Slogventure al Cup

​Cup:

(Soliti preamboli, buona sera, ecc.)

Io: 😍

Io: quanti reni mi costano queste analisi?

Lui: ahahah… vediamo X euro

Io: solo?

Lui: beh, non sono regalate…

Io: no, ma pensavo intorno ai Y euro.

(Cos’ho realmente detto:) vorrà dire che andrò a spendere altrove la differenza!

Lui: AHAHAHAH mi piace questa filosofia, grande!

(Cos’avrei voluto invece dire: “facciamo che con la differenza ce ne andiamo a mangiarci una pizza tu ed io, io ed tu??” E invece nulla, si risparmia…)

Li calamito tutti io?

Vediamo un po’… poco meno di due anni fa ci fu la conoscenza del Truce con cui, attualmente, c’è un tacito accordo di far finta di non vedersi o di salutarsi proprio se non è possibile altrimenti.

Poi, recentemente, c’è stato Mr. Milledomande che, per motivi futili, si è rifatto vivo ma ho dovuto ribadire il concetto.

Infine, Mr. Bidone. Colui che risulta irrintracciabile fino a poco prima dell’appuntamento, comunica via un paio di vigliacchissimi sms che ti pongono una domanda sola e torna irrintracciabile e/o non comunicativo. E tu resti con la domanda “ci sei o ci fai?” che sarebbe la versione gentile di un ben più realistico “ma sei un emerito c……e o proprio un grandissimo s…..o??”

E poi sono io la diffidente.

I baci si rubano, non si chiedono.

Ormai è raro che parli di cose molto personali, nel blog. Tuttavia vorrei condividere una mia recente esperienza e vorrei avere una vostra opinione.
Su Facebook mi trovo, dal nulla, una richiesta di amicizia di un ragazzo con cui ho solo un’amicizia in comune: uno dei gelatai più famosi di Mari&Monti, ergo è facile desumere che questo gelataio non conosca né me né l’altro ragazzo. Lascio la richiesta lì per qualche giorno, poi decido di non cancellare e scrivere direttamente al ragazzo. Alla fine risulta simpatico e ci esco, decidiamo di rivederci. E’ una persona carina, propositiva, simpatica, comunicativa ed esplicita.
Io, per motivi vari, sono un po’ nervosa e ahimé tratto di conseguenza. Anche per il fatto di non essere sicura, di sentirmi pressione addosso, richieste continue di feedback che, dopo poco tempo, mi pare presto. Di mio sembro un po’ freddina perché ho bisogno di tempo per lasciarmi andare e soprattutto se una persona mi fa dei complimenti, nella migliore delle ipotesi ringrazio abbassando lo sguardo imbarazzata. Ho provato a sforzarmi e a rispondere, mi pareva anche giusto.
Ma. Ma se dico, chiedo, cerco di far capire un solo ed unico concetto, ed esso non viene rispettato, inizio ad inalberarmi. Il punto è che sono timida in queste cose. Sono un pochino tra il leggermente diffidente e il facilmente imbarazzabile. Dichiaro sempre esplicitamente la mia difficoltà, il mio apparire fredda, quando in realtà non lo sono. O, almeno, così mi dicono varie persone che mi conoscono. E la risposta comune è spesso “i tuoi occhi parlano”. Chiedo tempo e spazio. Segnalo di sentirmi in forte difficoltà e messa al muro. Non funziona così.
E infine mi vengono chieste cose per cui si stava creando il momento, andava sfruttato serenamente, non richiesto. E lì basta. No. Mi sono tirata definitivamente indietro. Se un uomo (o donna, sia chiaro), perché a 30 anni e oltre siamo uomo e donna, anzi. Ricomincio. Trovo prezioso il fatto che una persona sia schietta e che ti faccia complimenti anche se non esplicitamente, che te li faccia diretti, che sia affettuosa e attenta. Tuttavia se quella stessa persona si aspetta sempre feedback più o meno immediati e non sa gestire la sua stessa delusione, c’è un problema di insicurezza che appare profonda, se di fronte alla richiesta di tregua, non capisce.
Mi è dispiaciuto, ho reagito male ma ci sono rimasta di sale.
Tutto questo per dire che ho bisogno dei miei tempi, non sono lunghi, ma non posso essere messa al muro quando sono schietta, a volte fin troppo. Ma soprattutto:

I baci si rubano, non si chiedono.

spheeghe e botte di qlo

Ieri sera avevo appuntamento con la mia amica ritrovata. Sarebbe stata in ritardo, per fortuna, ed io avevo necessità di passare per casa. Arrivo sotto casa e noto i cartelli vicino a dove parcheggiamo tutti: da ieri mattina per non ricordo quanti giorni, avrebbero fatto lavori. La slog-mobile era ancora lì e intatta, per cui decido di entrare in casa, fare quel che dovevo e intanto mi elaboro un piano di parcheggio: sotto casa, impossibile, appunto; nella mia via di “parcheggio di emergenza”, quella in salita e molto irta, potevo sperare di trovar posto; se anche la salitona fosse stata piena, l’unica soluzione sarebbe stata di portare l’auto vicino al lavoro e tornare in città in bus dalla mia sorellamica. La quale, peraltro, si era liberata molto prima del previsto.
Esco di casa, osservo in giro ma niente. Tiro fuori l’auto dal parcheggio, arrivo all’incrocio e mentre attraverso, noto che subito nella via che stavo prendendo c’era un posto. L’ultimo. Comodo. Cioè, parliamone.
Di sfighe, abbiamo visto, sono ben fornita. Ma botte di culo simili, in fondo, le ho anch’io. Una volta molto più spesso, ma anche ora inizio a difendermi nuovamente bene.

SI STA, PERENNEMENTE, DIVERTITI COME GLI SLOGGATI

Qui vi avevo riassunto le ultime sfighe.
Sono andata dal mio amato dottore in Birkenstock che mi ha prescritto altra roba e invitata a tornare dopo una settimana.
Il 4 avrei avuto una visita specialistica, ma mi chiama la segretaria del distretto ASL dove avevo prenotato per chiedermi di anticipare a martedì 2. Ottimo, penso, così poi la sera vado dal dottore.
Bene, quando è il mio turno, si apre la porta dell’ambulatorio dello specialista e chi mi trovo davanti? Una youtuber locale!! Mi fa entrare, le chiedo se è NOME DI BATTESIMO e sorpresa annuisce. Le rivelo che ogni tanto vedo qualche suo video e sorride imbarazzata. Come si dice qui, è “coccola” e preparata. Mi fa una visita accurata, mi spiega per bene, la saluto e vado.
(Meno male che in un mondo terrificante come quello degli youtuber, c’è ancora qualcuno coi piedi per terra e con competenza e passione per il proprio lavoro)
Ho appuntamento per pranzo con le Sartine, le compagne del corso di cucito, la maestra, la figlia e la neoarrivata nipotina. Per perdere un po’ di tempo, vado in farmacia davanti al medico a prendere quanto prescritto. Mi accorgerò solo a casa che mi hanno dato metà dosaggio. Non ho voglia di tornare a cambiare, per cui assumerò due pastiglie e pace per il costo.
Pranzo in simpatia con le Sartine, poi la bimbetta frignotta e zia Slog la prende in braccio ed eccola che, sulle mie morbide nonché generose argomentazioni anteriori, si addormenta placida. Saranno il battito cardiaco e la voce regolari a farle da ninna nanna? Gongolavo come pochi… Peccato che poi dovessi tornare in ufficio.
Finito di lavorare: medico. Una mia amica mi teneva il posto ma visto il sole di ieri, c’era ben poco da attendere. Insomma, alla fine ho vinto un altro fastidio ma tanto sono già sotto cura, per cui…

Insomma, dovrò comprare su Amazon qualche portapillole settimanale con scatoline amovibili perché per ora sto viaggiando con mini contenitori Tupperware (e per mini intendo diametro un pollice e alti due dita) che però mi sono comunque troppo grandi.
A me non serve il Sudoku per tener allenata la mente, mi basta ricordare quando prendere cosa, pastiglie, sciroppi, spray; per quanto tempo, quando sospendere, quando riprendere, ecc.

Ok, ho bisogno di un segretario. Cercasi di arguta presenza. No perditempo. Pagamento in sloggaggini.