Domenica in famiglia: andiamo in centro commerciale.

Fanno sorridere certe dinamiche.
Parliamo dei CENTRI COMMERCIALI.
Come in gran parte delle città italiane, la domenica i centri commerciali sono aperti (ma in realtà non tutte, a mezz’ora d’auto c’è “Città Operosa” che apre una domenica al mese).
Avete mai pensato alle conseguenze psico-socio-famigliari che questa -ormai- banalità comporta?

Chi lavora in centro commerciale non ha sabati, domeniche, festivi da passare con la famiglia. Il giorno di riposo è solitamente in mezzo alla settimana. Quando il resto della famiglia ha mille occupazioni.

Chi lavora in centro commerciale ci si abitua col tempo a questa organizzazione settimanale, ma in realtà è piuttosto alienante. Anche per gli orari di lavoro che variano dalle 8-8.30 del mattino alle 21-22 della sera (a seconda delle città) possibilmente con turni più o meno massacranti.
La domenica magari si comincia un po’ dopo, ma il succo non cambia: non puoi vivere la vita della tua famiglia.

Oppure, guardiamola dal lato dei consumatori…
Il cliente medio spesso non vuole riuscire a fare spese e compere durante la settimana, magari nemmeno il sabato. E si riduce a passare la sua domenica in centro commerciale.
Nella migliore delle ipotesi parcheggia i figli al babyparking una-due ore, per fortuna spesso non si lamentano se questi miniclub hanno un minimo costo o qualche regoletta. E dunque si dedicano alle spese assolutamente indispensabili, come visita al MediaWorld/UniEuro/Euronics di turno per vedere le ultime novità supertecnologiche ed uscire al massimo con un vecchio dvd in offerta a 9,90 Euro (NEMMENO 10 EURO!!! OFFERTONA!!). Poi fa un salto da Calzedonia/Intimissimi/negozi di vestiti&scarpe.
Nella peggiore delle ipotesi si trascina i figli, possibilmente piccoli, urlanti e tutto-toccanti se possibile, in tutto il percorso succitato. Non importa se ‘ste povere creature facilmente annoiabili ne hanno le tasche piene, no. Non si va più a fare le sane escursioni domenicali, una passeggiata all’aria aperta, una biciclettata, una sana giocata a tombola, non t’arrabbiare, o affini.
No. Si va in centro commerciale.
Anche a costo di farsi code chilometriche in auto (come visto in altre regioni).

E lì vedrete sicuramente commesse/i (solitamente le commesse sono un po’ più numerose dei colleghi maschi) dall’occhio truce guardare i bambini toccare e rovesciare e rovinare la merce mentre con grazia (tranne che in Mari&Monti, la cui politica è evidentemente di scoraggiare il cliente quanto prima) cercano di servire i genitori. Magari di bambini altrui, visto che solitamente i genitori non possono certo far le compere tenendo d’occhio i propri innocenti pargoletti…

Ma questa è solo l’introduzione, perché il paradosso successo a Mari&Monti ve lo racconto domani…

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