Ponte saltato e recuperato

Il ponte del 2 giugno, nei piani, l’avrei passato qui a Mari&Monti con quella persona. Invece c’è stato silenzio, una richiesta di chiarimenti e… tutto a donnine. Lo aspettavo da tanto e mi meritavo un bel week-end, finalmente. E invece nulla.
E allora che fai, quando chiudi i rapporti con quella persona, torni a casa dal lavoro, scoppi a piangere e ti assale l’angoscia da week-end lungo che sta per arrivare? Contatti le amiche e le precetti. Perché è quello di cui hai bisogno, che loro ti rimproverebbero se non facessi, che è la cosa più ragionevole da fare.
E così ti salvi in corner:

  • giovedì ti arriva un messaggio da Sorellamica “domani dove pranziamo insieme?” per cui venerdì pian pianino andiamo in caccia di un localino dove pranzare in semplicità e fare due chiacchiere.
  • venerdì pomeriggio gelato con una nuova e giovane conoscenza a cui affidi l’ingrato compito di gettare via una cosa che risale alla giornata passata con “quella” persona, che ti ha porto lui.
  • venerdì sera porti a Sorellamica un po’ di foglie di basilico dell’incredibile piantina che tuttora resiste da quando sono tornata a casa dall’ospedale.
  • dopodiché ti rechi all’appuntamento con la mia amica R che ti porta a mangiare pesce in un posto bello, curato, buono e con piante di tiglio delicatamente profumatissime.
  • siccome una delle amiche precettate è proprio R, per sabato è previsto il tour Outlet Village per la Lindt (per la quale non spassiono ma vende alcuni prodotti lussuriosi da super slurp) e poi Ikea.
  • per il sabato sera, ho un vuoto.
  • per la domenica sono stata bidonata più o meno da tutti, per cui relax.

E’ passato. Il ponte che avrei voluto fosse speciale, è passato. Non è stato facile, all’inizio, ma poi è andata.
“Non merita”, “meglio ora che poi” e quant’altro mi possiate dire, lo so. Ma la delusione, stavolta, è stata profonda per tutta una serie di motivi che fatico a condividere. Perché il mio cervello immagazzina tante informazioni nel tempo e le rielabora sia nel momento di crisi, seppure non chiaramente (e quindi mi impedisce di avere la chiarezza totale), sia soprattutto dopo. E lì i pezzi del puzzle si sistemano. E fa male.

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