Ma no, di nuovo voi, no!

Parlando con la mia socia di traduzioni, mi è venuta in mente una piccola perla del liceo.
Io ho frequentato un liceo sperimentale ad indirizzo linguistico, con alcune materie scientifiche solo al primo biennio.
Tra cui fisica.

Il primo anno, a settembre, entra una professoressa, inizia a spiegarci le esponenze o qualcosa del genere e ci dice che sarebbe rimasta un mese solo, poi sarebbe arrivat* il o la supplente annuale.

E così è stato: arriva un professore che non era bello ma a noi affascinava un sacco per come spiegava (sì, eravamo tutte ragazze). Cosa poi ci capissimo, è tutt’altra storia: nonostante tutto l’impegno che davvero ci mettevamo, non riuscivamo a cavare un ragno dal buco.
Tanto che il professore, nonostante tutta la sua pazienza e chiarezza, c’aveva quasi rinunciato.

Settembre del secondo anno, vediamo rientrare la stessa professoressa dell’anno prima che, davanti alle nostre facce deluse (speravamo sempre nell’altro prof), ci rincuora subito dicendo che sarebbe rimasta solo un mese e poi sarebbe arrivat* il o la supplente annuale.
Ovviamente iniziammo a pregare che arrivasse sempre il prof suddetto.

E così è stato (bis): un giorno si apre la porta della classe ed eccolo spuntare.
Con faccia funerea ci comunica qualcosa del tipo: “Io ho pregato tutta l’estate, ho cercato di corrompere la Sovrintendenza intera ma niente, anche quest’anno mi è ricapitata la vostra classe.”

L’abbiamo riamato subito. E pace se, di tutto il libro, siamo rimaste sempre ai calcoli esponenziali o poco oltre e se avremmo si è no sfogliato una 70ina di pagine in tutto.

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6 pensieri su “Ma no, di nuovo voi, no!

  1. Valentina ha detto:

    Ehehe, ne so qualcosa! Io ho sempre accettato “passivamente” le materie scientifiche (avendo sempre avuto una forte predisposizione per l’ambito umanistico ed essendo oggettivamente negata in particolare per i calcoli). In quinta liceo affrontavo arrancando il secondo anno di insegnamento di fisica. La prof ci porta in laboratorio (evento più unico che raro) e ci spiega la natura e la composizione dei circuiti elettrici. Nel mio cervello l’horror vacui regna sovrano. Faccio passare il tempo oscillando sullo sgabello girevole, pregevole residuo antebellico. Dopo la prima ora di teoria, ecco la pratica: realizzare un circuito elettrico, inserendo in maniera appropriata le resistenze. Per fortuna, si trattava di un lavoro di gruppo, ma evidentemente il suddetto horror vacui era contagioso, perché nessuno aveva capito. Cominciamo allora a distribuire qua e là le resistenze, senza il minimo principio logico, guidate da un vago senso estetico (“Qui è un po’ vuoto, non c’è simmetria, mettiamone una!”). Ovviamente la lampadina del circuito non si è accesa. La prof, con gli occhi sgranati, sillabando e quasi ansimando ci suggerisce :”Non accendete quel coso”. Ancora oggi mi chiedo perché. A me sembrava tanto carino!

  2. Valentina ha detto:

    Appunto. Come diceva il poeta: “L’arte per l’arte”. Lascio volentieri agli altri il duro compito di realizzare circuiti elettrici

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