Questione di alternative.

Cari Mamma e Papà,

sono 10 anni oggi che sono a Mari&Monti. Come in ogni mio grande spostamento, mi avete accompagnata. Lo stacco non è mai stato così netto perché c’era sempre qualcuno di importante nei “traslochi” importanti ad accompagnarmi.

Ho sempre avuto la fortuna di non esser mai lasciata sola, nemmeno dagli amici, nel momento di reale bisogno.

Ma c’è una cosa che non sono mai riuscita a farvi capire. Eppure sono sensazioni che mi sembra strano che non abbiate mai provato: anche voi avete girovagato tanto per inseguire i vostri sogni o la vostra vita.

E non si tratta di Mamma o Papà. L’affetto e l’attaccamento a voi non cambia. È una questione mia, di rifugio dell’anima. Ed è una cosa che anni fa mi avete anche criticato, quasi fossi un’ingrata.

Il mio non riuscire a sentirmi parte di qualche luogo. Il mio non sentire di aver radici. Il non riuscire a chiamar “casa” nessun luogo. Per tanti “casa” è dove c’è il cuore, la famiglia, il legame con la propria terra. Io non ce l’ho questo sentimento. Sono tanti luoghi che hanno qualcosa di speciale, quelli che mi riguardano. Ma nessuno è quello dove mi rifugerei per riposare l’anima.

Le radici sono quel calore che le pubblicità della pasta Barilla ti fa vedere. E non sono semplici pubblicità, sono piuttosto la reale immagine di ciò di cui tutti abbiamo bisogno: sapere di avere un posto dove ci si sente un tutt’uno con se stessi e con ciò che sta attorno. Quel sentirsi sereni e quasi felici solo per essere in quel posto e in nessun altro.

Per me non è così. Mi manca un pezzo. Sì ho una famiglia. Che mi ama. Che non sempre approva ma tendenzialmente appoggia. Che mi aiuta tanto.

Ma mi manca quel legame con una terra che sia mia.

E non ce l’ho. E se fatico a venire su o giù, è anche per questo. Perché ognuno di voi ha la propria vita, le proprie cose, ed io non ne sono parte. Sono lì di passaggio, aspettando che torniate a casa o che mi portiate a fare un giretto. Torno da voi per godermi un po’ della vostra compagnia.

Mari&Monti non la sento casa mia. Non la sentirò mai MIA. Non so come spiegarvi, ma questa sensazione non mi abbandona ed io mi sento destabilizzata quando ci penso.  Non mi basta avere un appartamento qui, un uomo, due gatti, delle abitudini, un lavoro, degli amici. Mi manca ancora qualcosa. Mi manca quella sensazione di appartenere a qualcosa, più che a qualcuno. Forse non mi ci sento proprio di appartenere a qualsivoglia cosa.

Mi viene in mente quando con la Fiesta bianca mi portavate alla stazione i primi anni di università. Quando era sempre più chiaro – secondo voi – che sapevate che fin da piccola ero indipendente e che non vi appartenevo.

Ma l’esser indipendente sentendo di avere delle radici è una cosa diversa da me.

Credo di poter esser fiera di me, perché soprattutto all’inizio dell’università ero la più piccola ma ero una di quelle che mandavano avanti la baracca. Nel corso dei traslochi, dopo che compagna di stanza storica se n’è andata, sempre più sola e sempre più diversa dai coinquilini che mano a mano trovavo. E mi sono sempre arrangiata in tutte le cose. Con qualche aiuto sì, ma come vi faceva notare Amico, alla fine ho sempre dovuto farmi le cose da sola qui. Perché qui, è innegabile, ero sola.

Ora in teoria non più. Ma a me manca cmq qualcosa.

Anche a costo di ribaltare di nuovo tutta la mia vita – e in quest’anno direi che di cose ne son successe e ne ho superate davvero tante – prima o poi riuscirò a trovare quel qualcosa.

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2 pensieri su “Questione di alternative.

  1. debora ha detto:

    Anch’io ho questo senso di non-appartenenza sia a dove sono nata, sia a dove vivo ora e non credo che riuscirò mai a capirne il motivo.
    Se ci riesci tu, fanne un post, così magari ci raccapezzo qualcosa.

  2. Perennemente Sloggata ha detto:

    Grazie Debora per il tuo commento, sei benvenuta. Io non sono ancora riuscita a caRpirne l’essenza, fosse quello è il segreto. Mi chiedo però se in qualche modo, non mi sia più comodo così, proprio per questa corda tesa a cercare altro.
    Se ci riesci prima tu (te lo auguro) fammelo sapere.

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