Rientri, riprese, clic.

Se fumassi, starei scrivendo questo post nella semioscurità, con una sigaretta tra le dita e un bicchiere di scotch (sarà l’alcolico giusto? O fa più “più” del vino rosso, anche se preferisco quello bianco? Oddio, preferire, parola grossa, per una scarsa degustatrice di alcool…), e lo stereo con questo Unplugged dei Nirvana che va…

Ma io non fumo. Mai ho fumato. Mai ho nemmeno provato.
Ma io non bevo. Assaggio volentieri in compagnia ma mi fermo ad un bicchiere: di più non scende.

Ma “recentemente” (ovvero uno o due anni fa), mi sono imbattuta nell’Unplugged che i Nirvana fecero a NewYork per MTV e, va’ tu a sapere perché o come, mi è piaciuto. Non per bellezza. Ma per quelle note sentitamente stonate. Per quella graffiatura nella voce e nell’anima. Per quelle sbavature nelle parole.

Perché, per usare un’espressione un po’ banale, questo Unplugged ti graffia dentro.

Quando mi ricorderò di aprire “aitiuns”, dovrò ricordarmi di cercarlo e scaricarlo e tenerlo là, come una bottiglia di brandy invecchiato (sto dicendo una cosa scontata dietro l’altra, abbiate pazienza).

Ho un gran subbuglio in testa, dopo questi ultimi mesi di stop forzato. Ma non lo stesso del buon vecchio Kurt. Anzi. Davvero, “anzi”.

Mi mancano alcune persone, alcuni luoghi. Altri non mi mancano affatto. Alcuni li ho lasciati andare, altri li ho allontanati, altri ancora… ho fatto nuovamente un primo passo. Alcuni li ho cercati, ma non rispondono.

E va bene così.

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7 pensieri su “Rientri, riprese, clic.

  1. lupin8msn ha detto:

    la sigaretta e un bicchiere sono strumenti eccezionali per rilassarsi e spazzare via i pensieri, anche senza esagerare. Io non fumo, ma almeno una volta al mese una sigaretta scappa, perchè l’odore mi ricorda qualcosa. Il subbuglio in testa apre nuovi spazi, permette di continuare a cercare l’ordine, immaginarlo, concretizzarlo e poi romperlo.

  2. Perennemente Sloggata ha detto:

    Lupin8msn: la sigaretta non mi ha mai affascinata, nemmeno il gesto (figuriamoci l’odore), ma ne intuisco il potefe evocativo e distensivo. Insomma, un rituale dei fumatori post amore.
    Il bicchiere… in compagnia, sì. Da centellinare, lingua e palato. Da sola, mmm. Non me lo gusto.
    Il subbuglio in testa è tanto. Incasinato. Disorganizzato ma ci trovo quasi tutto e scovo l’incredibile, in questo ultimo periodo. Lo osservo e lo scandaglio, per ora, prima di ricomporlo.

  3. lupin8msn ha detto:

    io devo fumare da solo, mai in compagnia, perchè mi porta proprio un distacco da tutto per due minuti circa. Il bicchiere da solo quasi mai, perchè non mi dice nulla, meglio come scrivi te, in compagnia. Ma in autunno le cose cambiano, sai cosa, è la Natura che mi invita a farlo guardando i colori. Bello il verbo che hai usato, scandagliare.. mi immagino una forma concreta, sicura che si muove nell’abisso, e tum tum, cerca. Quando sarai pronta per ricomporre, vogliamo che tu sorrida.

  4. Perennemente Sloggata ha detto:

    Ma io sorrido, con quel bicchiere in mano e quella sigaretta tra le dita. Una passata a ravviare i capelli e poi l’ondeggiamento del calice.
    Amo l’autunno. Tantissimo. A Supeimonti a cavallo tra settembre e ottobre, i fianchi delle montagne passano da un rassicurante verde estivo ad un magico marroncino, sfumato verso tutti i colori tipici autunnali. Non capisco se gli alberi vengano spugnati o se le punte vengono intinte nei colori. L’unica cosa che so, è che fin dalla prima superiore, quando facevo il tragitto paese-scuola in pullman, restavo a bocca aperta ogmi giorno, tanto mi toglieva il fiato quel panorama.

  5. lupin8msn ha detto:

    Vero, ho sbagliato a chiederti di sorridere, perchè è una cosa naturale, e non ti conosco. Ti chiedo scusa, mentre tu hai regalato una frase di te con i tuoi capelli, è molto bella.
    Colori e profumo dell’autunno, non te li fai scappare quindi. I colori sono vivi e diversi tra loro, sembrano spezzare una monotonia estiva, per me è inoltre un dono l’odore di bruciato, che siano sterpaglie o frutti del bosco, è una festa silenziosa in un campo. Quello che invece ricordo spesso dell’autunno, erano le serate di allenamento lungo il fiume, prima di entrare in palestra, e gli alberi, il silenzio, il crepuscolo davano la sensazione che questa stagione era ormai alle porte.

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