Scrittura, dagli sms ai libri: la deriva della nostra cultura.

Essendo di formazione linguistica e non avendo mai parlato un dialetto, ho una certa predisposizione a fare la “maestrina” o la grammar nazi. Anche se cerco di trattenermi dal sottolineare errori e/o orrori, purtroppo non riesco sempre a trattenere il mio disappunto.
Come ormai noto ai più (anche grazie a questo meraviglioso post che ho citato qualche giorno fa), fatico a sopportare quanto segue:

  • abbreviazioni sempre e comunque, tollerabili una volta negli sms ma ora non più: con tutte queste tariffe flat e “la zappa” per tutti (traduco: Whatsapp), non c’è più bisogno di risparmiare su lettere e punteggiatura. A maggior ragione su internet, come nelle mail o nei commenti o stati di Facebook;
  • puntini di sospensione: sono 3 e soltanto 3, né due né quattro e tantomeno in numero infinito. Non vanno usati al posto del resto della punteggiatura, hanno un loro significato e dovrebbe essere rispettato. Quando leggo testi con puntini ovunque, cambio pagina e non torno più. Sarò esagerata ma a me creano un senso di ansia/angoscia più che di sussurrato o sospeso;
  • punteggiatura: ha un suo senso, visto che traduce nello scritto le pause del parlato. E quindi non hanno senso di esistere infiniti punti di sospensione, esclamativi o interrogativi. La loro mescolanza esprime stupore o meraviglia, il loro raddoppio fastidio o incazzatura. L’abuso non è previsto e rispecchia il mio andar fuori di testa.
  • maiuscolo: significa urlare, è più fastidioso da leggere del minuscolo.
  • parole con l’ultima lettera ripetuta all’infinito: ragioniamoci un attimo. Ma la gente dice “ti mando un bacio grandeeeeeeeeeeeeeeeee così” oppure “ti mando un bacio graaaaaaaaaaaaaaaaaande così”? Ecco, e allora perché non trasporlo correttamente? No, la storia del “non sono laureato / mancanza di tempo / cavallette / terremoto / mi è morto il gatto” non regge: è grammatica da elementari e spirito d’osservazione.
  • il diritto per tutti di ritenersi poeti e scrittori. No. No, ragazzi, non è per tutti: bisogna avere idee e saper scrivere innanzitutto correttamente e poi in maniera originale ed interessante.
  • insomma, vige il motto: perché, se un* non dedica un attimo del suo tempo per rendere il suo discorso leggibile, un minimo eh, io dovrei perdere del tempo a cercare di capire cosa l’altro pretenda che io capisca? Se me lo scrivesse correttamente, sarebbe “cosa l’altro vorrebbe dirmi”

Ed è proprio su questa base che vi consiglio di leggere “la stroncatura del libro vincitore del Premio Bancarella 2013, pubblicata il 3 agosto dall’Unità” da Pippo Russo (cliccate il nome dell’autore, per favore). Ormai nemmeno i più ambiti premi letterari sono un punto di riferimento, per dei lettori attenti. E vi vorrei ricordare alcuni vincitori del passato: Jostein Gaarder – per intenderci quello de “Il mondo di Sofia”, Alberto Bevilacqua, Umberto Eco, Luciano De Crescenzo, Enzo Biagi, Oriana Fallaci, Boris Pasternak, Ernest Hemingway, et al.
Chiaramente, non è che altri noti premi italiani siano messi meglio…

Ecco, a me prende molto sconforto.

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40 pensieri su “Scrittura, dagli sms ai libri: la deriva della nostra cultura.

  1. liberamente80 ha detto:

    Pure a me.
    come quelli che scrivono “ke” al posto di “che” non solo con gli sms, ma [come hai già detto] nelle mail, nei commenti, nei blog…
    Davvero. Insopportabili.
    >.<

  2. gattacicova79 ha detto:

    ehehehe… ho trovato una che mi batte con la sindrome della maestrina.
    Al di là della punteggiatura, che veramente in pochi conoscono e sanno usare, sento e leggo delle enormità pazzesche, che non sopporto proprio. Esempi?
    Propio anzichè Proprio
    Daccordo anzichè D’accordo
    Sconcentrato anzichè Deconcentrato
    La sdraia o lo sdraio anzichè la sdraio
    e poi, davvero a troppe troppe persone sento dire scancellare anzichè cancellare! Roba da scioglierti le orecchie quando lo senti.
    Però, cara, devo dire che mi batti, sei meno tollerante di me, ma…FAI BENE!

  3. Perennemente Sloggata ha detto:

    Libe: e vogliamo parlare dell’abolizione delle vocali??

    Gatta: io sto zitta e mi trattengo, ma il mio sangue ribolle. La “sdraia” mi ricorda molto il meridionale ‘scatolo’, mi ci sono abituata e lo trovo buffo. Sul meno tollerante… purtroppo me ne sto davvero zitta e mi mordo la lingua, spesso e volentieri. Ma ripeto, al posto della pompa cardiaca ho un vulcano pronto ad esplodere. 😀

  4. lois ha detto:

    Hai proprio ragione! la scrittura non è per tutti, non ci si può improvvisare scrittore, ma d’altronde se ci sono gli editori che pubblicano solo perché siè quel Tizio o quel Tale, poi alla fine ci troviamo imbarbariti. E poi sono d’accordissimo con te, i premi non garantiscono alcun valore, e l’esempio che citi è lampante. Ad ogni modo (e consentimi con una punta di ironia, ma comunque col rispetto che nutro per la serietà del personaggio!) se per il premio nobel per la letteratura vengono menzionati -fosse anche solo pour paler- Vecchioni o Bob Dylan (credo) e evidente che ci stiamo perdendo pezzi per la strada. Probabilmente è il cambiamento dei tempi, ma per me il Nobel alla Letteratura è Pirandello, Saramago, Mann, Montale, Canetti, Camus…

  5. La Precisina ha detto:

    E nelle nostre pratiche? Capisco la concisione, ma quali orrori leggo ogni tanto!
    Non siamo messi meglio con gli autori in lingua inglese. Per la tesi di dottorato, ho dovuto leggere delle opere di uno scrittore irlandese che i critici, all’unanimità, definivano “sgrammaticato”. E mi sono ritrovata a correggere con la matitina i suoi periodi ipotetici come se fosse un qualsiasi studente testone di terza media.

  6. Perennemente Sloggata ha detto:

    Lois: non so se conosci il blog di Giramenti (http://gaialodovica.wordpress.com), facci un salto perché potrebbe piacerti. Ormai sono pochi i riconoscimenti validi, i pezzi di carta seri, partendo già dai diplomi nel corso della “tua” istruzione. Poi, io resto una classicista, prediligo la letteratura classica alle cose moderne. Certo, leggo anche le cose moderne ma con una certa riluttanza. Me ne vergogno pure un po’.

    La Precisina: concordo. Non ti dico dei testi universitari su cui studiamo. Ce n’era uno in particolare che in due pagine diverse trovavi lo stesso argomento trattato in maniera totalmente contraria e contraddittoria.

  7. Tale's Teller ha detto:

    Fino a qualche anno fa chi oggi scrive ad cazzum non leggeva e non scriveva, era semplicemente analfabeta. Da questo punto di vista lo si potrebbe considerare un miglioramento se non fosse che questi nuovi analfabeti essendo la maggioranza determinano il nuovo andamento della lingua.
    laGGente non ha voglia di leggere cose complicate e pretende di poter essere uno scrittore anche senza avere la minima idea di cosa sia la grammatica? L’editoria si adeguerà e presto o tardi le uniche cose scritte con una parvenza di forma e struttura saranno atti ufficiali… questo fino a quando laGGente non riuscirà ad ottenere di poter esercitare l’avvocatura senza laurea.

  8. Perennemente Sloggata ha detto:

    Tale’s, infatti a me spaventa l’evolversi della lingua probabilmente come spaventava gli Antichi. Però mi chiedo: se si scrive così male, come si può compilare atti di processi dove anche una virgola è fondamentale??

  9. elipiccottero ha detto:

    Il tuo uso del pronome relativo nella risposta a La Precisina (Ce n’era uno in particolare che in due pagine diverse trovavi) mi fa venire la pelle d’oca 🙂
    Errori ne facciamo tutti, specie per la fretta, così utilizziamo scorciatoie non proprio corrette. Diciamo che bisognerebbe distinguere fra chi fa un errore ogni tanto, e chi invece scrive una cosa giusta ogni tanto.
    Quanto agli aspiranti scrittori, conosco molte persone che scrivono in maniera a malapena comprensibile e poi si lamentano perché gli editori rifiutano i loro scritti. Io ho smesso di ambire a scrivere letteratura anni fa, ma per lo meno non faccio strafalcioni abituali.

  10. Francesca ha detto:

    E non solo per quanto riguarda la scrittura, ma anche per il senso che lo scrittore o presunto tale voglia esprimere. Quei deliziosi stati di Facebook con “Oggi proprio no” oppure “Ah ah chi la vuol intendere intenda” e così via, per esempio. Cosa? Per quale caspita di motivo? Che intendi? Presumendo che la scrittura sia comunicazione, soprattutto in quel contesto, che senso ha buttarla lì e via? Un’attricetta anni ’20 che fosse salita sul palco per dire “ohimé!” con manina alla fronte d’ordinanza per uscire subito, dopo avrebbe almeno fatto in tempo a prendersi un pomodoro in pieno, lasciando la stessa sensazione.

  11. Francesca ha detto:

    Certamente! Il primo penserà “diamine quella cassetta di mele potevo recapitargliela a casa invece di essere un fruttivendolo così astioso. Inizierò a vendere porta a porta”, il secondo “un genio della letteratura, che fanciulla profonda”. Il senso è quello, vai 🙂

  12. Shunrei ha detto:

    Premesso che mi capita di correggere ad alta voce pure la televisione… ecco, faccio un mea culpa sugli SMS. Ma a mia discolpa lasciami mettere un cellulare “anteguerra” per gli standard attuali (però, a discolpa del mio telefono, posso scrivere che è stato lui medesimo usato come “zappa” dall’Aquilina: è a questo ruolo che deve una bella crepa sullo schermo) e una tariffa SMS sempre “obsoleta” per gli standard attuali in quanto non flat (però almeno pago solo 5 cent ogni 140 caratteri).
    Ma assolutamente “ke”, “qnd” e soppressione di spazi li limito agli SMS: altrove, non li sopporto nemmeno io (e ancora meno sopporto certe mie amicizie che con tanto di laurea o diploma magistrale a ben oltre 30 anni su FB scrivono costantemente peggio di bimbeminkia di 12: son stata più volte a un passo da “Elimina contatto”).

  13. Perennemente Sloggata ha detto:

    😛 E comunque questa è casa mia. Ahahahahah
    Hai ragione, ma lascio un livello di parlato, seppure buono, nel mio blogghino. Come pure il fatto che non uso sempre le maiuscole e mi scappa il “cmq” abbreviato. Non chiedermi perché, mi sforzo di scriverlo per esteso ma mi scappa l’abbreviazione. Solo per questa parola.
    Da psicanalizzare.

  14. misstuffo ha detto:

    Io, per quanto maestrina e rompibolle, a volte mi lascio trascinare dal delirio del linguaggio del web. Tranne nel blog, dove cerco comunque di mantenere un certo stile, in chat, sms e messaggi amichevoli, mi do alla pazza gioia! Non a livelli di “ciao, cm st?”, ma ne approfitto. Ne approfitto, ma non ne abuso 😀

  15. TADS ha detto:

    il rapporto tra poeti/scrittori da web e quelli reali è circa 200 a 1

    scrittore/poeta è colui che viene contrattualizzato e/o profumatamente pagato dagli editori, tutti coloro che si autoproducono libri sono “amatori”, nel migliore dei casi “aspiranti scrittori/poeti”

    saper scrivere significa far venire fame a chi ha appena mangiato e sete a chi ha appena bevuto, il resto è enfatizzazione della banalità

    gli scrittori “vincenti” sono quelli che non hanno niente da dire e quindi optano per le “risposte” ma, è doveroso dirlo, la scrittura è soprattutto “proposta”

    l’Italia è il paese dei Ghostwriter al servizio dei “piazzati”, i premi letterari sono una buffonata

    Dire cose complicate in modo semplice significa fare cultura, dire cose semplici in modo complicato significa avvilire la sostanza per valorizzare la forma

    la maggior parte degli pseudo-scrittori non sa cosa sia il “plot”, non ha la minima idea di come si strutturi un racconto, il massimo dei minimi lo esprimono quelli che hanno frequentato corsi di scrittura

    La punteggiatura, esclusi errori madornali, è ciò che caratterizza lo scrittore, personalizza la sua scrittura.

    mi fermo qui.

    TADS

  16. TADS ha detto:

    Molte case editrici a pagamento sono state volute, sovvenzionate, dai grandi editori per due motivi fondamentali: 1) togliersi dagli ammennicoli una quantità oceanica di insulse proposte “letterarie”, 2) trasformare in introiti la VANITA’ da salotto. E’ un circolo vizioso che ha del grottesco, gli aspiranti scrittori che si auto producono finanziano, in parte, gli scrittori VERI.

    I libri “fai da te” servono per alimentare la già grassa ipocrisia, a livello pratico vengono utilizzati per accendere il camino oppure mettere in bolla i tavoli barzocchi delle case in campagna, quando si mangia fuori il tavolacci “ballano”, è d’uopo stabilizzarli per evitare che si rovesci il vino.

    Mi spiace dirlo (neanche tanto), la poesia è lo scalino più basso della letteratura, Dante Alighieri (unitamente a Socrate e De Sade) era, è, la massima espressione del pensiero sofista, altro che poeta. I pochi che si salvano, D’Annunzio su tutti, vengono penalizzati da una morale scolastica asservita alla chiesa romana spa. I versi d’amore che si leggono sul web soffrono di reumatismi, tanto sono annacquati da lacrime cipolline.

    La “scrittura creativa” è un concetto astruso, si sposa con l’arte informale da discount e con le installazioni da TSO, le nozze vengono celebrate nei club affollati da sfaccendati “introdotti” e “tesserati” che non capiscono un cazzo (passami il francesismo). I percorsi “alternativi” sono uno spurgo trasformato in business.

    Fine seconda puntata

    TADS

  17. Skinny Girl ha detto:

    Una delle cose che mi mandano più al manicomio in assoluto (la leggo tante, troppe volte) è la sevizia del povero CE L’HO, inevitabilmente trasformato in
    ce lo
    c’èlo
    cel’o
    c’è lo
    cè l’ho
    cè lo
    e chi più ne ha più ne metta…
    Aiuto! :-/

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