silenzi, vite che vanno, vite che vengono…

ci sono persone con cui sembra esserci una qualche affinità. parziale o totale, ma c’è. un poco alla volta le scopri ed un poco alla volta ti lasci scoprire.
e un poco alla volta ti rendi conto di come per te non sia così scontato lasciarsi andare. pensavi di averci lavorato su ma evidentemente alcuni rubinetti emotivi sono ancora difficili ad aprirsi.
parli tanto, comunichi, ascolti molto ma… alla fine la parte più nascosta fa fatica a mostrarsi. resta sempre un po’ di penombra e distogli la luce da certi angoli. non per vergogna, ma per pudore. per fatica. per dolore.
alcune persone hanno pazienza, magari come tu stessa ne hai con loro o altre, mentre c’è chi invece insiste. ed insiste. tu chiedi tregua, ma niente. implori silenzio, ma niente. ti arrabbi perché non ami essere messa al muro, così come tu stessa non lo fai con loro.
così, però, ti richiudi un po’ a riccio e fai un pochino di fatica a riaprirti. chiedi pazienza. la ottieni, magari, per un po’ e poi ti lasci un po’ andare, inizi a parlare e arrivano incoraggiamento, incitamento, tifo per la tua crisi.
poi, la mazzata. subito dopo. discorsi che non voglio nemmeno definire, sullo stato di crisi personale. come se il trovare la forza di rialzarsi o, forse più correttamente, il cercare una qualche forza per riprendere in mano la propria vita, fosse una visione ipocrita del non decidere altrimenti.
speravo di aver frainteso, e invece no.

sono un’ipocrita perché magari mi lamento o mi sento in stand-by, incapace di muovermi, bastonata ogni volta che provo ad alzare la testa (ok, sono piccole disfatte, le mie, ma sono continue), invece di prendere una decisione in un verso o nell’altro. sarà pure. ma il cercare di restare attaccata con le unghie e con i denti a tutto quello che ho, liquidato come mancanza di coraggio, mi ha fatto molto male. e anche tanta rabbia.

e nemmeno a farlo apposta stamani viene data la notizia di un incidente “banale” ma mortale di un vecchio conoscente, peraltro caro amico della mia amica bionda. uno che ha lottato e vinto la leucemia, un appassionato all’impegno e alla vita.

così, certi discorsi tornano a frullarmi in testa in maniera ancora più psicotica e rabbiosa.

 

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5 pensieri su “silenzi, vite che vanno, vite che vengono…

  1. TADS ha detto:

    ciao sloggata,
    non penso sia un problema di coraggio, quello è genetico, non lo si acquisisce, o ce l’hai o non ce l’hai, credo sia più una questione di priorità, forse la tua scala è da rivedere, sei certa di aver messo te stessa sullo scalino più alto???

    TADS

  2. fanzum ha detto:

    Il coraggio e’ diventato una qualita’ del DNA e non una formazione dell’ambiente e dell’educazione?
    cioe’ hai il gene del “coraggioso” ma se il padre alcolizzato ti ha bastonato ogni mattina a partire dai 3 anni sei figo comunque?
    adesso il carattere e’ genetico? oh crist …. da quando? siamo tornati a Lamarck?
    ma siamo in preda ai deficienti veramente … si va’ la’.. .torna a tifare Italia OH OH!
    vabbe’ tralasciamo ste michiate pseudo-religiose e totalmente ascientifiche
    (che ci va a fare uno dallo Psy se e’ super coraggioso? mah ….)

    il punto e’ sempre: quanto hai da perdere e quanto da guadagnare?
    immaginatevi un lavoro: vi occupa l’80% della vostra vita
    a fronte del “lavoro” vi si prospetta che all’80% del vostro tempo verra’ sprecato, pero’ a fine mese non ci arrivate
    non lo mollate il lavoro in queste condizioni?
    presumo di si altrimenti sareste cretini,
    se non lo mollate avrete altre motivazioni: meglio 1000 euro che niente? ma qua sussiste effetivamente una motivazione!
    se non avete ALCUNA motivazione mollate il lavoro
    mi spiace ma 2+2 fa’ 4

    e’ questione di coraggio?
    no e’ semplice logica (ma vallo a spiegare alle donne….)
    ora riportatelo alla vita che state conducendo: se non ne vale la pena dove sta scritto che uno debba andare avanti all’infinito?

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