La traduzione non è per tutti. E tantomeno l’interpretazione. (Correggere traduzioni altrui)

Purtroppo il saper parlare qualche lingua non significa per forza essere dei traduttori o degli interpreti. Sono processi linguistici ed intellettivi (e chissà che altro) assolutamente diversi.
Significa che un perfetto bilingue potrebbe non essere in grado di tradurre o interpretare, cosa che magari una persona con una conoscenza inferiore delle lingue potrebbe anche essere ottimamente in grado di fare: magari non sa parlare bene una lingua ma la capisce adeguatamente e soprattutto (ripeto: soprattutto) conosce approfonditamente la sua lingua madre (cosa che, evidentemente e purtroppamente, non è più comune), a tal punto da potersi considerare un ottimo ‘passivista’ (cioè che traduce da una lingua straniera alla propria lingua madre).

Tutto questo è una semplice riflessione che ci è stata impartita all’inizio dei corsi di Scuola Interpreti e Traduttori dalla “zia A.” durante la prima lezione di traduzione non specializzata (lei però è di formazione interprete).
Inoltre, negli anni successivi, altri professori sono giunti ad altre amare considerazioni, quali:

  • ormai tutte le università italiane offrono dei corsi di interpretazione o traduzione che, però, non hanno la stessa esperienza e fama delle SSLMIT (Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori, come soprattutto Trieste e Forlì, e poi anche Roma San Pio X, se mi ricordo come si chiama);
  • tutti, pensando di “sapere”, credono che possono far traduzioni perché magari hanno fatto un periodo all’estero chissà quando, si improvvisano quindi un qualcosa che non sono;
  • ci sono talmente tanti (pseudo)traduttori che, pur di non perdere una commissione, accettano incarichi a prezzi stracciatissimi e, così facendo, 1. sminuiscono il loro e l’altrui lavoro, 2. creano un sottobosco concorrenziale sleale, 3. la qualità tende ad abbassarsi;
  • in parte per quanto sopra ed in parte perché non capiscono l’importanza dell’affidarsi a professionisti seri, tanti clienti cercano di risparmiare pensando di fare un affare e pensando che le traduzioni siano dei lavoretti banali, per chi mastica un po’ di lingua. Ma in realtà, al di là dello studio e preparazione alle spalle, il lavoro di traduttore è un lavoro di orecchio e sensibilità sia linguistica, sia lessicale, sia stilistica (e non serve che vi faccia un’esegesi della traduzione, vero?). E’ un gioco tipo puzzle, dove i pezzi li devi finire di cesellare tu ma in maniera precisa.

Insomma, non è che ci si improvvisa traduttori (e ancor meno interpreti!!), a meno che non si abbia una forte predisposizione e sensibilità.

Tutto questo per dirvi che:
mi hanno chiesto di correggere la traduzione in tedesco di un sito, fatta da una dipendente di un’azienda di creazione siti web (“aveva detto che sapeva il tedesco”), in quanto un fruitore del sito si è lamentato col proprietario del sito che la traduzione è incomprensibile. E di conseguenza, il proprietario si è lamentato con l’azienda che crea siti.
Ora, non è che non sia proprio del tutto incomprensibile (ma abbastanza), ma è chiaro che faccio prima a ritradurmelo… Al di là di questo, cosa che faccio con un certo divertimento, trovo curiosi i processi mentali che hanno portato la pseudotraduttrice ad effettuare certe scelte di lessico, di sintassi (spesso sbagliata) e soprattutto di incoerenza. Sì, perché un testo deve essere coerente in tutte queste parti: lessico, sintassi, coniugazione (propria dei verbi), declinazione (propria di aggettivi e sostantivi).

Non ho finito, sono 3-4 pagine (per fortuna non fitte) e ho corretto la prima pagina. Vedremo domani di proseguire il più possibile, così da poter correggere definitivamente giovedì e consegnare venerdì a pranzo. (Cosa al limite dell’impossibile visti gli orari folli dei prossimi giorni)

Fatemi l’in bocca a Cappuccetto Rosso (dopo “Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti”, sono solidale col lupo. Se non lo conoscete, recuperate questo film animato perché è geniale!).

In tanto, buona notte!

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24 pensieri su “La traduzione non è per tutti. E tantomeno l’interpretazione. (Correggere traduzioni altrui)

  1. lois ha detto:

    C’è di solito in Italia la mania di essere tuttologi, dove tutti sanno fare tutto sminuendo (ma solo conmercialmente, perfortuna), la professionalità ed il ruolo delle singole specializzazioni. Ovviamente portando nel caos un sistema di ruoli e di qualità. Nel caso poi delle traduzioni (mi è capitato in ambito lavorativo), mi sono arrivate delle offerte al ribasso (con conseguenze catastrofiche! Che perfortuna non hanno provocato danni al lavoro) spacciate per impegno e categorie professionali di alto livello. Poi si trattava di una agenzia composta da due persone laureate in lingue che “traducevano” tutto lo scibile umano!!
    In questo campo, come negli altri settori ci si improvvisa (e penso anche al mio lavoro, la Comunicazione, Pubblicità, Grafica) solo perchè si “ha la propensione” verso determinate cose. Ma non è così. La qualità e la professionalità è fondamentale. E qualcuno ancora la richiede! Perfortuna! In bocca al lupo

  2. elipiccottero ha detto:

    Capisco benissimo. Quando mi chiedono di tradurre qualcosa dall’inglese all’italiano, o mi dettano qualcosa in italiano perchè io lo traduca in inglese, mi mandano fuori di testa. Se parlo inglese, penso in inglese, la traduzione mi scombussola le idee…

  3. Polly ha detto:

    in bocca al lupo! 🙂 cmq la situazione che descrivi tu è purtroppo e molto tristemente presente in tanti altri campi. Il Pollastro si vede fare concorrenza sleale nel suo campo (il montaggio video e la postproduzione) da fotografi, smanettoni del pc e grafici pubblicitari che fanno prezzi stracciati e lavori appena passabili quando non palesemente insufficienti. E la gente si rende conto sempre troppo tardi e a cose fatte della sostanziale differenza, ma intanto i professionisti devono sbattersi per non svendersi e per farsi un numero di clienti adeguato a non morire di fame – e spero che non desistano o la daranno vinta a chi crede che certi mestieri siano così poco “professionali” da poter essere affidati a chiunque.

  4. antonella ha detto:

    ed ora lo devo proprio dire…. mi hai incuriosita da morire… am ctu che lavoro fai??? sempre che possa essere detto nella “pubblica piazza”….

  5. Maurizio ha detto:

    io per non sbagliarmi ho lasciato perdere lo studio della lingua italiana…. e si sente e si legge…., per dedicarmi a cose più interessanti sul tipo l’evoluzione e lo sviluppo logico del pensiero.
    Non importa in che lingua leggi, studi, comunichi, l’importante è non affaticare la testa, quindi è meglio non pensare e campi cent’anni!!!!

  6. The Precise One ha detto:

    Dimenticavo: sarei stata anche una web designer in erba, se fossi riuscita ad entrare in quel mondo dopo il Master apposito. Per cui penso di essere sufficientemente qualificata per lamentarmi!

  7. ilsonnambulo ha detto:

    Sarà per questo che quando parlo poi non mi capisco..dico delle cose ma probabilmente ne penso altre?? Il caos regna sovrano.
    Comunque in bocca al lupo!!

  8. cassandra ha detto:

    Mi hai regalato un’identità “passivista”. Credo che dipenda anche dall’orientamento personale. Chi ha la capacità, e la formazione, per leggere il complesso di segnali che provengono dall’interlocutore o dal testo.
    Io sono un’ottima traduttrice di testi – per me, non è il mio mestiere, si chiaro – perché sono in grado di rendere alla perfezione il senso del pensiero, ma solo quando dall’inglese passo all’italiano. L’operazione opposta mi genera ansia e timori.
    Mentre per le lingue classiche mi riesce, o meglio mi riusciva, in entrambe le direzioni.
    Comunque hai ragione. Correggere le scempiaggini altrui è molto difficile. Ma perché ci sono così tanti millantatori?

  9. Giuda ha detto:

    … mi hai fatto venire in mente quel film con Alberto Sordi in cui lui faceva il tarduttore, e veniva rimproverato dalla committente (inglese) per aver tradotto “they raised their hats” con “si scoprirono” … e la tipa che insisteva: “ma nou, ma nou: alzarono i loro cappelli” !!!!

  10. brum ha detto:

    Le mie esperienze nelle traduzioni si limitano agli studi liceali… ma quello che credo di aver capito è che per fare una buona traduzione ci vuole anche una buona dose di astrazione. Non mi piacciono le traduzioni letterali, secondo me (ma ripeto, non sono un esperto) bisogna capire il senso e poi renderlo nell’altra lingua in maniera corrente.

  11. ritaglidipensiero ha detto:

    Io studio alla Carlo Bo di Milano e credo, vedendo la preparazione delle altre università, che sia una spanna sopra. E’ triste vedere i miei amici laureandi in lingue credere che quello che studio io sia la stessa cosa che studiano loro…io per ogni lingua ho 4 esami da dare, specificati in traduzione, versione, interpretazione consecutiva e grammatica…questi fanno l’esamino da terza media e si credono pronti per Norimberga.

    Se avessi gli stessi esami loro, uscirei con 110 e lode, bacio accademico, diritto di pubblicazione, slinguata con la bidella e partita a poker col rettore.

  12. ilpiratablog ha detto:

    io sono spesso e volentieri all’estero, diciamo all’incirca sei mesi all’anno, e quando sono oltre confine parlo esclusivamente italiano, se vogliono i miei soldi imparano la mia lingua altrimenti si fa presto a cambiare direzione.

  13. Alex Bonetto ha detto:

    Ciao Sloggata, mi piacerebbe che partecipassi al giveaway che ho organizzato sul mio blog assieme a Fra di Flors de la Terra. Si intitola “Scala la Marcia” ed invita alla pratica della decrescita. Per partecipare si aggiunge un proprio post che parli di buoni propositi. Se ti va di partecipare, eccoti il link! {http://cecrisicecrisi.blogspot.it/2012/05/giveaway-flors-de-la-terra-cosmetica.html}
    Grazie, Alex

  14. Perennemente Sloggata ha detto:

    Grazie a te! Avevo scritto un gran commento sotto al tuo post ma salvandolo, mi ha dato un errore. Ci riprovo.
    Mi scuso per la schiettezza e spero che non cancellerete il mio commento ma non partecipo per tutta una serie di motivi: non è ancora chiara la questione su give-away e blog-candy, secondo cui sia indirne uno che pubblicizzarlo potrebbe comportare qualche “fastidio”; in più non amo, come avevo scritto tempo fa proprio in merito alla discutibile normativa di cui sopra, che non amo quei concorsi dove per partecipare sono obbligata a diventare follower del sito e pubblicizzare in tanti profili diversi (blog o social-network) anche perché preferirei decidere autonomamente se seguire ancora un blog o meno. Trovo meno ipocrita da parte mia tornare a guardare spontaneamente (e credo che lo farò) il vostro blog, a prescindere dal premio. Inoltre, per sperare di vincere e convincere la giuria, dovrei inventarmi qualcosa di accattivante su dei buoni propositi che al momento so già che resteranno tali. E questo, lo trovo ipocrita da parte mia.
    Trovo l’idea carina ma lascio spazio agli altri.
    Grazie 🙂

  15. minpeppex ha detto:

    Com’è andata a finire? hai consegnato secondo lo schedule?
    Comunque, ti quoto al 100%. Sono laureata in lingue, sono madrelingua inglese (anzi, americana, e c’è una bella differenza!) e ho fatto tedesco come seconda lingua, ed ero anche brava ai miei tempi, ma oggi i miei ricordi mi consentirebbero appena di andare in Germania come turista e sopravvivere, sapendo di poter contare sull’inglese nei momenti di difficoltà 😉
    Comunque quello che dici è tutto vero, e non va assolutamente dimenticato che lo studio della civiltà di un popolo è complementare, anzi, fondamentale alla comprensione della lingua, che non può essere compresa e interpretata appieno se non si ha conoscenza del retaggio storico, folkloristico, evolutivo di un popolo.
    La maggior parte delle persone tende ad incasellare le espressioni linguistiche e considerarle alla stregua di mere formule aritmetiche, ignorando che la lingua è, come dici tu, una faccenda di orecchio e sensibilità. Poi magari sono tanto ingenui da chiedersi come mai i traduttori automatici non siano affidabili.

  16. Perennemente Sloggata ha detto:

    🙂 Fortunella! Doppiamente 🙂
    La Prof. di traduzione ed interpretazione insisteva sul fatto che non tutti siano portati e non per forza lo debbano essere i madrelingua.
    🙂 Ti invido, io ho un problema di feeling con le lingue anglofone, seppure dovrei essere teoricamente avvantaggiata per via del tedesco.

  17. Perennemente Sloggata ha detto:

    ah sì scusa, ho consegnato il giorno prima tutto. solo che qualche giorno dopo (c’era il week-end nel mezzo) mi hanno fatto notare che mancava una pagina che io non avevo visto perché non avevo cliccato su tutti i pulsanti di votazione ecc. 😀 ma fatto in pochissime ore, tra una cosa e l’altra 🙂

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