La mia prof di inglese.

Come promesso, vi racconto della mia prof di inglese, donna coltissima ed introversissima, non severa né rigida ma stretta di voti e sprecata lì.
Il liceo che ho frequentato era un liceo con più indirizzi ed, in alcuni casi, a seconda delle annate e del numero degli studenti, anche con classi miste.
Io ho scelto l’indirizzo linguistico e il primo anno di inglese avevo un supplente giovane ed anche propositivo. Secondo me, con l’esperienza, potrebbe esser diventato un bravo professore.
Ad ogni modo, il secondo anno ci ritrovammo quella che sarebbe rimasta per gli altri quattro anni: LadyOxford.
Chiamiamola così, perché mi pare di ricordare che lei, dall’Emilia-Romagna, abbia iniziato l’università a Venezia e abbia continuato e forse pure terminato gli studi ad Oxford.
Questa informazione mi è stata data da una signora della Valle di Supeimonti che, fatalità, era sua compagna di corso. Presso questa signora ho fatto la baby-sitter ai figli per qualche estate di fila: gran bella esperienza, ma sto divagando.
Dicevamo, LadyOxford era giovane, presumo fosse sulla quarantina (appena superata, direi, ma non ne sono sicura) quando arrivò in classe da noi. E la sua fama la precedeva, un po’ per le voci che circolavano su di lei in giro per la scuola e un po’ per quello che mi raccontava una mia amica della classe parallela, lo scientifico. E infine, perché era la ex moglie del cugino del papà di una mia compagna di classe (oddio, mi sono persa ma dovrebbe essere così).
Ovvero, LadyOxford:
bionda dorata tinta, occhi chiari, vestita spesso di nero ed in maniera anonima (maglioncino e pantaloni), camminata pacata ma non lentissima e con le punte verso l’interno, sguardo spesso abbassato anche durante la lezione. Inoltre, parlava a bassa voce; se salutava entrando in classe, si percepiva a malapena; raramente salutava in giro per le scale, era un avvenimento raro.
I suoi voti erano tra i più bassi della scuola, infatti i ragazzi dell’altra classe un giorno andarono dal preside a chiedere spiegazioni sul come fosse possibile che su una classe intera, con molti ragazzi che si impegnavano seriamente nello studio, la sufficienza l’avessero in pochi.
Vi chiederete perché: semplicemente lei non amava fare grammatica, per lei era una sofferenza e i suoi compiti in classe erano piuttosto particolari, come le interrogazioni. Sappiate che nel mio vocabolario di inglese delle superiori dovrebbe ancora esserci un foglio scritto da lei a mano (no, il pc non esisteva per lei) con le frasi da tradurre dall’italiano verso l’inglese e che comprendevano tutta la grammatica fatta. Una delle frasi era qualcosa tipo: “il commissario di polizia non avrebbe affermato che l’arresto era avvenuto in quelle condizioni, se avesse saputo che in realtà il colpevole in realtà non avrebbe potuto essere presente sulla scenda del crimine, risultando presente invece dall’altra parte del globo a fare un’attività per la quale sarebbe servita la sua presenza blablabla”. Sostanzialmente, mi sono inventata una frase lunga e complessa ma pensatela in inglese, è un casino. Il succo era però una cosa simile su polizia, commissario, colpevole, con tante concatenazioni, future in the past, consecutio temporum, e quant’altro possiate immaginarvi.
Il tutto, scritto con una calligrafia inclinata (verso mi pare verso destra) e non sempre facilmente decifrabile.
Insomma, con questa prof, prendere 6 era un evento, 7 un miracolo, 8 ne abbiamo visti forse un paio in 4 anni (su tutta la classe, obviously). Ma, dopo l’intervento del preside, la prof probabilmente si mise un attimo in discussione e/o una mano sulla coscienza ed iniziò ad allargare un pochino (non troppo) la manica.
Infatti, io ricordo solo un mio 6/7 o un 7-, cosa per cui mi sorpresi molto. Ma soprattutto quando dicevi chi fosse la tua prof, tutti ti compativano, riconoscendo che i suoi voti bassi valessero almeno come i voti medi di altri prof. Sarà pure, ma in tutta onestà mi verrebbe da dire che i miei voti erano meritati. E forse era più onesta lei che non altri prof che comunque più di un tot non davano. Almeno lei ci faceva compiti difficili, tutto sommato. Gli altri si nascondevano dietro scuse.
Comunque fosse, quando finalmente ha potuto abbandonare l’insegnamento della grammatica, sono cominciate le lezioni in assoluto tra le più belle che io ricordi: quelle di letteratura. In realtà, il terzo anno abbiamo finito la grammatica e poi cominciato a leggere, mi pare, “Reunion” di Fred Uhlman (“L’amico ritrovato”) al quale abbiamo affiancato “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani, con tanto di visione dei film e analisi letteraria. Beh, mi sono rimasti nel cuore.
Purtroppo all’epoca non cavavo molti ragni dal buco, nel senso che per me metafore e simbologia erano arabo. Però ascoltare la prof era una delle cose più belle che si potessero fare.
Il quarto anno ero in Germania, per cui so che le mie compagne avevano studiato il Shakespeare (Antonio e Cleopatra, che hanno dovuto abbandonare perché *forse* effettivamente troppo difficile), Joyce (The Dubliners), e non so che altro. Lei in qualche modo affiancava i classici a qualcosa di più moderno, infatti abbiamo studiato, non so quando, pure la Ballata dell’antico marinaio, Ode alla bellezza, i classici Romantici, ma pure “Mrs. Dalloway” di V.Woolf e “Sons and Lovers” di D.H.Lawrence), sempre con la visione del relativo film.
Insomma, anche per “Camera con vista” (che ho tanto amato e tuttora amo) di Forster abbiamo visto il film.
Noi eravamo piuttosto coscienti del fatto che la prof fosse sprecata in un liceo e che avrebbe potuto fare dei corsi monografici di letteratura fantastici, in un’università.
Lei era preparatissima su qualsiasi, e ripeto qualsiasi, cosa: poteva improvvisare lezioni di fisica o di filosofia su due piedi. Unico difetto: lo sport. Forse a malapena sapeva come si diceva tuta in inglese (sto esagerando), ma sapeva qualsiasi altra cosa dello scibile umano.
Sono convinta che noi fossimo la prima classe con cui, nel tempo, abbia imparato a lasciarsi andare. Perché in fondo la accettavamo così com’era ed eravamo davvero interessate e non ostili, nonostante i picconi che tirava.
In più, come vi avevo raccontato nell’altro post, al terzo anno c’era questa sorta di triangolo tra lei e il prof di filosofia dell’altra parte di classe (lo scientifico) che però stava con la prof di italiano (comune ad entrambe le classi). E in quel frangente LadyOxford aveva iniziato a curarsi: erano apparsi dei fili di trucco (mal fatti ma era pur sempre un inizio), vestiario meno cupo e meno castigato (in modo discutibile, non troppo giovanile, ma apprezzavamo lo sforzo). In più, incrociandola per le scale, si percepiva addirittura il suo saluto!!
Infine, al quinto anno, aveva iniziato ad augurare a noi e alle nostre famiglie buon Natale, buone ferie ecc. e al ritorno ci chiedeva addirittura se avessimo passato delle buone vacanze.
Insomma, un cambiamento totale!
Certo, non è che alzasse sempre lo sguardo, ma decisamente molto più di prima.
La cosa che mi fece sorridere più di tutte, è stato al primo anno di università: la incrociai fuori dal vecchio liceo e mi chiese che scelte linguistiche avessi fatto a Scuola Interpreti e Traduttori. Ed io, imbarazzata, risposi che avevo scelto tedesco come prima lingua e francese come seconda, perché non mi sentivo all’altezza dei corsi di inglese (anche per i corsi di seconda lingua – comuni con quelli di prima lingua, mi pare – pretendevano una conoscenza pari a quella della prima lingua, ovvero molto ma davvero molto ottima). La sua risposta fu di meravigliata sorpresa e sorprendente perché secondo lei sarei stata in grado di seguire quei corsi.
Ora, chiariamo una cosa: mi ha presentata alla maturità con un 5. Scusate, si chiamava da poco “Esame di Stato” ma il 5 c’era comunque…

Insomma, alla fin fine cosa mi è rimasto? Molto più di quanto io creda. Sicuramente la mia conoscenza di inglese è superiore a quanto io sia disposta ad ammettere e sicuramente mi ha lasciato un background importante. Mi ricorderò poco dei testi studiati (non avevamo un manuale di letteratura con lei, ci portava i testi lei e poi erano tutti appunti nostro) ma se li riprendessi in mano, saprei come rileggerli.
Sarà stata particolare e dura, ma le sue lezioni di letteratura erano le migliori mai sentite. Avrei voluto averla anche per altre materie, ma ringrazio di averla avuta anche solo per una.

🙂

 

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5 pensieri su “La mia prof di inglese.

  1. minpeppex ha detto:

    Ecco, vedi i periodi assurdi e arzigogolati che vi faceva tradurre dall’italiano in inglese per testare le regole grammaticali? a me li faceva fare in seconda liceo (scientifico) la prof di LATINO… il mio incubo!!! Per fortuna che l’abbiamo avuta soltanto quell’anno!

  2. gattacicova79 ha detto:

    è stato bellissimo leggere questo post. e ti posso dire che il ricordo piu’ bello che si ha è quasi sempre legato a professori severi, alla fin fine impari ad apprezzare la loro rigidità, che altro non è che prendere molto sul serio la loro passione per la professione . La loro missione è quella di trasmetterti la loro cultura ma soprattutto vogliono trasmetterti il loro amore per la propria materia. E questo rimane sempre. Anche io sono molto legata a professori che mi hanno insegnato tanto, al di là della materia stessa…quelli che piu’ approfondivano e che ti facevano appassionare trascinandoti all’interno delle viscere della stessa. Chi ha questa passione per forza è severo. Gli insegnanti che sprecano poco fiato e sono piu’ svogliati, ai ragazzini sembrano dei gran fighi magari li x li…sono anche simpatici, con la battuta pronta, giovanili nei modi e anche accomodanti e larghi di manica coi voti ma….cosa ti lasciano?

    a me la scuola ha insegnato tantissimo…..ho avuto professori che mi sono rimasti nel cuore…severi ma allo stesso tempo giusti e mi facevano tenerezza nella loro rigidità, soprattutto quando si arrabbiavano profondamente quando non venivano rispettate le cose a cui tenevano molto.
    Tengo molto che anche mio figlio possa vivere la scuola in questo modo , sarei felicissima se trovasse insegnanti validi….alla fine la scuola ti insegna anche a saper stare al mondo, ne sono convinta. (se non ce la rovinano del tutto prima…. 😉 )

  3. elipiccottero ha detto:

    La “Ballad of the Ancient Mariner” me la ricordo eccome… e anche noi avevamo letto “L’amico ritrovato” in inglese. Ad essere onesta, la letteratura inglese mi piaceva molto di più di quella italiana.
    E il tuo inglese, ribadisco, non è così male.

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