Quando i colleghi sono più che colleghi

Questo è un periodo piuttosto delicato, caratterizzato dalla presa di coscienza di tanti pensieri e di vari errori fatti in precisi momenti del passato, di addii, di rinunce, di scelte, di bandiere bianche, di lotte, di decisioni, distacchi ecc.
Di alcune cose ne parlerò più avanti, di altre no, perdonatemi. Sono cose a cui sto cercando di prepararmi da tempo, dopo aver nicchiato ed evitato di guardare dentro lo zaino (fardello) che mi porto sulle spalle tutti i giorni.
E’ un percorso su cui sto lavorando con una certa difficoltà, con molto impegno e, piano piano, anche un certo orgoglio.
Il punto è trasformare i sensi di colpa in “sano” dispiacere, altrimenti non se ne esce e non si può ripartire (o, se preferiamo – e lo preferiamo, continuare a muovere piccoli passettini, l’uno dopo l’altro, in questo cammino).

La cosa, però, che continua a salvarmi, è l’avere al fianco o incrociare persone speciali. Non eroi eclatanti. Non paladini della legge che vestono alla marinara. No. Persone quotidiane. Quelle che sanno stupirti con semplici gesti: in fondo è facile lasciarsi sorprendere da chi non vediamo mai, no?

E quindi capita quella giornata no, in cui esci di casa dimenticandoti gli occhiali da sole per trasformarti in Greta Garbo (come ho gestito l’emicrania della settimana prima, ironizzata poi dai colleghi), sul bus non incroci nessun viso amico, arrivi al portone di CdM e incroci MiniCollega. Alias LaPrecisina. Ovvero una cara amica. E coi lacrimoni agli occhi l’aggiorni. E lei ti capisce.
Un saluto veloce ed ognuna al proprio ufficio.
Varchi la soglia del tuo, la collega Mercoledì ti guarda con un “Cosa c’è?” e tu ci provi, provi a star calma, non scoppiare, ma niente. Lei ti allunga un fazzoletto e… Scoppi a piangere disperata. Gli altri non fiatano o continuano ciò che stavano facendo o discutendo (e li ringrazi in silenzio, per questo).
Mi giro verso Mercoledì strofinando, ironicamente contrariata, il dito sotto l’occhio mentre, in contemporanea, lei ti offre il suo specchietto: il mascara che cola non è accettabile, siamo entrambe d’accordo.

Piano piano sistemo le cose: se posso, sola; se non riesco, chiedo o accetto aiuto. Ma il primo passo è guardare le cose in faccia e affrontarle. E non è facile.
Mi aspettano mesi emotivamente difficili, ma ormai ci siamo. Il processo si è avviato e non si torna indietro.
Si deve solo progredire.

9 pensieri su “Quando i colleghi sono più che colleghi

  1. elleci ha detto:

    Ciao Sloggata, ho scoperto il tuo blog qualche giorno fa (cercando informazioni su ebook reader). Ho capito che abbiamo in comune il luogo di origine (a grandi linee) e Mari&Monti (che a differenza tua io ho dovuto lasciare, lasciandoci un un pezzo del mio cuore). Scrivi benissimo, mi piace leggerti. Hai una nuova lettrice che seguirà virtualmente ciò che vorrai condividere dei tuoi passi, uno dietro l’altro.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...