I carabinieri a scuola.

Nel precedente post, quello sulla Guardia di Finanza a casa, Mafalda Funambola mi ha fatta ricordare un episodio che risale ai primi mesi di liceo.

Durante l’estate tra terza media e primo anno di liceo (quasi metà anni ’90) la mia famiglia si è trasferita da una provincia ad un’altra, dalla cittadina di Perla Termale a Supeimonti. Ovvero dalla mia città natale al paese dei miei nonni materni.
Ho iniziato a frequentare il liceo della Vallata, dislocato all’epoca su più edifici all’interno del paese vicino a Supeimonti. La mia classe era nella sede distaccata (eravamo la prima classe entrando: un giro d’aria che non vi dico, un freddo cane, roba da tenersi su anche la giacca, in alcuni giorni invernali), mentre Segreteria e Presidenza (oltre ad altre classi) erano in un palazzo storico molto bello e dai soffitti bassi.

Capita che un giorno di -credo- ottobre arrivi un bidello dalla sede centrale a prelevarmi in classe: “Perennemente, il Preside vuole vederti. Vestiti ché andiamo.” Sguardo ad occhi e bocca spalancati di tutta la classe: avevamo appena cominciato l’anno scolastico, io ero nuova della Vallata, che mai poteva essere successo?
Arrivata davanti all’ufficio del preside, trovo Paolino, quello che è poi diventato il mio bidello preferito (era davvero carino, un signore di mezza età, con una disabilità motoria, ma di grande simpatia), che serioso mi fa: “Perennemente, si può sapere cos’hai combinato? Sono venuti due Carabinieri in divisa a cercarti”
Occielo! Vabbè che sono figlia di militare ma non dell’Arma dei Carabinieri!!
Al che mi sorride facendomi capire che stava scherzando e mi fa entrare.
Il Preside mi fa accomodare e poi mi fa un discorso che era contento e onorato di consegnarmi un premio.
Premio?? Che premio?? Ah, sì, in terza media le classi avevano partecipato ad un concorso sull’Arma dei Carabinieri ed il mio tema era risultato terzo a pari merito -fatalità- con un altro compagno di una classe parallela. Non abitando più a Perla Termale (peraltro non sapevo nemmeno di aver vinto qualcosa…), il presidio locale aveva spedito tutto alla caserma dei Carabinieri del paese del liceo e da lì sono venuti due Carabinieri in divisa a consegnare il premio e la lettera d’accompagnamento.

Da lì Paolino mi chiedeva sempre cosa combinassi e se dovesse aspettarsi di nuovo i Carabinieri, visto che ero piuttosto attiva nella vita extrascolastica: e per le gare sportive, tornei di calcio femminile, giornalino scolastico, rappresentanze studentesche… Insomma, era facile vedermi sfrecciare per i corridoi della scuola (soprattutto dall’anno dopo, quando ci hanno spostati tutti nel nuovo edificio – oh, c’avevamo i pulsanti elettrici per tirar su e giù le tapparelle!!).

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15 pensieri su “I carabinieri a scuola.

  1. Mafalda funambola ha detto:

    Woooow! Appena arrivata e ho già l’onore di una menzione in un tuo post, con tanto di link! Lusingata! Smack! Smack! Smack!

    Ahahahhaah mi fa ridere questo post perché l’episodio della citazione che mi ha visto come teste in un processo penale si è prolungato per anni:me la mandavano a casa anche quando, dalla lontana Sicilia mi ero trasferita in Emilia per studio, e io, puntualmente dovevo mandare certificato di iscrizione all’Uni nonché dichiarazione di impossibilità a presenziare all’udienza. Ho fatto questa vita per diversi anni. Fino a quando, un giorno, rientrando dall’università in collegio dove alloggiavo, arriva la madre superiora tutta ansimante e preoccupata e dice: Mafalda, cosa hai combinato?! Sono venuti due Carabinieri e dovevano notificarti una cosa, ma io non ho accettato nulla e ho detto che ti avrei mandato in caserma perché tu potessi ritirarla personalmente. Povera suora! Quasi le veniva un infarto, mi voleva così bene!!!!
    😀

  2. Mafalda funambola ha detto:

    No. Quell’unica volta in cui sono andata, perché l’udienza era stata rinviata in Luglio, mese in cui mi trovavo giù per le vacanze, hanno deciso che potevano fare a meno della mia testimonianza perché, all’atto in cui la polizia aveva raccolto la mia testimonianza, ovvero al momento della rissa (oggetto del processo penale, insieme a lesioni personali), io mi ero limitata solo a confermare i fatti raccontati da un’altra testimone, ma non avevo deposto una vera testimonianza con il racconto.
    Avrebbero potuto pensarci prima…

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