Le radici e il sentirsi a casa

Non ricordo se ne ho già scritto in questo blog o in quello vecchio, però una delle cose per cui soffro è il mio non riuscire a sentirmi mai a casa. Del sentire le mie radici spezzate.
Sono nata a Perla Termale, sempre tra i monti, e lì sono cresciuta: ho imparato tutto, anche ad andare dall’altra parte della cittadina da sola alle elementari, sia in bus sia in bici. A pattinare, schettinare, sciare, nuotare, fare atletica e giochi di squadra, orienteering. Ero una lupetta prima ed una scout dopo. Abitavo in una ex caserma militare che mia madre e mio nonno paterno erano riusciti a far ristrutturare al Genio Militare: sono cresciuta in mezzo alle caserme, alle famiglie di militari e ai loro figli. Era un piccolo grande microcosmo sicuro, dove c’era sempre qualcuno con cui stare, all’occorrenza.
Ho frequentato scuole parificate e pubbliche con ottimi insegnanti: era una vita felice, tutto sommato.
Ma poi la mia famiglia si è trasferita a SuPeiMonti, dove c’era già una parte di famiglia d’origine. In un paesino dove conoscevo solo i nonni e i miei Zii preferiti (nonché unici, per così dire). E dove tutti si conoscevano tra di loro e avevano tra di loro un passato e radici comuni che io non avevo. E non è facile inserirsi in un contesto simile, nemmeno cominciando il primo anno di un ciclo di studi, visto che in qualche modo tutti i compagni si conoscono più o meno direttamente, almeno a gruppetti.
Infatti, volevo tornarmene a Perla Termale o andare in Germania. Cosa che, fortunatamente, ho potuto fare grazie ad una borsa di studio regionale (scoperta per caso, tra l’altro, da una mia professoressa).
Tornata da quell’anno all’estero, ho fatto la maturità e poi sono venuta a Mari&Monti: città dalla storia forse affine e particolare come quella della mia provincia di nascita. Una città divisa e/o arricchita da minoranze, da storie di guerra, da storie di convivenze più o meno forzate.
Una città bellissima e abbastanza ben organizzata.
Una città dove io dicevo “lì non ci vado nemmeno per idea, è troppo lontana da casa, non ci si arriva mai più, non è nemmeno più Italia, fra un po’…”  Eppure sono qui da quasi 13 anni.

Ma.

Ma non riesco a sentirmi completa, a casa. Le mie radici sono rimaste a Perla Termale dove però non so se potrei mai tornare: cosa troverei del mio passato? Poco: sono cambiate così tante cose, che non avete idea.

E i miei genitori quasi si offesero tanti anni fa quando dissi che mi sembrava di aver perso le mie radici e di sentirne il peso. Come sento il peso di esser andata via di casa così presto. Eppure non potevo fare diversamente, all’epoca.
D’altronde mi hanno abituata loro fin da cucciolina a dover essere indipendente, anche nel tirarmi su le mutandine molto presto. Ma certi distacchi, dopo un po’ iniziano a pesare, inesorabilmente.

Il fatto è che tanti non capiscono questo malessere interiore. Il tutto condito dal fatto che non ho le classiche amicizie del cuore “pappa&ciccia”, l’unica che avevo l’ho allontanata.

Per cui, quando incontrate qualcuno che ha lasciato la sua famiglia o la sua terra, chiedetevi cos’abbia realmente nel suo più profondo del cuore. Magari all’inizio può risultarvi meno simpatico solo perché fa fatica a rapportarsi con una realtà che non è stata e forse mai riuscirà ad essere sua. E non per cattiva predisposizione. Ma solo perché certe radici spezzate faticano a riadattarsi altrove.

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11 pensieri su “Le radici e il sentirsi a casa

  1. elipiccottero ha detto:

    E chiedetevi come mai sia così difficile entrare nella sua vita e nel suo cuore, anche se magari è gentile e scherza con tutti. Amen, sorella, l’hai detto benissimo. 🙂

  2. Sgiusgiola ha detto:

    hai ragione su un sacco di cose e capisco le tue motivazioni,ma abbiamo già avuto modo di discuterne quando scrissi il post su Consuocera, ti ricordi?
    a me dispiace ma io davvero non riesco a farmela piacere, per quanto possa capire che non sia facile per lei abitare così lontana da casa sua e dalla sua famiglia di origine….anche la scorsa settimana mi ha regalato di quelle perle che te le raccomando
    credo che tu a differenza sua, sia una persona più umile, più simpatica, più bella insomma, quindi ascolterò di sicuro il tuo consiglio finale, ma non con lei…non ce la faccio proprio 🙂

  3. Perennemente Sloggata ha detto:

    stellina, in effetti non pensavo a quel dialogo… però ecco, se uno non ti piace, pace, amen. almeno ti sei posta inizialmente il dubbio. poi è questione di chimica: certe persone non ci piacciono. punto 😉

  4. Bi. ha detto:

    Capisco bene il tuo stato d’animo.
    Per me, la situazione e’ essenzialmente la stessa (con le opportune differenze del caso, ok).
    La risposta che mi do’ per “pacificarmi” e’ che la vita e’ cosi’, dura comunque, ci sono persona che si sentono “a posto, radicate” ma hanno altri problemi di natura diversa (salute, lavoro, infelicita’, …)
    Non e’ una soluzione al problema, ovvio.

    Io credo non mi sentiro’ mai a casa. Mi affeziono ai luoghi, alla gente, piu’ li conosco, piu’ li apprezzo ma mi arrabbio per i loro “difetti”, ma tra questo e sentirmi a casa, anche “socialmente”… beh penso sia impossibile. Non ora, almeno, forse tra molti anni, se resto qui per tutto il tempo e comincio a radicarmi davvero. (Non dipende solo dall’atteggiamento, ma anche dalle condizioni esterne: hai voglia di adattarti se non parli la lingua che stentatamente!)

    L’unica mia amica del cuore e’ una ragazza che si e no vedo una volta ogni tre anni: mi piacerebbe fosse qui, ma le nostre vite hanno direzioni opposte. Ogni volta che ci vediamo, pero’, e’ come se nulla fosse cambiato. In un certo senso, questo mi da’ forza. Piu’ che in un luogo, le mie radici sono nelle persone che per me sono importanti…
    Chissa’ che ne sara’ di me.

  5. antonella ha detto:

    forse il discorso delle radici, ha un qualche legame con l’indipendenza… che spesso si manifesta come un taglio netto dalla pianta madre…. boh… la butto lì…. perché almeno a me è successo così…. bisogna “poggiarsi bene sul nuovo terreno permettere alle nostre nuove radici di crescere e procurarci linfa vitale”. Ma alla fine si sopravvive, anche se un po’ a stento, anche se queste presunte radici non affondano bene nel terreno…

  6. brum ha detto:

    Un gran bel post… molto vero. A volte non sai nemmeno con precisione cosa ti manchi… ma sai che ti manca qualcosa. L’aria… dicono, a volte. Ma qualcosa ti manca. Ti manca di certo il rivedere quei posti a cui sono legati tanti ricordi… dei visi noti….

  7. Shunrei ha detto:

    “Copio” brum, ma anche secondo me è veramente un bel post!
    Ormai si dà troppo per scontato che la mobilità è necessaria, che bisogna spostarsi, non legarsi ai luoghi, ecc, ecc…. ma non solo non è facile per tutti (ma c’è anche chi riesce a trovare la sua “vera casa” dopo aver girato per diversi paesi o regioni iche non sono i suoi d’origine), può appunto creare anche disagi interiori.
    Per dire: sarà una sciocchezza, ma da quando ai miei 7 anni fa non è stato rinnovato il contratto d’affitto e hanno dovuto traslocare dall’appartamento dove praticamente sono nata e cresciuta per 26 anni… beh, sapere che quel posto non esiste più (malgrado io viva ancora nella stessa città) come l’ho conosciuto (è stato pesantemente ristrutturato)… mi intristisce, mi sembra mi sia stata tolta la possibilità di “tornare a casa”. E, ripeto: era “solo” un appartamento, manco una città da cui mi sono allontanata…

  8. ilsonnambulo ha detto:

    Guardo le facce di chi è dovuto andar via , per scappare, per lavorare , per fame..orgoglio e nostalgia, paura e necessità, non è facile lasciare il posto in cui si è nati, qualsiasi posto sia.

  9. esprit74follet ha detto:

    Dalle mie parti si dice “meison l’at nom torna”, che tradotto significa: “casa si chiama torna”. Ho passato l’infanzia e l’adolescenza dicendomi che alla prima occasione me ne sarei andata, poi l’occasione è venuta e io … non ce l’ho fatta. Quando mi sono trapiantata in pianura sentivo che mi mancava l’aria, i palazzi (bellissimi) della città mi soffocavano, e ho capito che dovevo tornare.

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