La vendetta è una pentola che va servita calda.

Ma non in faccia, eh! Cioè, per lo meno non in questo caso…

A Supeimonti c’è abbastanza turismo e soprattutto d’estate ci sono tutta una serie di manifestazioni della pro loco in collaborazione con un’associazione dei rioni (la zona è ricca in quanto associazionismo, volontariato, ecc.).
Chi aiuta a queste manifestazioni, soprattutto a quella conclusiva, poi partecipa durante l’anno alla cosiddetta “regàlia”, ovvero la cena sociale con annessa assemblea.

L’anno scorso mia sorella è rimasta praticamente senza cena, visto che – essendo allergica a varie cose – l’unica cosa che poteva mangiare (il primo) non era bastato per tutti.
Quest’anno comunicano della cena e il menù. Al che Sorella chiede al capo del suo rione di informarsi con la Presidentessa dell’associazione, sul come sarebbero state cotte carne e verdure e che tipo di carne sarebbe stata (il primo sarebbe stato lasagne, per cui niente primo per lei). Nel caso si trattasse di carne bovina e/o cottura con burro (e/o affini), si sarebbe accontentata di pasta all’olio.
Non mi pare una richiesta folle, di questi tempi, no? E parliamo di allergie certificate, non vaneggiamenti e capricci.
Risposta pervenuta tramite il capo rione? E’ un problema. Con una sorta di sottinteso del tipo: se tutti iniziano a contestare il menù e a far capricci, non se ne esce.

Sì. Avete capito bene. Come se fosse un vezzo di una rompipalle.
E vi garantisco che in quasi 26 anni di sua esistenza, non abbiamo mai ricevuto risposte simili (ok, tranne un episodio increscioso in ospedale, quand’aveva 7-10 anni – per una peritonite, forse: avevano preso un’ordinazione errata che io NON avevo fatto e la OSS o infermiera o chi per lei è uscita commentando scocciata “eh, vedrai, per un po’ di formaggio, che vuoi che faccia”. Non l’avesse mai detto: in quel momento stava arrivando un viceprimario amico di famiglia! Le ha fatto una lavata di capo terribile, con pretesa di scuse a mamma e Sorella e “vai in cucina e ti fai fare le verdure all’olio, non gratinate”. E il tutto senza che mamma fiatasse).

A questo punto mia sorella, comprensibilmente, se la prende e decide di non andare. Mio cognato al seguito.
Poi ci ripensa e decide di mangiare a casa e presentarsi solo per l’assemblea. Che però è prevista in mezzo alla cena.

Mi racconta di tutto questo il giorno stesso e le propongo, piuttosto, di portarsi la cena da casa e mangiarsela tranquillamente davanti agli altri: qualcuno noterà e chiederà… In più è un paese di pettegol* e le voci girano (oh, se girano!!). Insomma: io ero per uno sputtanamento della Presidentessa con stile.
E mia sorella concordava.

MA. Ma non avevo fatto i conti con mia madre: arriva mentre parlavo con mia sorella e commenta seraficamente “facciamo di meglio. A che ora è la cena? Benissimo, voi andate tranquilli, intanto Slog ed io ti prepariamo la cena e te la portiamo nelle PENTOLE. Che fanno ancora più figura. Tu non ti preoccupare, ci sentiamo quando iniziano a servire e noi arriviamo.”

Beh, ragazz*, non potete nemmeno immaginare che soddisfazione entrare nella sala gremita di gente, attraversarla in buona parte, arrivare alla tavolata di mia sorella e, sotto gli sguardi divertiti dei suoi amici, depositare due pentoline (primo e secondo! Purtroppo non abbiamo pensato al dolce, mannaggia!). Il tutto, nemmeno a farlo apposta, mentre la Presidentessa (con cui peraltro mia mamma ha un sospeso per un incidente dovuto sempre a quest’associazione – per colpa sua e di un vigile) stava arrivando a servire le persone vicino a mia sorella: saluta a denti stretti e, con denti ancora più serrati, se ne va.

Ma la conclusione è ancora più incredibile: una ragazza dell’associazione, forse un po’ “disturbata” dalla presenza delle pentole sul tavolo di mia sorella, va a chiedere ad un’amica di mia sorella che le risponde esplicitamente sulla situazione.
Salta fuori ciò che sospettavamo (ma per principio non lo davamo per scontato): la cena è stata preparata dagli allievi della scuola alberghiera di Supeimonti (e questo lo sapevamo) ed era stato previsto un menù a parte per celiaci (mia sorella non è celiaca ma una delle intolleranze satelliti riguarda anche il glutine) e forse anche uno per le altre intolleranze.

Insomma, che dire…? Spero che la cara Presidentessa abbia capito la lezione e che la scenetta sia stata colta da più di qualcuno.

La vendetta sono due pentole che vanno servite calde.

Advertisements

7 pensieri su “La vendetta è una pentola che va servita calda.

  1. Bia ha detto:

    STRE-PI-TO-SE!!!! Siete state fantastiche!!!
    Mi lascia sempre basita l’ignoranza delle persone… anche se in questo caso, mi pare evidente che più che di ignoranza possiamo parlare di vera e propria cattiveria da parte della presidentessa.
    E comunque, anche una bella pentola calda in faccia…. hihihihihi….. 😉

  2. La Precisina ha detto:

    Cena dell’ufficio. CollegaScout si sente dire dal proprietario del locale, già avvisato nei giorni precedenti della sua celiachia, “anch’io sono celiaco e mangio lo stesso” (???????????); e ancora: “prima, uno come lei mi si presentava una volta al mese, adesso me ne viene uno a settimana”. E ogni volta che si presentava a prendere gli ordini al tavolo, la apostrofata con l’appellativo “la celiaca”.

  3. Perennemente Sloggata ha detto:

    Bia: fisicamente saremo anche diverse, ma in qualcosa sarò pur simile a mia madre 😀

    Gattacicova: stronzette il giusto 😀

    Shunrei: e se lo meritava abbestia.

    Precisina: sono celiaco e mangio lo stesso: parte uno sganascione entro subito! che nervi!

  4. unghiesmaltate98 ha detto:

    Ciao! È la prima volta che commento ed è anche la prima volta che leggo il tuo blog: complimenti per i post interessanti! Mi preme commentare in particolare questo post perché capisco bene tua sorella: io sono celiaca da ormai 8 anni e non è una bella cosa il fatto che gente non metta a disposizione cibo per celiaci… Avete fatto bene a portare il cibo in pentola! 😉

  5. Perennemente Sloggata ha detto:

    🙂 ben arrivata!
    il punto è che la presidentessa di questa associazione ha chiuso la questione come fosse una rottura di palle, anziché informarsi con il referente della scuola alberghiera che curava il catering. insomma, al di là di tutto almeno un “mi informo e ti faccio sapere” oppure “scusatemi ma non riesco proprio a occuparmene io, sentite il referente xy” sarebbe stato già più apprezzabile. ma vabbè.
    mia sorella ormai è abbastanza scafata (a fine anni ’80 le allergie non erano note come oggi e non c’era tutta questa attenzione e varietà di cibi, purtroppo) però credo che faccia pur sempre un po’ male e un po’ fastidio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...