Anime violate, guardia giurata si spara un colpo al cuore

Guidonia, annuncia suicidio su Facebook: guardia giurata si spara un colpo al cuore.

Credo che ci sia poco da commentare. Io nel mio sono fortunata, ma tante altre persone non hanno la fortuna di avere capi che meritano tale appellativi.
Hanno dirigenti che se ne fregano dei dipendenti, che se i dipendenti chiedono un piccolo miglioramento (la notte di Capodanno non da soli), si vedono assegnare un dispetto (la notte di Capodanno strasoli, senza tv né niente). Senza contare gli orari impossibili, illegali, turni massacranti, estranianti.
E comunque, se ne fregano.

Io auguro, a tutti questi tipi di dirigenti (come pure tanti nostri attuali governiticinanti, visto come ci stanno spremendo), di avere sulla coscienza a vita queste anime violate.

Concordo con Polly, quando dice “Non ti sei ammazzata, Mimmy. Ti hanno ammazzata loro. Piano piano ogni giorno, e poi ti hanno messo in mano la pistola“.

Miriam, riposa in pace, finalmente.

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13 pensieri su “Anime violate, guardia giurata si spara un colpo al cuore

  1. renata ha detto:

    è un delitto abbandonare completamente chi non ce la fa! concordo pienamente con il tuo post!!! anche se a volte se sono veramente decisi i suicidi riescono a mitigare il loro mal di vivere e non te l’aspetti un gesto così tragico, a prescindere dall’avviso in facebook! te lo dico per esperienza!
    spero tu stia meglio! un abbraccio

  2. ilsonnambulo ha detto:

    Ho letto la triste storia di Miriam , non tutti sanno gestire la solitudine, le anime fragili proprio no. È come dici tu, gli hanno armato la mano e inserito il colpo in canna.

  3. Shunrei ha detto:

    Mi unisco ai tuoi auguri… e davvero di cuore, sul serio.
    Perchè la situazione è meno grave, ma ho un’amica che ci sta rimettendo la salute (letteralmente) a causa di superiori tra il fuori di testa e gli schiavisti, al punto che se a luglio le rinnovano il contratto (ovviamente a partire da settembre per non pagarle le ferie estive e ovviamente di nuovo fino al 24 dicembre per non pagarle nemmeno quelle natalizie), nonostante uno stipendio le serva (perchè pure lei ha un figlio ancora piccolo e pure lei ha conti da pagare) e nonostante trovare lavoro di sti tempi sia tipo trovar l’araba fenice (non parliamo poi di un “lavoro decente”, che pare sia una specie in via d’estinzione)… sta seriamente pensando di esser lei a rifiutare.
    E’ uno schifo che esistano “persone” capaci di trattare in maniere tanto meschine altri esseri umani, ed è uno schifo che questa “gente” di solito sia pure ai posti direttivi.

  4. SyS ha detto:

    resto così…
    sai, ho fatto la guardia giurata per 5 mesi, in una centrale, per fortuna non uscivo, per fortuna ho temporeggiato per il porto d armi. avevo 22 anni e uscivo da un anno di disoccupazione. me l hanno proposto perché conoscevo chi conosceva un parente e dire “no grazie” non era possibile. e quindi ho vissuto le ore interminabili del turno da notte, da sola in una postazione con i vetri blindati, isolata dal mondo. che all epoca non avevo il cellulare e internet lo usavano solo i militari, per dire. sembra un secolo fa.
    sono fortunata perché è durata 5 mesi poi mi sono dimessa, perché i miei nervi sono saltati. completamente andati, c ho messo un po’ a riprendermi dall’esaurimento. non mi è difficile credere alla sua angoscia. è terribile…

  5. brum ha detto:

    Andrò un pò controcorrente. Io credo che chi arrivi a suicidarsi abbia dei problemi. A monte, dico. Nel senso che non vedo un motivo valido che sia uno per arrivare a compiere un gesto del genere. Allora, secondo me, il punto è un altro. Non ci sono abbastanza strutture efficienti che aiutino e seguano che ha qualche problema. Ecco il punto…
    Certo, anche chi comanda dovrebbe stare attento a quello che fa. Ma c’è sempre un’altra alternativa al suicidio….

  6. SyS ha detto:

    anch io sono dell’idea che c è sempre una via alternativa al suicidio e probabilmente è pure vero che il lavoro non è il solo problema. mi spiego meglio, non mi permetto di giudicare chi ha compiuto questo gesto estremo, dico solo: se il problema fosse “solo” il lavoro, ci si adopera per trovarne un altro. è vero, c è la crisi, il lavoro scarseggia ma se devo spendere lo stipendio in antidepressivi è peggio. allora ci si attiva per cambiare vita. ma appunto, cambiare vita. la voglia e il desiderio la spinta di reagire ce l ha chi è attaccato alla vita con le unghie e con i denti nonostante i problemi e tutti i cazzi e mazzi vari. quello che credo volesse dire Brum (e mi perdoni se magari fraintendo il suo pensiero, spero di non sbagliare) è che chi arriva a scegliere la morte è perché si sente sconfitto su tutti i fronti, non solo in ambito lavorativo. da quello che scriveva lei era/si sentiva sola anche quando arrivava a casa. anche quando era fuori di lì… voleva farla finita e l ha scritto su fb. dove sono tanti che hanno 600 e rotti amici e poi se vuoi andare a bere una birra con un viso “toccabile” ti guardi intorno chiedendoti ” e mo chi chiamo?”

  7. Polly ha detto:

    scusate intervengo visto che si parla di una persona che per me non era solo un nome su un giornale. non solo, ma svolgeva un lavoro che conosco abbastanza da vicino.
    è vero che arrivare al suicidio significa aver raggiunto una soglia di depressione che sicuramente non può essere imputabile solo ad un disagio di tipo lavorativo – disagio che sicuramente vivono tante persone eppure non tutte hanno il “coraggio” di un gesto cosi estremo. ma è anche vero che qui stiamo parlando di un lavoro particolarmente ripetitivo, noioso, fatto di lunghe attese e solitudini, che non ti da gratificazioni nè professionali nè economiche di alcun tipo, che non promette carriere o soddisfazioni ma solo rinunce, sacrifici e turni massacranti. un lavoro dove ti danno in mano una pistola senza garantirti un supporto psicologico serio. un lavoro in cui il tasso di suicidi è inquetantemente alto (solo nell’azienda di Miriam, che prima aveva un altro nome ma ha sempre la stessa dirigenza, che io sappia è la terza persona! mi sembra un numero sufficiente per porsi domande piuttosto specifiche al riguardo…). stiamo parlando di un lavoro che potenzialmente porta alla depressione soprattutto se svolto in un contesto in cui la collaborazione dei superiori è praticamente assente e richiede un equilibrio estremo. e stiamo parlando di una persona che a 40 anni, con la terza media, in una città come roma, in un periodo come questo, senza altre grosse esperienze professionali se non questa, probabilmente ha pensato – e non a torto – che senza quel lavoro sarebbe stata carne da macello. e d’altra parte, con quel lavoro moriva pian piano ogni giorno. e ha fatto una scelta che non condivido, ma che in fondo un po’ comprendo.

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