E così fu che ci ritornai…

Capitò, anni fa, che con la mia compagna di stanza storica mettemmo un annuncio in facoltà ecc. per affittare l’altra stanza (di fatto avevo intimato ai coinquilini di non rinnovare il contratto: non solo fumavano sigarette ed erba in casa  quando avevamo un comodo balcone, soprattutto quando non faceva freddo, ma avevamo il forte sospetto che vendessero pure l’erba. Senza contare che al piano sotto c’era un poliziotto con famiglia che, l’anno prima aveva chiamato i colleghi perché le inquiline erano troppo rumorose. In più avevano lasciato la porta aperta. In più una notte un loro amico ci aveva scampanellato ubriaco fradicio con bottiglia di vetro in mano e noi eravamo sole.).
Chiamò, quindi, un ragazzo lavoratore, per vedere la stanza ma siccome veniva da fuori, eravamo rimasti che si rifaceva vivo la settimana dopo per dirmi quando sarebbe potuto passare per casa. Quando richiamò, gli riferii che una nostra compagna di corso voleva la stanza e noi ovviamente avevamo preferito farla occupare a lei.
Due minuti dopo (facciamo che passo al tempo presente, perché sono nordica ed io coi passati ho qualche difficoltà, in italiano. In tedesco mi sarebbe facile) mi scrive un sms dicendo che era un gran peccato, con una così bella voce. Al che io e la mia compagna di stanza ridiamo e gli rispondo per educazione.
Insomma, alla fine finisce che ci siamo visti per un gelato la volta che finalmente era riuscito a passare in città e con lui sono andata a vedere qualche stanza.
Parlando del più e del meno, dicevamo che ad entrambi sarebbe piaciuto fare un corso di ballo caraibici. E allora è fatta: coppia formata, siamo andati alla presentazione di una scuola di ballo e abbiamo fatto la nostra bella figura per il corso (non sono ironica: eravamo bravetti). Tutti, tra l’altro, pensavano che fossimo una coppia. Eppure non c’è mai stato nulla.
Chissà perché. Forse, per altri, sarebbe stato facile scivolare in un’amicizia particolare. Io non lo so. So solo che alla fine siamo sempre stati onesti e cristallini.
Ad ogni modo, il secondo corso l’ho interrotto alla seconda lezione per un litigio con lui: io ero ancora un’universitaria e mi dava fastidio sentirmi dire che non uscivo spesso per andare a ballare ecc. In più all’epoca soffrivo di feroci eLicranie e lui non capiva che se al mattino avevo un tipo di dolore, io potessi già stabilire che la sera non ero in grado di andare al corso o di uscire: “se ci si prende un impegno, lo si porta a termine”. Certo, ma io andavo anche a piedi di inverno fino alla scuola di ballo, senza problemi: non si può dire che non rispettassi gli impegni. Ma siccome conoscevo bene i miei attacchi eLicranici, potevo anche permettermi di sapere in anticipo come sarei stata la sera.
Comunque sia, ci furono altre cose nel mezzo e mano a mano le nostre vite si sono distanziate, per quanto io di lui mi fidassi ciecamente e per quanto credo che ci fosse un’amicizia fraterna.
Ci sarebbero tante cose da raccontare, ma basti questo.

Mi mancava il ballo, mi mancava l’atmosfera, il movimento. Mi mancava.
Una collega diceva che voleva fare un corso. E, non che mi avanzi, ma ho deciso di farlo anch’io.
E ieri sera ci siamo presentate alla nuova sede della nuova scuola di quella che era la scuola dove avevo fatto il corso col mio ex ballerino.

E ho già materiale per alcuni post. Intanto sappiate che ieri sera ero contenta: non ricordavo attivamente i passi ma passivamente mi uscivano spontanei.

Brava Sloggata, Perennemente è orgogliona di te: buon divertimento!

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9 pensieri su “E così fu che ci ritornai…

  1. Perennemente Sloggata ha detto:

    no no, lui aveva finito anche il secondo corso, piuttosto potrei trovarlo in qualche locale a ballare.
    in realtà è stata una fatalità: mi ha contattata via fb poco prima che decidessi di reiscrivermi a ballo, abbiamo chiacchierato un po’. e mi ha dato lui il nuovo nome della scuola di ballo, perché non trovavo più i riferimenti della maestra 🙂
    spero di beccarlo a ballare ogni tanto 😀

  2. brum ha detto:

    Non lo so. Se si è amici fraterni si arriva anche a comprendere che se l’altro/a ha un problema… (se è serio, ovvio…) non può venire a ballare. Non dico che non fosse un amico, eh? Forse però la vostra amicizia non era così forte.

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