Diritti dell’assertività ovvero: Carta dei diritti della persona – Reloaded

Uno dei miei primi post su questo blog, fu quello sui Diritti dell’assertività ovvero: Carta dei diritti della persona.
E’ uno dei post che più attira le ricerche su Google, infatti regolarmente (credo quotidianamente o quasi) trovo qualche arrivo al mio blog tramite la ricerca dei diritti dell’assertività.
Credo che se lo ripostassi qui, ne uscirebbe una bella discussione che, all’epoca avvenne solo tra me e Lorenzo, quello sbagliato, perché fu uno dei miei primi lettori su WordPress ( all’epoca scrivevo ancora in contemporanea sul blog privato di Splinder).
Questo post ve lo riporto all’attenzione per i commenti della Psicologa Gabriella Giunco. Vi copio tutto:

Letto su web (dovrebbe essere un documento più o meno ufficiale in psicologia), non posso che concordare. L’importante è non abusarne e non nascondersi dietro questo. Insomma, siamo intelligenti e possiamo farne il giusto uso.

CARTA DEI DIRITTI DELLA PERSONA

1 ho diritto di chiedere ciò che voglio
2 ho il diritto di dire di no a richieste e domande che non posso esaudire
3 ho il diritto di esprimere tutte le mie emozioni, positive o negative
4 ho il diritto di cambiare idea
5 ho il diritto di sbagliare e non devo essere perfetto, diritto di imparare dai propri errori (apprendimento per tentativi ed errori)
6 ho il diritto di perseguire i miei valori e ciò in cui credo
7 ho il diritto di non essere responsabile per azioni, sentimenti o comportamenti degli altri
8 ho il diritto di aspettarmi onestà da parte degli altri
9 ho il diritto di adirarmi con le persone che amo
10 ho il diritto di essere me stesso e di essere unico/diverso
11 ho il diritto di dire “non lo so” (sapere di non sapere)
12 ho il diritto di non dovermi scursare e giustificare per il mio comportamento adducendo ragioni o scuse (rispetto di se)
13 ho il diritto di AVERE IL MIO TEMPO E I MIEI SPAZI PERSONALI
14 ho il diritto di essere allegro
15 ho il diritto di cambiare e di crescere
16 ho il diritto di essere trattato con DIGNITA’ e RISPETTO
17 ho il diritto di essere felice
18 ho il diritto di dire “non mi interessa” quando gli altri mi vogliono coinvolgere nelle loro iniziative. Chi è portato ad assecondare gli interessi degli altri dimenticando sè stesso, vede con il tempo sbiadire la sua personalità (libertà di scelta)
19 ho il diritto di giudicare da me il mio comportamento ed assumermi le responsabilità delle conseguenze (autonomia di giudizio)
20 ho il diritto di decidere se occuparmi dei problemi altrui, evitare di assumermi responsabilità al posto di quelli che si rifiutano di prendersele (giustizia distributiva)
21 diritto di non farmi coinvolgere dalla benevolenza che gli altri mi mostrano quando mi offrono o chiedono qualcosa (autonomia emotiva)
22 ho il diritto di essere illogico nelle mie scelte (spontaneità e fantasia)
23 ho il diritto di dire non capisco a chi non dice chiaramento cosa si aspetta da me (autonomia nei punti di vista)

Se noi e i nostri cari seguissimo attentamente queste regole di AUTO-RISPETTO probabilmente molti problemi si avvierebbero alla soluzione… e molti rapporti forse si troncherebbero se dall’altra parte si trovassero persone non intelligenti e rispettose del prossimo

Di seguito i commenti:

11 risposte a DIRITTI DELL’ASSERTIVITA’ ovvero: CARTA DEI DIRITTI DELLA PERSONA

  1. attenersi a questi diritti significherebbe anche negarli a qualcuno a seconda delle circostanze. ottenere ciò che voglio io potrebbe significare privarne qualcun’altro, e il diritto di dire di no potrebbe significare negare a qualcun’altro il primo diritto, cioè di avere ciò che vuole. il rispetto si deve a noi stessi, ma soprattutto agli altri, e con altri intendo anche noi.

  2. Perennemente Sloggata | 3 dicembre 2009 alle 12:24 | | Modifica

    leggila al contrario:
    quante volte per quieto vivere, annulliamo i nostri diritti nei confronti altrui? e poi magari sentirci frustrati, depressi, stanchi mentalmente.
    cosa c’è -per fare un esempio stupido- di peggio (ovviamente in senso non assoluto, intendiamoci) di una coppia genitoriale frustrata?
    rientrerebbe, secondo questi sani diritti, nella possibilità di prendersi un week end per sè come coppia uomo-donna per ricordarsi che prima di esser genitori sono coppia amante.
    quanti genitori si separano perché si riversano solo sui figli e non sui propri compagni?
    oppure, dire sempre sì alle pretese dei colleghi&co.
    ogni tanto è giusto prendersi cura di se stessi e non accondiscendere sempre agli altri.

    ovvio che tutto ciò che faccio ha delle conseguenze sugli altri, ed è ovvio che tutti questi diritti vanno presi come invito a ricordarsi di sè ma di farlo con intelligenza. ma se un mio NO ferisce un’altra persona, magari tutti i SI precedenti che quest’altra persona mi faceva dire, mi ferivano di più?

    non siamo solo portatori sani di doveri verso gli altri. siamo anche in dovere di tutelare il nostro io, ogni tanto.

  3. certo. il punto sarebbe che come io porto i miei sani doveri verso il prossimo, il prossimo li porta a me. ma il mondo non è perfetto e quindi sappiamo tutti come va. il rischio di errore però c’è, perchè in virtù di questo si varca il limite, rischiando di diventare egoisti e pensare solo a proprio bene, pensiero comune che fra l’altro va molto di moda nella società odierna, portato avanti da persone, per così dire, “importanti”. trovo anche io che non ci sia nulla di peggio di una coppia di genitori frustrati (e lavorando con ragazzi delle medie lo posso ben dire), ma forse è ancora peggio un genitore che insegna al proprio figlio questi diritti come “valori assoluti”, dicendogli implicitamente di anteporre il proprio desiderio su tutto e su tutti.

  4. Perennemente Sloggata | 3 dicembre 2009 alle 15:35 | | Modifica

    siamo d’accordo. io parto dall’esatto opposto perché sono stata cresciuta con valori -a mio avviso- sani. e quindi a volte mi è difficile dir di no e non andare incontro -come cerco di fare sempre- agli altri.

    insomma, ogni tanto l’inculata è giusto che se la prendano gli altri, non solo io!
    :D

  5. ah guarda le inculate se le pigliano tutti, e quelli più stronzi poi alla fine se la pigliano sempre più forte, è proporzionale…come si suol dire, tutti i nodi vengono al pettine, non ci sono cazzi che tengano.

    (4 righe e 3 parolacce…niente male davvero)

  6. Perennemente Sloggata | 4 dicembre 2009 alle 00:01 | | Modifica

    eh no, la riga di parentesi non vale :D
    ti perdono per questa volta :D

  7. Gabriella Giunco | 21 febbraio 2012 alle 00:28 | | Modifica

    da psicologa intervengo incuriosita da questo confronto…arrivo un po’ tardino (ehm…), ma presto farò un corso sul’assertività (non vi dico dove perchè non é per pubblicità che scrivo) e la vostra conversazione é succosa. Essere assertivi implica come proprio fondamento avere rispetto di sè stessi e degli altri, detto questo al cuore di tutto non c’è tanto una lista da seguire compulsivamente, sempre e comunque, nè tanto meno anteporre sè stessi agli altri a priori, nè far finta di preoccuparsi degli altri (stile manipolatorio spesso confuso con assertività). Al cuore di tutto c’è un solo diritto: quello di essere autentico e di poterti esprimere, e per farlo ti serve l’assertività, il chè non implica calpestare gli altri, ma implica saper dire “IO ESISTO” e a volte anche dire di NO a un altro. Anche perchè non puoi dire nessun vero SI all’altro se non sai anche dire NO.

  8. Gabriella Giunco | 21 febbraio 2012 alle 00:32 | | Modifica

    il SI é bello quando é un vero sì.

  9. Gabriella Giunco | 21 febbraio 2012 alle 00:43 | | Modifica

    Rileggendo i vostri commenti, ho dimenticato un cosa.Penso che egoismo e altruismo non siano altro che facce di una stessa medaglia, come tutti gli opposti. E sono entrambi qualcosa di appreso, in un modo o nell’altro. Ciò non toglie che certi apprendimenti siano più costruttivi di altro, ma ovunque agiamo “in automatico” nei rapporti non siamo più padroni delle nostre azioni, reagiamo e non agiamo, nè esprimiamo noi stessi, e questo avviene sia quando diciamo subito sì, sia quando sbattiamo il telefono in faccia a qualcuno. Siamo noi stessi fino in fondo solo quando ci permettiamo di ascoltarci, di scoprire come ci sentiamo e cosa vogliamo e POI scegliamo come comportarci assumendocene la responsabilità. E ciò che faremo potrà essere dire si o no o altro, ma sarà un sì o un no meno condizionato e più nostro.

  10. Le ho mandato una mail :) Grazie per esser passata di qua

  11. Gabriella Giunco | 22 febbraio 2012 alle 15:15 | | Modifica

    grazie a voi:-)

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13 pensieri su “Diritti dell’assertività ovvero: Carta dei diritti della persona – Reloaded

  1. unanuovavita ha detto:

    se riuscissi a seguire almeno un paio di punti, sono sicura che la mia vita migliorerebbe 😉
    cmq, essere onesti verso sè stessi e rispettosi dei propri limiti e dei propri desideri, è l’unico modo per avere un rapporto onesto anche con gli altri. si parte da sè stessi per dare e ricevere al resto del mondo. se impariamo a farlo con noi stessi, farlo verso gli altri verrebbe spontaneo.
    …credo 😉 visto che ancora non ho imparato! 😀

  2. Renata ha detto:

    Lucy van Pelt lo chiamava Panurlanesimo! 😉
    Concordo con la psicologa: il rispetto per se stessi e per gli altri deve essere un equilibrio e deve venire naturale. Puoi anche dare di più di quel che occorre, se al momento lo puoi fare, ma spesso è deleterio: gli altri ne possono approfittare e tu ne esci prosciugata. Poi quando non riesci a dare più passi anche per stronza!

    Cum grano sali! sempre ad majora! un abbraccio.

  3. esprit74follet ha detto:

    Il classico “offri un dito e si pigliano la mano” a volte può diventare una dipendenza, quando si sente di esistere e di valere solo in base a quanto si offre agli altri e si annulla se stessi. E’ un modo malato di vivere, ma è tanto reale per molti, che per di più non se ne rendono nemmeno conto e vivono infelici senza sapere di esserlo. Finché scoppiano e tutti li guardano basiti dicendo loro “Ma fino a ieri eri tanto gentile e disponibile e oggi che fai, mi diventi stronza?”

    Ps per Renata hai dimenticato la s in “cum grano saliS” – scusa la pedanteria di una classicista incurabile 😉

  4. brum ha detto:

    Azz, questo non è un dibattito difficile, è un dibattito impossibile!
    Per me la risposta è: dipende.
    Cioè… son tutte cose giuste, in teoria. Prendi il n°7: ho il diritto di non essere responsabile per azioni, sentimenti o comportamenti degli altri. Giustissimo. Nulla da dire. Ma ti faccio un esempio: se un altro si comporta male… e tu non intervieni, sei corresponsabile di ciò che è accaduto, o no?
    Prendi l’11: ho il diritto di dire “non lo so” (sapere di non sapere). Verissimo. Ma io potrei non sapere che è un delitto uccidere (lasciami passare l’esempio stupido…), magari perchè son vissuto nei boschi… e per questo devo essere assolto?
    Io credo che volendo a tutti i costi trovare un principio generale… convenga usare il criterio che se quella cosa che pensiamo o che facciamo non nuoce agli altri, e non ci dispiacerebbe se altri la facessero a noi, è una cosa che si può fare.

  5. Shunrei ha detto:

    Diciamo che di parecchi di questi punti me ne sono resa conto nel passaggio dal mio primo al secondo lavoro. Essendo il primo impiego – come forse è ovvio – ci tenevo a far bella figura e davo il 110%… col risultato che era esattamente quello che si aspettavano costantemente e anzi spesso chiedevano ancora di più… senza un grazie o un apprezzamento.
    Cambiando lavoro, ho capito che si poteva far bene senza rimetterci la salute per nulla, perchè se era vero che mi veniva offerta una possibilità di lavoro, era anche vero che erano LORO ad avere bisogno di me: così ho sempre lavorato al 70% delle mie capacità, svolgendo tutti i miei compiti e spesso facendo qualcosa di più, ma senza strafare. Risultato: miglioramenti in salute, superiori soddisfatti, una riserva di energie per quando – davvero – bisognava darci dentro.
    Non cambia se si pensa a qualsiasi altra situazione della vita… purtroppo la gran parte della gente fa molto in fretta ad “abituarsi bene” senza pensare se sta creando disagi o a quando si sta impegnando qualcun altro per questo “bene”. E poi bisognerebbe sempre ricordarsi che “la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri”…

  6. Rogluk ha detto:

    Huu bellisimo questo post 😀 mooolto succoso.
    Mi sembra che ci siano tutti i presupposti della Psicologia Transazionale e vengono esposti tutti gli stati dell’IO (genitore/adulto/bambino) che fanno, in tutte e tre le componenti, una persona EQUILIBRATA. Il problema di essere egoisti o eccessivamente filantropi deriva da uno squilibrio dei tre fattori. In più aggiungerei che siamo “animali” sociali e che abbiamo bisogno costantemente di “carezze” (non quelle fisiche che contano il doppio) cioè di avere da parte del prossimo e in maniera più estesa dalla società il feedback positivo (ma a volte anche negativo) che esistiamo.

  7. Gabriella Giunco ha detto:

    bella riflessione Rogluk, sono gestaltica ma un po’ di Berne non me lo sono negata, eppure credo che quanto dici risulti poco digeribile per i non addetti ai lavori e perciò utile sì, ma non per molti (ma si dice lettori su web?!). Senza contare che ogni prospettiva aggiunge ma non esaurisce mai nessun argomento. Le cose si possono vedere da tante prospettive diverse, ed é forse proprio questo il bello.

  8. Rogluk ha detto:

    Grazie Dottoressa 🙂 è evidente che la materia mi interessa. Ne parlo però più da fruitore che da esperto del settore e quindi và preso come stimolo per gli altri lettori ad informarsi maggiormente (come del resto ho fatto io con la teoria gestaltica grazie alla Santa Wikipedia, sono diciamo una via di mezzo tra Devista e Circaista 😉 ). Sono pienamente d’accordo con lei, la mia mente è curiosa e mai sazia. Fra l’altro ho avuto in questi giorni svariati episodi Junghiani (si dice così?) di sincronicità che francamente non mi spiego.

  9. Polly ha detto:

    Io penso che il piccolo dibattito tra te e Lorenzo quello sbagliato, si fondi su un lieve errore di interpretazione. Naturalmente si tratta di una mia opinione, ma laddove si dice “ho diritto di CHIEDERE ciò che voglio” penso che si intenda porprio CHIEDERE, e non OTTENERE. E’ chiaro che se si volesse affermare che abbiamo diritto di ottenere ciò che vogliamo, questo significherebbe che come noi conquistiamo qualcosa, contemporaneamente qualcun altro potrebbe perderla, e dunque viene meno la regola che la mia libertà finisce laddove comincia quella degli altri. Si afferma invece che io ho diritto a chiedere, così come il prossimo ha diritto a rispondere in maniera negativa. In questa lista di diritti, non credo che si violi la libertà altrui a favore della propria. Si ribadisce solo ed esclusivamente il diritto ad essere se stessi in quanto entità distinte ed autonome – non si parla mai di prevaricazione, di conquista, di affermazione a scapito di qualcuno o qualcosa. I limiti sono impliciti e pacifici.
    Mi viene in mentre uno degli incontri con la psicologa che faceva terapia di gruppo ad uno dei tanti corsi di formazione che ho seguito per poter insegnare e lavorare con i bambini: il gioco delle coccole. Sembra una stronzata, ma in realtà è significativo: a turno, chi vuole si può alzare e può chiedere a qualcun’altro (o anche a tutti) se vuole ricevere, o fare, o entrambi, delle “coccole”. Chi vuole, dunque, ha il diritto di andare a chidere a chiunque. Di contro, gli altri hanno diritto a rispondere di no, se non hanno voglia di contatti umani/fisici in quel momento specifico o in generale. Ora, io non ho una gran passione per gli psicologi ma il concetto espresso dal “gioco” secondo me non solo è ben preciso (l’importanza del chiedere e del saper sia dare che rifiutare, l’accettazione del rifiuto ecc) ma è anche molto importante e molto legato al tema di cui sopra.

  10. Perennemente Sloggata ha detto:

    Fantastico. Hai espresso benissimo una cosa importante.
    Non ricordo il momento emotivo preciso in cui ho scritto quel post, però effettivamente il primo passo è quello di sentirsi liberi di chiedere. E già questa è una conquista. Spesso non ci ‘fidiamo’ nemmeno a farlo.
    Grandce Polly!!

  11. Rogluk ha detto:

    Bellino il gioco delle “Coccole” 🙂
    E’ un concetto perfetto, si tratta solo di “inviti” che possiamo accettare o meno, niente più.

  12. Gabriella Giunco ha detto:

    Il concetto di “gioco” in senso transazionale é drammatico, assomiglia molto a “Chi ha ucciso Virginia Wolf”, ai copioni che giochiamo nella nostra vita sottraendoci alla spontaneità perchè così abbiamo imparato a vivere, perchè cerchiamo tornaconti e facciamo per avere, in modo più o meno inconsapevole. Di fatto i giochi parlano di come manipoliamo la realtà, perchè esprimerci in essa (=vivere assertivamente) sarebbe troppo rischioso…ma concordo su quanto dici Polly sul gioco inteso al puro gioco (non in senso berniano) inteso come scambio di richieste che si possono accettare o meno. Questo tipo di gioco é qualcosa che nutre, dà il senso dei propri confini tra sè e l’altro, distingue tra chiedere e pretendere. il chè é già molto. Per me il punto é soprattutto distinguere tra chiedere e pretendere. Tutti chiediamo puntando ad ottenere ed é sano che sia così, sennò giocheremmo al gioco manipolatorio “chiedo per avere ma non mi ci impegno facendo in modo di non ottenere”, il punto é non prevaricare. In ogni caso é responsabilità dell’altro scegliere il suo sì o no alle nostre richieste, non ne siamo noi responsabili. A noi spetta solo essere autentici, o almeno provarci. Anche perchè comportarsi assertivamente aiuta anche l’altro a farlo

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