Sullo scrivere decente e comprensibile.

Lo so, potrà apparire fastidioso, ma vi prego di leggere quanto segue. Certo, mi rendo conto che chi mi segue non caschi nella casistica seguente, ma tanti che ci stanno attorno sì.

Ecco cos’ho trovato sulla pagina Facebook dell’Avv. Rosa Frullone di Avellino.
Io credo che il cercare di scrivere come si sarebbe imparato alle elementari, è una forma di rispetto per l’altro e una forma di rivelazione di se stessi. Se tu non dedichi un nanosecondo per mettere una virgola in più, perché io dovrei sprecare minuti per decifrare quello che vorresti dire?

Messaggio virtuale (Dott.ssa Anna Fata, Psicologa)

Può essere ben definito, di varia lunghezza, ben suddiviso in paragrafi, formattato oppure in formato normale.

Quanto più è accurato nella sua redazione tanto più lo scrivente manifesta esperienza in materia, attenzione, rispetto e considerazione sia verso ciò che fa, sia verso il destinatario.

La scelta del carattere, il corpo, il colore possono offrire alcune indicazioni circa la personalità dello scrivente. Una persona informale, giocosa può propendere per un Verdana, per un Comic Sans, magari colorati, mentre una persona più formale e tradizionalista può prediligere un Times New Romans, se con una vena di romanticismo, oppure un Arial, se più freddo e distaccato.

Una mescolanza esagerata di stili e colori può dare adito ad un senso di confusione, può dare l’idea di una difficoltà di scelta, di indecisione.

Se la regola è scrivere in corsivo, l’uso dello stampatello può essere considerato un gridare e per chi non conosce tale regola può essere espressione di poca grazia, di scarsa eleganza, al limite della rozzezza.
Il grassetto è un mettere in evidenza in modo discreto, ma deciso; il corsivo è un indurre a focalizzare la propria attenzione su alcuni particolari del messaggio in modo garbato, pacato, a tratti anche raffinato, sensibile, un po’ retrò. Il sottolineato è come affermare: “Le cose stanno così, non ci sono alternative”. Un po’ di rigidità di fondo sembra caratterizzare tale modalità espressiva e chi la sceglie.

E ancora: gli emoticons vengono inseriti per veicolare i propri stati d’animo e precisare i propri messaggi, a volte rafforzando, altre volte contraddicendo i contenuti verbali.

I punti esclamativi possono dare un tocco di energia al messaggio. Se in eccesso, però, possono veicolare un sovraccarico energetico che stanca o infastidisce chi legge. Di conseguenza la sensazione è che lo scrivente sia eccessivamente agitato, ansioso, oppure, che stia cercando di veicolare uno stato d’animo gioioso e vitale che, in realtà, non gli appartiene.

I puntini di sospensione rappresentano delle pause di riflessione. Anche in questo caso, se in eccesso, possono indicare dubbio, indecisione, oppure la necessità di riempire degli spazi che non si sa come colmare, presi dal vago timore di un vuoto che potrebbe essere divorante.

L’assenza di punteggiatura può risultare soffocante: le pause sono un momento fisiologico della vita così come delle discussioni e la loro assenza induce ansia, disagio, oppressione.

Un utilizzo eccessivo dei punti può indicare un radicarsi netto sulle proprie posizioni del tipo: “E’ così e basta, non ci sono alternative”.
La loro assenza dà un’idea di incompiuto, un lasciare le cose a metà, un’incapacità di prendere una posizione.

Le virgolette e l’abitudine di riportare delle citazioni è un po’ come prendere le distanze da quanto scritto, un non avere un pensiero personale. E’ il fare parlare qualcun altro al proprio posto, deresponsabilizzandosi.

Anche l’abitudine di rispondere citando in parte o in toto un messaggio ricevuto può avere vari significati. La citazione e le risposte inframezzate possono indicare una dedizione e un’ attenzione al messaggio del proprio interlocutore molto analitiche, profonde e dettagliate.

Se la risposta figura sopra il messaggio precedente potrebbe essere una sorta di supremazia, di superiorità in cui si pone chi risponde. Se viene collocata sotto può generare qualche ambiguità e perplessità in chi lo riceve, che si sente ancora di più rigettato, come se un meccanismo automatico avesse respinto quanto inviato. La risposta sottostante può dare adito ad un senso di sottovalutazione sia dello scrivente stesso, sia dei suoi contenuti, al punto da sembrare quasi un’aggiunta superflua ad un messaggio ricevuto in precedenza.

In generale, la frequenza degli scambi quanto più coinvolge a livello emotivo, tanto più si fa assidua e frequente. Questa, a sua volta, innalza il coinvolgimento emotivo e la partecipazione. Il declino nella frequenza delle comunicazioni può indicare un allentamento del legame, o, comunque, una riduzione dell’impegno da parte di uno o di entrambi gli interlocutori.

A volte può capitare che solo uno dei due interlocutori sia particolarmente coinvolto nello scambio, per questo si aspetta che anche l’altro di riflesso lo sia o, comunque, lo diventi. Questo, se non si verifica, induce grandi sofferenze, incertezza, ansia. Se, al limite, le risposte attese non si presentano, il rischio è quello di precipitare nel cosiddetto “buco nero” del ciberspazio. Il silenzio del partner diventa difficile, se non impossibile da codificare, e viene caricato dei più svariati significati: rabbia, indifferenza, disinteresse, malattia, punizione, ritiro, pigrizia, impegni vari. Ma la certezza di tali supposizioni non può esistere se non quando tale silenzio viene colmato da una risposta. Lo schermo diventa così uno spazio vuoto nel quale proiettare le proprie fantasie, le proprie idee, le proprie aspettative, le proprie emozioni.

Il transfert, in questi casi, è più attivo che mai, specie nelle fasi iniziali delle conoscenze virtuali. La proiezione di parti di sé sull’altro e l’impossibilità immediata di poter ricevere dei riscontri concreti sono molto intense.

Le aspettative, le fantasie, le speculazioni sul proprio interlocutore, anche nella migliore delle ipotesi, sono presenti sempre e possono essere assai intense. Ciò che dell’altro si conosce sono solo tanti piccoli frammenti di un puzzle che si cerca di comporre, ma nel quale le tessere mancanti si finisce per aggiungerle in prima persona.

Il passaggio, quando questo si verifica, dalla realtà online a quella offline mette a dura prova se stessi, l’immagine che si è creati dell’altro e la relazione che si è instaurata.
Alcuni preferiscono non affrontare tale cambiamento, per evitare disillusioni, nel bene o nel male, altri si confrontano con la realtà faccia a faccia e la persona che si trovano di fronte inevitabilmente è differente da come se l’erano immaginata.

Se questo passaggio riesce ad essere effettuato, un grande arricchimento interiore e reciproco ne può derivare.

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12 pensieri su “Sullo scrivere decente e comprensibile.

  1. Locomotiva ha detto:

    Gli emoticons, usati con parsimonia e buonsenso, possono anche avere un perchè in certe occasioni.

    Comunque, resto sempre dellì’idea che il problema dello scrivere sia a monte.
    Bisogna prima avere qualcosa da dire, ed avere interesse a comunicarlo.
    Mi pare che sia raro: concetti nebulosi balbettati sono la norma, temo…

  2. elysam75 ha detto:

    Mi è piaciuto molto questo articolo. Mi chiedo spesso cosa spinga una persona ad interagire sul web con perfetti estranei, raccontare fatti personali propri ed anche altrui.
    Mancanza di una vita sociale ?
    Mancanza di comprensione da persone in carne ed ossa ?
    Mancanza o meglio paura di
    affrontare a viso aperto discussioni ?
    Qualcosa manca comunque .

  3. elysam75 ha detto:

    Da come una persona scrive si può capire il livello culturale, l’ intensità delle proprie emozioni ed alcune sfaccettature della propria personalità.
    Non sempre però, in quanto le impressioni che abbiamo a volte sono solo frutto delle nostre aspettative.

  4. Perennemente Sloggata ha detto:

    Locomotiva: concordo con te quasi in toto. Però non credo che siano sempre concetti nebulosi, il problema è che danno una veste nebulosa a concetti magari anche interessanti.

    Elysam: l’interazione con altri sul web può non essere mancanza di vita sociale, forse c’è anche voglia di comunicare. E poi anche tutto quello che dici tu 🙂
    Sul livello culturale, spesso sì, anche se vedo costantemente gente di una certa cultura scrivere col didietro. E questo dimostra una parte di personalità.
    Per quello che riguarda le aspettative, sì, hai pienamente ragione. E mi sono resa conto col tempo che è un problema mio che non so accettare l’evolversi della lingua e della grammatica. E ancora mi infastidisco quando leggo testi scritti coi piedi. E magari più per pigrizia che per scarsità di conoscenze.

  5. Sky One ha detto:

    Tutto giusto (compreso il discorso sugli emoticon, dato che non ci sono altri modi di far capire battute, allusioni, insomma di indicare agli altri ciò che in una conversazione “de visu” si comprende immediatamente), ma ci sarebbero alcune precisazioni da fare:
    – le parole straniere in italiano non si usano al plurale: si dice “gli emoticon” e non “gli emoticons”, “gli hobby” e non “gli hobbies”, “le e-mail” e non “le e-mails” e così via;
    – il “quoting”, cioè cosa riportare nelle mail a cui si risponde e come rispondere, è una di quelle cose codificate dalle RFC (in particolare dalla 1855 del 1995 che riguarda tutta la “Netiquette”) e dice, appunto, che la risposta debba essere inserita sotto una parte riportata della mail a cui si replica. Peccato che Microsoft e la pigrizia umana ci abbiano messo lo zampino, per cui la prima ha iniziato a sviluppare software di posta elettronica che, nelle risposte, mettono il cursore in cima, mentre la pigrizia umana ha fatto sì che si evitasse la fatica di rispondere correttamente, mettendo invece le proprie risposte in cima. Quando la diffusione di Internet è arrivata anche nel mondo del lavoro e le scimmie hanno iniziato a mandare mail (scimmie magari laureate, ma sempre scimmie) si è arrivati al paradosso di sentirsi obiettare: “senti ma quando rispondi, scrivi in alto… perché come rispondi tu sembra che non ci sia scritto niente e poi uno deve scorrere tutta la mail…”. Poco importa che, rispondendo “in alto” (top quoting) non si capisca nulla di un discorso che richieda più di una risposta, ma tant’è: questo è uno dei casi in cui la stupidità vince.
    – questa è più faceta: il Comic Sans è il demonio e non andrebbe mai usato.per scopi seri. Cfr. http://comicsanscriminal.com/

  6. Perennemente Sloggata ha detto:

    SkyOne: touchée, pur sapendo che l’italiano non li vuole, non avevo badato ai plurali usati.
    Per il quoting, però, mi chiedo quanto sia fattibile continuare a postare in basso su un botta e risposta continuo di mail: davvero ci metti 10 minuti prima di scendere all’ultimo quote…

  7. Sky One ha detto:

    La Netiquette prevede anche di eliminare le parti superflue, quindi nei “botta e risposta”, resteranno solo un paio di livelli (non di più) inframmezzati.

    >> si fa così
    > no, cosà
    Ok, hai ragione tu.

    >> e poi la pizza di ieri era buona
    > mi piace quella pizzeria
    Ottima scelta!

    Spero di essermi capito. 🙂

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