Farmacie, nimesulide, domande&risposte

Seguo da tempo il blog Pharmama, una farmacista svizzera (che scrive in tedesco) che scrive non solo di cose più o meno ironiche su quanto capita a lei o qualche collega, bensì segnala anche cose interessanti ed utili su cui riflettere.

Nel post Aber bitte. , riassumendo, lei racconta di un paziente che si reca da lei e chiede di un farmaco anticoagulante (tipo Marcoumar) e poi di un altro (Aspirina, vasodilatatore). La farmacista, giustamente, gli fa presente le importanti controindicazioni (ci spiega poi che possono essere “facilmente” letali, in queste combinazioni), il cliente lo vuole lo stesso e si incazza se, comprensibilmente, la farmacista non glielo vuole vendere.
Tra l’altro, non risulta nemmeno che il cliente abbia detto qualcosa tipo “guardi, grazie per l’interessamento ma la prima medicina è per me, la seconda per mia moglie, mia figlia, il mio cane”. Anzi, si è piuttosto incavolato, dicendone varie tra cui “qui non ci torno più, vado nella farmacia-discount ché tanto lì non chiedono nulla e me lo danno lo stesso”.

Ora, non so voi, ma io mi sento più tranquilla se in farmacia mi fanno qualche domanda in più, soprattutto se con più medicine mi dimentico di chiedere se ci siano delle controindicazioni nel mescolare più farmaci. E vi voglio raccontare un episodio che risale a prima che le farmacie, oltre che ufficiosamente, si rifiutassero ufficialmente di vendere nimesulide (l’Aulin, per intenderci) senza la prescrizione medica.

Stazione ferroviaria di Firenze S.M.N., Sloggata si ritrova con un’emicrania talmente forte che non è in grado di connettere se non per l’immediata scelta di sopravvivenza (un passo, un altro passo, dirigiti lì, e così via), entra nel Mc Donald’s a prendere una bibita. I bicchieri di cartone del Mc Donald’s hanno il logo della Coca-Cola, indipendentemente dal contenuto. Ad ogni modo, non mi nascondo e vi confesso che avevo proprio la Coca-Cola dentro.
Affianco all’esercizio commerciale di ristorazione (vorrete mica che ripeta un’altra volta Mc Donald’s?? Ops, l’ho fatto!) c’è una farmacia. Ci entro con ‘sto benedetto bicchiere in mano, sicuramente con una faccia sconvolta, e chiedo del nimesulide (il generico dell’Aulin). La farmacista mi guarda e si rifiuta di vendermelo senza ricetta (riflettendoci a posteriori, ho capito che il problema fosse il bicchiere che avevo in mano: non si dovrebbe associare la caffeina a aspirine e vari medicinali. Così come bisognerebbe utilizzare cucchiai di plastica e non di metallo, per sciroppi o per mescolare le sostanze, per evitare reazioni chimiche di qualche specie). Non mi fa domande, non mi dà alternative, non mi dice nulla. Io stavo talmente male che senza fiatare sono uscita di là.
Nel frattempo finisco di bere la Coca-cola (e vi garantisco che non mi ero resa conto del fatto. Mi è successo una volta sola di bere Coca-cola dopo un medicinale ma quando me ne sono accorta era troppo tardi: ora ci sto sempre attenta) e butto via il bicchiere. Entro in un’altra farmacia, quella affianco alla chiesa di Santa Maria Novella, e chiedo il nimesulide. La farmacista mi guarda e me lo dà: si dev’esser resa conto di come stessi.
E’ evidente che nella prima farmacia non ci tornerò più, perché in qualche modo non mi sono sentita presa in considerazione come paziente ma solo come cliente (nemmeno fossimo in un supermercato), soprattutto in un momento di grande debolezza.

Dove voglio andare a parare? Nel blog di Pharmama si parla spesso di come loro (i farmacisti) abbiano l’abitudine di chiedere, fare domande, spiegare anche quando non per forza richiesto dal paziente/cliente e di come molti clienti questo lo mal tollerino.
Io credo che invece sia importante: e infatti mi chiedo perché la prima farmacista non mi abbia fatto notare il bicchiere che avevo in mano? Perché non mi abbia ricordato che non è il caso di mescolare nimesulide alla caffeina? Perché semplicemente mi ha detto “no” e non mi ha dato alternative?
Infatti nella mia farmacia preferita mi hanno proposto loro un’alternativa all’Aulin (le famose pastiglie della Fastum) che non necessitasse di una ricetta (anche perché potevo anche farmi prescrivere i Rizatriptani, Maxalt per fare un nome, ma io voglio evitare quelle bombe che a me non fanno nulla). E così, io chiedo spesso se ci sono interazioni tra i vari medicinali, mi chiedono loro se c’è qualcosa che non quadra e mi danno qualche informazione in più.

Ecco, voi cosa ne pensate?

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37 pensieri su “Farmacie, nimesulide, domande&risposte

  1. unanuovavita ha detto:

    Io la penso molto male. Nel senso che siamo tutti quanti nelle mani di affaristi senza scrupolo che se ne fregano altamente della nostra salute… peccato che stiamo parlando delle industrie farmaceutiche. Se dovessero scoprire che per guarire dall’influenza è sufficiente mangiare una foglia di ortica (sto ovviamente dicendo un’assurdità, ma tanto per dirne una) non lo direbbero mai e poi mai. Farebbero un medicinale, contenente la stessa foglia di ortica, mescolato ad altre schifezze chimiche per dare all’ortica un buon sapore, un bel colore, e te lo rivenderebbero a 10 euro a pastiglia. Che l’ortica dietro casa ce l’abbiamo tutti, ma guai a dirlo.
    I farmacisti dovrebbero avere l’obbligo morale di consigliare un paziente per ciò che è meglio per il paziente stesso piuttosto che per le loro tasche… i generici sono diventati noti solo da qualche anno, ma esistevano da una vita. Ma non ho mai trovato un farmacista che me l’abbia detto. E anche oggi, in farmacia, se non sono io a chiedere espressamente il generico, col cavolo che te lo dicono loro.
    Insomma, lo trovo un settore pessimo. Lode alla ragazza che citi nel blog, forse una delle poche che “fa il proprio mestiere” con coscienziosità… infatti, non mi stupisce che lavori all’estero… purtroppo!

  2. Perennemente Sloggata ha detto:

    Concordo con te, su ogni punto. L’unica cosa che mi sento di dire è che per fortuna a me il generico la mia farmacia di fiducia lo propone sempre e in genere preferisco far due passi in più ed andare da loro che non in altre.
    La blogger credo sia proprio svizzera 🙂

  3. Shunrei ha detto:

    Giusto per: quando a settembre mi hanno dimessa dall’ospedale, appena uscita sono dovuta andare in farmacia a prendere una confezione di Zimox (antibiotico), utilizzando al posto della ricetta la lettera di dimissioni perchè il mio medico curante la mattina dopo avrebbe aperto l’ambulatorio alle 8.30 e io per le 8 dovevo già aver preso il medicinale. Controllata la lettera, mi hanno dato lo Zimox senza aggiungere nulla (se non consigliarmi di prendere anche dei fermenti), ho pagato quel che dovevo e via.
    Dovendo ripetere (tra una decina di giorni) il ciclo con lo stesso medicinale, ho approfittato di una visita dal mio medico per farmelo prescrivere e prenderlo con la ricetta (visto che è un farmaco che “viene passato”). Esco dall’ambulatorio, entro nella farmacia accanto (non la stessa dell’altra volta). Presento la ricetta, e qui la farmacista mi fa presente che al posto dello Zimox potrebbe darmi anche l’Amoxicillina, farmaco generico perfettamente equivalente. Accetto e via.
    Il punto è: perchè nella prima farmacia (dove ho dovuto pagare l’intero costo del farmaco essendo senza ricetta) non mi hanno segnalato la stessa alternativa? Qui parliamo di importi “ridotti” (mi pare sui 5,00 lo Zimox contro i 3,15 dell’Amoxicillina), ma proviamo a pensare un po’ ad importi più consistenti e relative differenze…

  4. Locomotiva ha detto:

    IO credo che certe cose vadano incentivate.
    Ai vecchietti rompiballe, diamo possibilità di autoprescriversi tutto quello che vogliono. Quello che gli ha detto l’amica, quello con la scatola verde, caffeina e aspirine (meglio di coca e mentos?), miorilassanti e vasodilatatori, antibiotici e diuretici.

    Vuoi mettere il risparmio in esenzioni dal ticket?
    E il boom per le pompe funebri?

  5. polly_star ha detto:

    Sono d’accordo con te. Per fare un esempio, stupido, io sono allergica all’acido acetil salicilico: a parte che mi è capitato di dirlo e di ricevere comunque medicinali che lo contengono (esempio: “dottore ho mal di testa, vrrei un antidolorifico ma sappia che sono allergica all’a.a.s”. “va bene, prego, prenda un buscofen – che lo contiene – o un moment – che lo contiene-!”), ma credo che cmq il farmacista che fa bene il suo lavoro si debba soffermare a chidere e idnagare se il paziente ha allergie intolleranze o problemi vari. Sennò che ci sta a fare un laureato lì? Tantovale prendere un magazziniere che smercia i medicinali prescritti dal medico o i generici a richiesta del cliente!

  6. pattylafiacca ha detto:

    Vivo in un paese di provincia e forse il rapporto con il cliente è leggerissimamente più informale.Personalmente per quanto riguarda la farmacia cerco di andare sempre nella stessa in maniera da creare un rapporto di “conoscenza” reciproca e, mi spiace per loro, ma io attacco una serie di domande che è meglio mi consiglino per bene se vogliono che me ne vada!Cerco di essere educata ma trasmetto il messaggio subliminale che mi aspetto una sorta di consulenza e che li ritengo molto importanti per me.Non dimentico poi di mettere dentro la testa quando stò meglio per ringraziare per l’attenzione.Penso faccia piacere e sia gratificante e a me non costa niente…..Alla fine mi regalano pure i campioncini ! A volte basta poco 😉

  7. unarosaverde ha detto:

    Cosa ne penso? Che ho un amico farmacista e che questo risolve un sacco di cose. Dubbi, perplessità, domande strane, consulenze a tutte le ore…e quando siamo in viaggio insieme, io non mi prendo su nemmeno l’aspirina, tanto si porta tutto lui!

  8. Perennemente Sloggata ha detto:

    beh, bel colpo!! io ho la mamma infermiera-fisioterapista, per cui sarei a posto. se non fosse che abita a 3-400km da me.
    però non mi faccio toccare senza averla prima consultata. è_é

  9. maurizio ha detto:

    io, in farmacia, compravo solo gli anticoncezionali, dopo il terzo figlio ho capito che mi davano prodotti scadenti e da allora non ci sono più entrato!!!!

  10. Betta ha detto:

    In questo paese ci sono due farmacie, una di fronte all’altra. In una sono tutte donne, tutte mamme o addirittura nonne (giovani), e se chiedi consigli su medicinali per la bimba vanno alla grande, oltre a darti di default i generici; nell’altra ci sono un antipaticissimo farmacista e i suoi anziani genitori, e cerchiamo di evitare di andarci, perchè mirano a darti i farmaci di marca e pure qualche fregatura…

  11. Sabrina ha detto:

    concordo con te
    io sono abituata bene, forse perché vivo in provincia e magari il rapporto cliente/farmacista è diverso
    qui se vado con una ricetta mi propongono sempre il generico (che compro senza problemi) e se chiedi informazioni su un qualcosa che esula dalal ricetta del medico (per esempio ho chiesto un colluttorio che disinfettasse davvero il cavo orale, che io non è che mi fidi molto di tutta quella roba colorata) me ne ha proposto uno che fanno loro a base di estratti : qualche goccia in un bicchier d’acqua tiepida e via
    costa la metà di qualsiasi altro colluttorio, prende decisamente meno spazio e dura tantissimo

  12. MQ ha detto:

    Boh, io sarò strana, però se io fossi una farmacista non distribuirei a cuor leggero medicinali che vanno con prescrizione a dei perfetti sconosciuti! Un conto è il cliente che viene sempre, di cui si conoscono gli usi, per cui può capitare che resti senza nimesulide ma che l’ha presa altre mille volte quindi si va tranquilli. Ma nel tuo caso, l’unico errore del primo farmacista è stato di non averti dato un’alternativa (“signora sta male, io non le posso dare il prodotto che chiede senza ricetta, ma le consiglio quest’altro che magari non sarà forte come l’altro ma almeno le allevia il dolore”)…
    E cmq a me tutti, e dico tutti i farmacisti che ho incontrato finora (e tra traslochi vari non posso dire di averne uno di fiducia, anzi…) consigliano sempre il generico di ogni medicinale richiesto.
    L’unica pecca di quello qui vicino è che deve avere qualche problema con sacchetti/impacchettamenti vari per cui è proprio raro che ti facciano andar via col medicinale “coperto”… Mah!

  13. esprit74follet ha detto:

    Ecco, io sono un pochino scettica riguardo ai medicinali generici: è un discorso lungo e articolato, che cerco di riassumere.
    La ricerca sui principi attivi è costosa e le case farmaceutiche la finanziano brevettando le molecole che compongono i medicinali. Siamo tutti d’accordo sul fatto che sarebbe più etico non lucrare sulla salute altrui, ma finché non saranno gli stati (finanziati con le tasse dei contribuenti) a ricercare e produrre medicinali, temo che non ci sia molta alternativa. La corretta composizione dei farmaci, inoltre, va accuratamente verificata e anche questo processo di “controllo qualità” ha dei costi che si riflettono sul prezzo del prodotto. I generici sono farmaci il cui principio attivo non è stato brevettato/il cui brevetto è scaduto, prodotti a volte da industrie poco serie, che per fornire il prodotto a basso prezzo non investono nella ricerca e neppure nei controlli di produzione. Così avviene (non sempre, ma capita, e capita più sovente che con i medicinali “di marca”) che la quantità di principio attivo effettivamente presente nella medicina sia inferiore a quella dichiarata. Ora, finché si tratta di nimesulide o di acido acetil salicilico potrebbe non essere un grave problema: al limite il mal di testa non passa, o ci mette più tempo ad alleviarsi. Se si tratta di farmaci salvavita, però… non so se me la sentirei di rischiare.

  14. ilsonnambulo ha detto:

    Io calo giù di tutto ,devo risolvere il problema o credere di risolverlo.Odio stare male.

  15. Perennemente Sloggata ha detto:

    mah, non so. io ho notato che per il malditesta, l’aspirina non mi faceva nulla mentre il vivin-c era la mia soluzione. ora (cioè dal 2003) però il vivin-c lo uso solo per l’influenza perché per le mie emicranie non basta. stessa cosa tra ketodol, momendol, e varie pastigliette con dentro ibuprofene o ketoprofene, mi danno sonnolenza ed intontimento, mentre il fastum mi aiuta molto.
    mi spiegava una psicoqualchecosa che in realtà non è tanto il principio attivo, cioè non solo, ad essere importante ma gli eccipienti a fare la differenza sulle persone.

  16. pattylafiacca ha detto:

    Ma…se posso uscire un attimo dal seminato….immagino di si ma hai mai provato ad andare un po’ piu’ all’origine di questo mal di testa? ora mi prendero’ tutte le gufate del caso ma per esempio io al massimo avro’ mal di testa un paio di volte all’anno…lo sai vero che alcune emicranie derivano dalla masticazione,altre dalla cattiva postura, altre dalla digestione?…pensa che fino a 5 anni fa avevo un fastidioso colon irritabile (dalla nascita)….beh, con lo yoga e’ completamente sparito!!!!anche tanti mal di schiena sono dati dall’intestino……insomma, le hai provate tutte?

  17. Perennemente Sloggata ha detto:

    Tranquilla, sfondi una porta in realtà già aperta.
    Nel mio caso, il tutto parte dallo stomaco. Nel senso che non ho una digestione impeccabile e scarico probabilmente tutto su quello che, a sua volta, va a battere in testa.
    Soffro di mal di testa da quando avevo 5-6 anni e ho sempre sfogato sulla testa: nervosismo, ansia, preoccupazioni, indigestioni, ecc.
    A seconda dei periodi sono più incline a mal di testa, altri ad emicranie, altri a riflussi gastrici. So che dovrei cambiare stile di vita: muovermi di più e mangiare meglio.
    Posso dire che mi fa male a qualsiasi cosa che mia madre mi risponderebbe sempre e comunque “è perché ti muovi poco” (e sottinteso “dovresti mangiare meglio”).
    Il tutto ha una spiegazione negli anni. Solo che, soprattutto negli ultimi, ho avuto talmente tanti pensieri e problemi, che sto affrontando le cose una dopo l’altra. La prima cosa a cui dovevo mettere una base seria era la mia serenità psichica: non che sia pazza, ma avevo bisogno di riequilibrare me stessa. E ti garantisco che già questo ha aiutato. Ora devo riprendere in mano il discorso di rieducazione alimentare cominciato e abbandonato anni fa.
    Non ho mai parlato in questo blog del mio percorso personale degli ultimi 2-3 anni, ma ho fatto e sto facendo un lavorone impegnativo ma evidente su me stessa.
    🙂
    Ho bisogno di tempo per rielaborare i tuoi post che vorrei riproporre qui da me: lo sliding doors di cui parlavi tu, per me è un punto cruciale. Oltre ad una (non)storia a distanza ecc.
    Soprattutto grazie per il tuo commento 🙂

  18. pattylafiacca ha detto:

    Ah, quindi sai già bene o male… Beh, ci sono fasi della vita in cui si ha tempo e voglia di accudirsi e altre un po’ meno.L’importante secondo me è la percezione di questo; si vede che non è ancora arrivato il momento, non sei ancora in pace con te stessa o hai altre priorità.Però ti capisco, sò cosa vuol dire affrontare periodi bui dove il cosa mangi è l’ultimo dei tuoi interessi !Sempre se posso, visto che non costa grossi sacrifici e non prende molto tempo, fatti dare in erboristeria qualche intruglio depurativo così ti prepari una bella boccia di tisana e la sera te ne bevi un po’ …è anche un bel rituale per volersi bene, no?!

  19. SaraM ha detto:

    la mia famiglia ha da innumerevoli anni il classico farmacista “amico” che aiuta-spiega-dà consigli sui farmaci più adatti ecc. e ti dirò che addirittura a volte ci ha dato indicazioni migliori di quelle del medico di base (un ignorante da cui non porterei manco il cane)

  20. ilsonnambulo ha detto:

    Il mio osteopata di fiducia dice che sono da buttare, forse ha ragione ma lui non è più il mio osteopata di fiducia.Cerco volontari che mi dicano che sto benissimo così, non chiedi molto, solo una piccola bugia!

  21. unarosaverde ha detto:

    tutta fortuna, mi è capitato: da quando l’ho visto tirare fuori nel pieno della giungla una fiala di analgesico e il medico del gruppo (altro amico) fare un’iniezione urgente in tanta malora ho deciso che era meglio tenermelo, anzi tenermeli, da conto!
    certo, la mamma é tutt’altra cosa!

  22. maurizio ha detto:

    minchiaaaaaaaaaa, non ho mai visto uno più in forma di te, nel senso che sembri una forma di parmigiano reggiano……..più che un osteopata hai bisogno di un analista e con analista non intendo dire “lista scritta con il culo!!”

  23. Andrea ha detto:

    Un farmaco generico non e’ una panacea.
    I generici contengono lo stesso principio attivo, ma non necessariamente le stesse sostanze.

    Bisogna fare attenzione, perche’ non sono solo risparmi.

    A

  24. Andrea ha detto:

    Opinione: secondo me non l’ha fatto perche’, trovandosi vicino ad un McDonald, avra’ detto la stessa cosa a 304949409384983948494949 altre persone prima di te.
    E s’e’ scocciata 🙂
    Non posso darle torto al 100%. Un po’ si, ma non troppo 😉

    A

  25. Francesco Pucci ha detto:

    sono un farmcista… la prima farmacista ha fatto il suo lavoro…la nimesulide e l’aulin necessitano di una ricetta non ripetibile che deve rimanere in farmacia…mentre il secondo ha infranto la legge solo per guadagnare…………………
    se vi diciamo che serve la ricetta è perchè è un farmaco molto pericoloso che necessita di un controllo a monte……………..

  26. Perennemente Sloggata ha detto:

    verissimo quello che dici tu, seppure non sono del tutto d’accordo. non so quanto costi l’aulin/nimesulide né ricordo quanto costano le pastiglie fastum e non so se ci ha lucrato su. la prima farmacista ha fatto il suo dovere a metà: poteva prendersi 30 secondi di tempo per farmi rendere conto di cosa avevo in mano (effettivamente, lo so e infatti non associo mai farmaci a cose che so che potrebbero far reazioni) e invece di chiudersi dietro “senza ricetta non lo vendiamo”, poteva propormi un’alternativa (altre pastiglie da banco). non so quanto sia la percentuale di guadagno delle farmacie sulle medicine, soprattutto sui generici (magari ce lo puoi dire tu?). e poteva comunque propormi un’alternativa.
    per la mia visione, hanno sbagliato entrambe: una mi ha negato una cosa e basta. punto. nessun’alternativa. la seconda mi ha assecondata. tra l’altro in quel periodo ancora non erano fiscali sulla ricetta per il nimesulide.
    nessuna delle due farmaciste mi ha dato un’alternativa. perché?

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