Slog S.0 (esse punto zero) – l’operazione

Nel momento in cui uno specialista legge su un referto un chiaro responso che parla chiaramente di tumore, la macchina organizzativa parte e anche velocemente: come primo passo vai dal medico a farti fare la richiesta di visita urgente presso il reparto ospedaliero di competenza. E da lì sono tutte date vicine, esami e visite pre-operatori.

Faccio un inciso: il radiologo mi ha spiegato che in genere da Mari&Monti i pazienti preferivano andare in altre due capoluoghi di provincia di altre due regioni. Perché storicamente sono bravi là. Ma mi ha spiegato che ormai anche a Mari&Monti sono bravi. Anzi, bravE. Due chirurghe. Ma mi ha giustamente ricordato che la scelta spetta a me. Per correttezza, gli ho risposto, ne avrei voluto parlare con l’endocrinologo e col mio medico di base ma che, effetivamente, non vedevo motivi particolari per rinunciare alla comodità di farmi seguire completamente in loco, ovvero a casa. Vuoi mettere lo stress e l’esborso economico di andare fuori regione io e, ovviamente, qualche famigliare? Mi sono comunque informata in giro e mi hanno confermato che le due chirurghe sono brave e, come si dice qua, molto “coccole”. E collaborano volentieri anche con l’endocrinologo. Insomma, non avrei potuto sentirmi più tranquilla e sicura.

Premesso questo, è partito il giro di visita con la chirurga (3 aprile), velocissime analisi (5 aprile) e visite pre-operatorie (7 aprile – un labirinto infinito, alcuni corridoi di collegamento tra le varie palazzine che compongono questo nosocomio. Non che nell’altro sia diverso, eh) e, riconsegnando le ultime carte all’infermiera che si occupa di organizzare il tutto “magari tu vorresti sapere quando sarà l’operazione?”
Caspita, c’è già una data??
“Allora, diciamo che è da confermare definitivamente ma tendenzialmente dovresti essere la seconda il 20 (aprile) mattina, per cui entrerà a digiuno alle 7 della mattina stessa”
Ottimo, riesco anche a fare Pasqua a casa! Oh (vedo una presenza accanto e toh, la chirurga)! Mamma, guarda, le sue mani cioè la dottoressa, cioè insomma lei è la chirurga!!
*Buongiorno cara, come sta? Tranquilla?
Dottoressa, tranquillissima, lei tutto bene? Mi raccomando, passi una splendida Pasqua e si riposi, si diverta, insomma…
*Ah ah ah, non si preoccupi, passi una buona Pasqua e stia tranquilla!

In realtà poi mi hanno fatta ricoverare il giorno prima perché ero diventata la prima. Che poi non era vero perché c’è stato un piccolo “qui quo qua” (cit. La Precisina). La mia compagna di stanza è stata contattata con urgenza perché sarebbe stata lei la prima. E infatti, così è stato.
Comunque, appuntamento sul bus sopra casa, con mamma e SorellAmica.
Tra accettazione, ambientamento in stanza, qualche cioccolatino e chiacchiera, è arrivata anche la signora 70enne, mia compagna di stanza. Che tipa tosta e in gambissima.
Io sono stata preparata con più calma sulla tabella di marcia. Il Valium non so come abbia fatto effetto perché in sala di preparazione, facevo cabaret con lo specializzando anestesista. In più il mio letto aveva qualche difficoltà con i movimenti e quindi sono dovuta quasi saltare sul tavolo operatorio. In sala operatoria ho a malapena realizzato come mi stavano sistemando, il freddo e mentre mi spiegavano che le due mega lampade mi avrebbero tenuta al caldo, il nulla… nemmeno la possibilità di dire “ah, sì, mi ricordo, sono arrivata a contare fino a…”, niente. Il nulla totale.
Ore dopo, credo un po’ più tempo del previsto, in sala risveglio, realizzato dove fossi, avevo già da lamentare i dolori a cervicale e gola. “Guarda, è normale, è per l’intubazione. Vedo che parli già! (per farmi tacere dovete staccarmi le corde vocali!!) ahahah, a questo punto nemmeno servirebbe ma giusto per scrupolo fa iiiii”. Iiiiii… “Bene, tutto a posto allora, ora riposa”
Eh, riposare, in ospedale… Tra rumori continui, luci e illuminazione varia, personale medico-ospedaliero che va e viene per – giustamente – controllare e fare il suo lavoro, mica è facile. Senza contare i dolori e fastidi.
Comunque, operazione andata bene, i dolori erano nella norma per via dell’intubazione e la postura sul tavolo operatorio. Dopo due giorni si poteva presumere di tornare a casa, entrambe. Invece febbre, entrambe. Solo che la signora la domenica è uscita davvero (un giorno in ritardo) mentre a me la febbre continuava a restare. Dopo 20 anni di totale assenza, ho provato l’ebbrezza di avere 37,4 e poi 38,4. Quasi mi commuovevo.
70enne andata (peccato, era davvero caruccia, anche la famiglia), in arrivo la signora 84enne come prestito da un altro reparto sovraffollato. Povera, il primo giorno per lei è stato brutto perché non riusciva ad ambientarsi. Io stavo da cani e provavo piuttosto fastidio. In realtà poi era carina, se le si dava quel minimo di giusta considerazione.
In fase calante la febbre, speravo di tornare a casa ma… dolori forti all’orecchio. Pareva otite ma in realtà era uno scoppio ritardato sempre dovuto all’intubazione: gola e orecchio, in fondo, sono collegati. Eh, mica si parla di otorino-laringo -iatria a caso. Vaaabbè.
Insomma, ero entrata con l’idea che in genere al terzo giorno ti cacciassero ed invece sono uscita dopo una settimana esatta. Ancora un po’ dolorante ma bene. L’alternativa era di restare ma finire in non so quale reparto perché anche lì servivano stanze: infatti la signora 84enne è stata spostata e hanno dimesso me ed un’altra.

Insomma, alla fine non mi lamento. Ho dato di matto quando non riuscivo a riposare e avevo dolore, ma il personale tutto è stato davvero umano, oltre che professionale. Che fossero gli OSS, gli infermieri, i medici specializzandi o quelli strutturati, non ho proprio nulla da dire. Anche il cibo non era affatto male: non me l’aspettavo ma potevo già mangiare solido (certo, il giorno dopo: la sera stessa non eravamo proprio in grado di far nulla…) e ho visto passarmi nel piatto anche maccheroni alla boscaiola, una crespella, un pasticcio al ragù, il pollo e non ricordo che altro. Anche il classico menù da ospedale, ma non così male, eh. (Non cito il semolino annacquato perché quello abbassa tutti i canoni)

Fatte poi visite urgenti di controlli per scrupolo, sto facendo le visite classiche e poi resteremo in attesa del risultato dell’esame istologico anche se, secondo la chirurga, è comunque il caso di fare la terapio allo iodio radioattivo nell’altro capoluogo di provincia. E faremo anche quello, anche se mi costerà il fatto di dover star lontana a Sorellamica e alla nipotina che sta per arrivare. Ma va fatto e faremo.

Vorrei fare un’osservazione semplice: non è stata propriamente una passeggiata di salute ma, onestamente, mi è andata di lusso. E’ una cosa circoscritta e facilmente risolvibile. Un po’ come un’appendicite, se vogliamo. Ma tutto questo ha dato qualche spiegazione mancante e mi sta letteralmente cambiando la vita (e il punto vita, ahahahah). E mi ha mostrato un’altra volta come sono fortunata con le persone che ho accanto.

Ad maiora!

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7 pensieri su “Slog S.0 (esse punto zero) – l’operazione

  1. Perennemente Sloggata ha detto:

    Grazie Puffola! Guarda, davvero quando ho visto “numero privato” del radiologo, mi sono sentita sollevata perché finalmente mi avrebbe dato una risposta, quale che fosse, da poter affrontare.
    Pare strano anche a me ma mi pare che sia cambiato tutto e, contemporaneamente, nulla. Ma mi sento serena così, finalmente. FINALMENTE!

  2. Bia ha detto:

    Penso sia importante aver individuato il problema ed averlo coscritto. Gli ospedali non sono mai uno spasso, ma uscirne ripuliti è vittorioso.
    Un abbraccione :*

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