Dietro la porta di casa mia

Scopetta portafortuna, appendichiavi, biglietto delle letture dei contatori con scambio di saluti

Scopetta portafortuna, appendichiavi, biglietto delle letture dei contatori con scambio di saluti

Ecco il lato interno della mia porta blindata (la cosa più bella di tutta la casa, a spanne. Di sicuro mi è costata un rene, ma è fatta su misura e in ottima classe) dove ho appeso la scopetta portafortuna che mi ha regalato mamma ad inizio anno, il gattino (sempre regalo di mamma: “l’ho visto e ti ho pensata”, chissà come mai…) diventato appendichiavi visto che appendevo sempre il mazzo alla maniglia (con evidenti cadute ogni volta che apro la porta a qualcuno – il portachiavi è una rosa blu in pelle comprato in una bancarella di San Lorenzo a Firenze anni fa e casualmente in tinta con l’unica chiave colorata) e, infine, il biglietto con le letture delle utenze, su cui scrivo sempre l’augurio di una buona giornata e di buon lavoro. E gli incaricati rispondono ringraziando e ricambiando.

Dietro la porta di casa mia c’è un corridoio, stretto, che porta ad un piccolo atrio quasi quadrato (ok, è rettangolare), su cui si affacciano i vari vani. La cucina non ha la porta e la si vede direttamente dall’ingresso, mentre alla camera da letto la porticina è stata chiusa dall’armadio creando così un’intercapedine con delle mensoline ed una tenda davanti. L’accesso non è diretto ma avviene dal salotto.
Per cui all’inizio è facile prendere un the o un caffè coi pasticcini in cucina, magari si butta su anche un piatto di pasta o un’insalatona, chiacchierando amabilmente.
In un secondo momento si può accedere al salotto, la cui porta è sempre aperta: si può aprire il tavolo oltre la sua normale apertura, si può spostare e girare, ci si può mettere a proprio agio. All’occorrenza c’è anche un divano letto abbastanza comodo.
Ma quello è l’anticamera al lato intimo: quello del relax, del riposo, dell’intimità, del sonno, dei pensieri notturni, delle angosce, delle insonnie, dei sogni. Del lasciarsi andare. Ma quella porta, seppur aperta, non è varcabile: sono poche le persone che vi sono entrate e ancor meno quelle che hanno poggiato la testa sul cuscino.

Seppur nel mio disordine, sono una persona piuttosto ospitale e cerco di far sentire gli ospiti come a casa propria.

Un caffè in cucina, si prepara facilmente. Un pranzo in salotto, un po’ meno. Ma in genere sono persone che sanno girare per casa con rispetto e magari mi aiutano anche a sistemare un pochino meglio alcune cose, senza giudicare il caos sloggato presente.

Infine ci sono alcune persone che hanno le mie chiavi di casa. Persone fidate, presenti quando non è indispensabile, sicuramente presenti quando necessario, discrete e generose quando chiedi aiuto.

Se qualcuno consiglia come mettere un oggetto, ascolto, lascio fare e provo a vedere se la cosa mi può andar bene. Al limite rimetto come era prima o come io preferisco. Chi pretende di rigirare i mobili con insistenza, difficilmente ritorna.

Dietro la porta di casa mia.

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7 pensieri su “Dietro la porta di casa mia

  1. Bia ha detto:

    Mi emoziona l’idea di entrare in casa tua, anche solo per pochi minuti 🙂
    Ti conosco da quando questa casa era ancora un sogno lontano!!!

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