Slog e i pacchi

​Breve storia triste – ep. 1:

Sto aspettando un pacco. Suona il campanello. I mici ed io eccitatissimi ci lanciamo alla porta (pigiama, copertina e calzini in pile, capelli alla “lasciamoperdere”) e… un venditore della Folletto.

Breve storia triste – ep. 2:

Suona il campanello. I mici ed io ci lanciamo al citofono e… la Polizia. (Sempre in stile secsy malade) i 2 poliziotti cercavano l’Amministratore.
Intanto i pacchi (altri) che non dovevano arrivare, giacciono alla posta ed io non posso ritirarli.

Edit di tre quarti d’ora dopo: l’amministratore è in ufficio.

Salutandovi, colgo l’occasione di ricordarvi il post sulla Guardia di Finanza a casa… Ora non riesco a taggarlo, ma lo trovate facile con il campo di ricerca.

Il coraggio dei propri pensieri vs leoni da tastiera

C’è una cosa che mi colpisce moltissimo, in questi ultimi anni. Si tratta di due categorie apparentemente opposte ma non so fino a che punto lo siano: coloro che non hanno il coraggio dei propri pensieri (ed eventualmente azioni) e i leoni da tastiera (che sicuramente non hanno il coraggio delle proprie azioni).

Partiamo dai leoni da tastiera, ché è più facile: essi sono coloro che si vantano di potersi esprimere liberamente sempre e comunque, perché siamo in libertà di opinione, e quindi pensano di essere autorizzati ed intoccabili. Magari insultando a destra e a manca, dando della troia ad un personaggio pubblico o ad una persona X qualsiasi. Però poi, se vai a chiedere lumi, diventano piccoli piccoli soprattutto se minacci querele. Poi ci sono quelli che per difendere una vittima, diventano a loro volta leoni da tastiera e vanno a bulleggiare i primi leoni da tastiera. Insomma, è chiaro che i secondi non si curino del fatto che siano beceri esattamente quanto i primi. Se non si fosse capito: odio le gogne pubbliche e il bullismo mediatico cui stiamo assistendo e partecipando sempre più spesso.

Arriviamo alle pecorelle senza il coraggio dei propri pensieri, quelli che conosci e poi spariscono senza motivo o, per lo meno, senza dirtelo. Oppure non dicono le cose, tu non cogli o non ti capaciti e si innescano dei meccanismi di incomprensione. Al di là delle incomprensioni, se poi chiedi lumi rischi di fare la figura della patetica ossessiva o maniaca. In realtà ti piace semplicemente avere chiara la situazione ed eventualmente far arrivare il messaggio “cicci*, abbi il coraggio di dirmi le cose che pensi e eventualmente incassare la mia reazione, di forza o di sofferenza che sia”.

I primi meritano querele. Gli altri meritano di essere costretti ad affacciarsi alla loro vigliaccheria e/o codardia.
I primi li reputo cretini e basta, non mi ci incazzo nemmeno. Li segnalo e via. Gli altri mi fanno arrabbiare, più che deludermi.
Credo nella correttezza e preferirei sempre una verità nuda e cruda ad una bella bugia infiocchettata. Un po’ come strappare il cerotto…

Non mi riferisco solo al virtuale, parlo anche del reale anche se, a volte, pare meno lampante. Pare.

Mari&Monti, 17 anni di noi…

Oggi, 17 anni fa, mio padre mi accompagnò a Mari&Monti. Passeggiando con lui in pieno centro, con due distinte signore impellicciate davanti che chiacchieravano in dialetto, guardai papà e chiesi: “ma davvero io devo restare in questo posto dove parlano in questo modo??”

E comunque mai avrei pensato di restare qui. E invece.

Invece per quella stessa sera le mie nuove e sconosciute coinquiline avevano organizzato una cena con tante persone. E mi ritrovai seduta accanto una mia coetanea biondina e con gli occhi azzurri: fu amicizia sorellesca al primo sguardo.

Come sapete, dopo anni, le cose andarono male ma quest’anno è stato della riscoperta. Per cui stasera, tra poco, usciremo insieme a festeggiare il nostro anniversario.

Auguri Slog, in questo rapporto contraddittorio di amore e fastidio per Mari&Monti!

Fatevi i katsy miei con la mia benedizione

Stranamente stasera dal mio beneamato medico avevo davanti solo 3 persone (più quella dentro e pausa sigaretta del doc) e sono uscita all’alba (o, meglio, tranonto) delle 19.45 anziché almeno alle 20.30.

Ecco. Ho tirato fuori la mia agendina con la lista della spesa tra ricette da fare, prescrizioni perse, risultati dimenticati chissà dove (ho travasato la mia vecchia borsina portadocumenti in una nuova che però non mi è comoda come speravo) e scopro che FINALMENTE! dopo anni in cui continuo a firmare e barrare col sangue i moduli sulla privacy alla voce “PRETENDO ED ESIGO CHE QUALSIASI MEDICO DELL’INTERA REGIONE (e facciamo pure delle regioni limitrofe) DEBBA ASSOLUTAMENTE ED OBBLIGATORIAMENTE FARSI I KATSY MIEI COMPLETI (senza che io debba scarrozzarmi appresso faldoni di roba ogni volta)” il mio dottore amatissimo accede a tutti i risultati e test ecc effettuate nelle strutture pubbliche e convenzionate. Quasi mi commuovevo là.

Ora devo ricordarmi come attivare la nuova tessera sanitaria elettronica.