è dovuta venire qua a seguirmi per l’operazione, gli aveva detto mezza bugia ma quando lui ha cominciato a pressarla, ha dovuto metterlo duramente di fronte al fatto che avrebbe dovuto pensare a me e che lui comunque non sarebbe rimasto solo. Se l’è messa via e, come faceva sempre, pregava tutto il giorno.
Rimessami dall’operazione, intuendo che ormai la fine si stesse avvicinando, ho deciso di tornare a Supeimonti con mamma a salutarlo probabilmente per l’ultima volta. Mi sentivo che lui stava aspettando me, di vedermi stare bene. E infatti, pur avendolo fatto ricoverare subito dopo pranzo (la domenica è usuale che si pranzi là – era usuale che si pranzasse là, ha resistito fin quando non sono rientrata a Mari&Monti. Ho rimandato la mia partenza ma comunque, in qualche modo, resisteva. Sono rientrata a casa e poche ore dopo si è addormentato per sempre.

Insomma, ha aspettato di vedermi in forma, assicurarsene personalmente più volte, farsi dare qualche bacio (e gliene avrei dati di più) e sapermi a casa, alla mia vita di prima. Lui questo voleva e per questo pregava: che io tornassi alla mia vita di prima. E non ha mollato finché non è stato così.
Solo che, per questo motivo, l’ultimissimo saluto non ho potuto darglielo. Ma, anche se sofferente, mi ha permesso di dargli qualche bacio affettuoso.
La cosa incredibile, ma alla fine della vita dicono che succeda spesso, è che pareva che finalmente ci vedesse e sentisse quel tanto da dialogare il minimo essenziale.

Grazie Nonnino, quasi 97 anni di te, tanti anni di noi in cui mi hai insegnato molte cose, grazie per avermi aspettata e avermi rimandata alla mia vita. Con te si chiude un ciclo famigliare importante e il vuoto che stai lasciando non è raccontabile. Ora abbracciaci da Lassù e proteggi la mamma.